LESLEY LOKKO.
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L'ESTATE FRANCESE.
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Parte 3.
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MONDADORI Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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68.
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MADDY.
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Londra, aprile 2000.
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Dobbiamo proprio andare? Maddy si volt per guardarsi la schiena allo specchio. Sta
bene? chiese ansiosa.
Rafe non sapeva a quale domanda rispondere prima. S, e s disse, poi sistem il nastro
nei capelli di Darcy. Ecco, a posto, tesoro.
Perch invece non ci andate solo tu e Darcy? mormor Maddy. Sono sicura che a Diana
non importer se io non vengo.
Maddy, smettila di fare la difficile. Di, sono secoli che non usciamo.
Maddy stava per ribattere che andare da Diana a pranzo non poteva proprio definirsi
un'uscita, ma si trattenne, non senza sforzo.. Okay, okay. Sei sicuro che sto bene? Me lo
sento un po' stretto.
Stai bene, tesoro disse Rafe senza nemmeno guardarla. Darcy si era sfilata il nastro dai
capelli per la quinta o sesta volta e adesso gli stava chiedendo di rimetterglielo.
Darcy, vuoi finirla? esclam esasperata Maddy. Lascia stare quel dannato nastro
oppure toglilo una volta per tutte. Decidi tu.
Darcy la guard con aria di sfida. Rimasero a fissarsi per un secondo, uno scontro di
volont. Ridicolo, pens Maddy. Darcy aveva due anni. Come ci si poteva scontrare con
una bambina di due anni? Il labbro inferiore di Darcy cominci a tremare.
Maddy alz gli occhi al cielo e si volt. Non poteva sopportare di vedere quel che stava
per succedere. Lacrime. Mamma cattiva. Povera Darcy. Riusciva quasi a sentire i pensieri
di Rafe. Lei era soltanto una sciocca. Sapeva perfettamente perch Darcy desiderava
sempre stare al centro dell'attenzione. Come c'era d'aspettarsi, la bambina scoppi a
piangere. Rafe scosse la testa esasperato e si chin per consolarla. Maddy usc dalla stanza.
Si sedette sul bordo del letto, con le mani che le tremavano. Perch doveva sempre andare
a finire in quel modo? Dov' che aveva sbagliato con Darcy? Sentiva attraverso la porta la
voce suadente di Rafe... nel giro di qualche secondo sua figlia aveva smesso di piangere.
Con Maddy era tutta un'altra storia Dall'istante in cui Darcy apriva gli occhi la mattina e si
rendeva conto che pap non c'era, era una caduta libera. Lacrime, capricci, strilli... quelle
dodici, lunghe ore ogni giorno fra la partenza di Rafe e il suo ritorno a casa erano una
specie di tortura. Per entrambe. Fin dalla nascita di Darcy, Maddy aveva capito che c'era
qualcosa che non andava. Nei momenti di maggiore disperazione, si domandava se per
caso non fosse una specie di punizione per tutte le storie che lei aveva fatto a proposito del
nome della bambina. Diana voleva chiamarla Elizabeth.
Maddy aveva guardato Rafe dalla posizione protetta del suo letto d'ospedale. "Stai
scherzando, vero?" gli aveva detto, stringendo forte la bambina.
"No,  il nome di mia nonna.  bello." Rafe si era passato una mano fra i capelli. Maddy
aveva riconosciuto il gesto: era nervoso. Aveva provato un brivido di paura. "Potremmo
abbreviarlo in Liz" le aveva suggerito speranzoso.
"Non se ne parla neanche, cazzo."
"Maddy!" Rafe l'aveva guardata storto. " il nome di mia nonna."
"E lei  mia figlia."
Erano rimasti a fissarsi, entrambi sorpresi dall'improvvisa piega ostile che aveva preso la
conversazione. In quel momento, la neonata aveva cominciato a piangere. Da allora non
aveva pi smesso.
Maddy? Rafe buss alla porta. Pronta?
Arrivo rispose lei voltando di scatto la testa. Non voleva che lui notasse i segni delle
lacrime. Vado solo un attimo in bagno. Esco fra un secondo.
Si guard allo specchio. La faccia era presentabile. Gli occhi erano dilatati e luminosi, ed
era riuscita a evitare di sbavare il mascara. Si gir di lato, valutando il suo profilo, poi si
leg velocemente i capelli sulla nuca. Un'ultima spruzzatina di profumo, un tocco di
rossetto ed era pronta. Drizz le spalle. Quel giorno Darcy avrebbe avuto tutte le
attenzioni delle tre persone che lei preferiva al mondo. Con un po' di fortuna si sarebbe
addormentata presto, dopo avere mangiato prima degli altri, e Maddy almeno sarebbe
riuscita a godersi la conversazione a tavola... o forse no.
"Siamo solo noi oggi, vero? chiese Maddy a Rafe mentre si avviavano. Non era sicura che
avrebbe sopportato una riunione allargata dei Keeler.
Credo di s. Aaron e Julia sono via.
Maddy non comment. Erano passati tre anni da quando il destino aveva fatto incontrare
lei e Julia attraverso il matrimonio con i fratelli Keeler. Sembrava un'eternit... eppure la
cognata non si era ancora affezionata a lei. Maddy avrebbe voluto a ogni costo piacerle,
ma non pareva esserci un desiderio simile da parte di Julia. Era sempre cos terribilmente
occupata. Quel fatto innervosiva Maddy. Si incontravano da Diana la domenica; si
incontravano a Mougins; erano molto educate l'una con l'altra, ma era evidente che Julia
considerava Maddy una vera stupida e lei... Be', dentro di s era terrorizzata dalla cognata.
All'ultimo pranzo avevano bevuto tutti un po' troppo - era d'obbligo, non c'era altro modo
per superare il pomeriggio - e Maddy aveva fatto un commento sul fatto che a Londra si
annoiava: non  che si stesse lamentando, era una semplice constatazione.
Julia aveva immediatamente preso la parola per attaccarla. "Perch non ti cerchi un
lavoro?" le aveva chiesto.
"Un lavoro?" Maddy si era sentita arrossire. Aveva notato che Rafe la guardava con
un'espressione strana.
"S, hai presente... fare qualcosa. Come tutti noi."
"Sono un'attrice" aveva ribattuto Maddy in tono esitante. " davvero difficile. Non ci sono
molte parti a disposizione."
"Be', allora trovati qualcos'altro. Fai del volontariato, per esempio."I suoi occhi
grigioazzurri si erano posati per un attimo su Maddy; non era possibile equivocare il
disprezzo che vi leggeva dentro. Maddy aveva rimpianto amaramente di avere sollevato
l'argomento.
"Qualcuno vuole il dolce? Ancora un po' di vino?" La voce pacata di Diana aveva
rapidamente messo fine alla questione. Maddy si era alzata da tavola con una scusa
qualunque ed era andata in bagno a vomitare. Un altro pranzo ben riuscito chez Diana.
Oh, be'... a volte si vince, a volte si perde. La gente accusava sempre gli americani di
essere troppo amichevoli, troppo invadenti. Cosa c'era di sbagliato a essere amichevoli?
Aveva sempre pensato Maddy. Che male c'era a esprimere un po' di affetto?
Si volt a guardare Darcy che, non appena sistemata in macchina, si era addormentata.
Prov un improvviso e inaspettato moto d'affetto per lei. Sembrava proprio un angelo.
Aveva preso tutto da Rafe, su quello non si discuteva, ma c'era una sfumatura rossiccia nei
suoi capelli biondi che ricordava quelli di Maddy. Aveva preso da lei anche il carattere,
bench pochi l'avrebbero sospettato. Dopo che suo padre se n'era andato, Maddy non
aveva pi avuto motivo di scatenare capricci e scenate come aveva fatto in passato. Lo
sguardo angosciato di sua madre bastava a spegnere anche il minimo focolare di rabbia.
Aveva imparato a tenere sotto controllo le sue emozioni: uscivano fuori solo quando
recitava, e durante quell'altra cosa che faceva di tanto in tanto. A quel pensiero, arross
nella penombra della macchina. Aveva ricominciato. Non tutti i giorni, naturalmente, ma
almeno una volta alla settimana. Era restare sola con Darcy che la spingeva a farlo. E poi
c'era stata quella volta che sua figlia era entrata in bagno e l'aveva vista. Aveva proprio
avuto la sensazione di essere colta in flagrante. Ridicolo. Come poteva una bambina di
appena due anni capire queste cose? Darcy era rimasta immobile sulla soglia per qualche
minuto, in silenzio. Maddy non se n'era accorta. Aveva alzato la testa, lo stomaco che
ancora si contraeva, si era voltata a prendere un fazzoletto... e in quel momento l'aveva
vista. Darcy aveva il dito in bocca e i suoi occhi verdeazzurri la fissavano accusatori. "La
mamma non sta bene" aveva detto Maddy imbarazzata. "Va' nella tua stanza, tesoro,
arrivo fra un minuto. Ti legger una storia, va bene?" Darcy si era limitata a voltarsi e ad
andarsene. Maddy era rimasta con il sapore acido del vomito in bocca, solo che ora era
mescolato al senso di colpa.
Fortunatamente sembrava che il pranzo sarebbe trascorso liscio. Aaron e Julia erano in
vacanza da qualche parte per festeggiare la promozione di Julia a socio junior nello studio
legale in cui lavorava. Dai commenti misurati ma pungenti di Diana, Maddy fu indotta a
capire che la carriera di Julia stava decollando... mentre quella di Aaron no. Lui aveva
qualche anno pi di Julia e aveva pi esperienza; aveva lavorato come procuratore legale
prima di diventare avvocato patrocinante e avrebbe dovuto essere pi avanti di lei nel
percorso professionale. Invece non era cos, e chiaramente quella non era una cosa che
Diana potesse risolvere per lui. Questo fatto sorprese Maddy: era abituata a sentire
meraviglie sull'intelligenza dei suoi figli... a quanto pareva, le cose non stavano andando
secondo i suoi piani. Si capiva benissimo quanto Diana fosse seccata di dover parlare dei
successi di Julia e non di quelli di Aaron. Per quanto riguardava l'altra cognata... era da
pi di un anno che non vedeva Josh o Niela. Erano entrambi via per lavoro: Josh da
qualche parte nell'Estremo Oriente, Niela un po' pi vicino, in Giordania o in Siria... un
posto strambo del genere. Maddy non riusciva a immaginarsi le loro vite. Ora Niela era
diventata interprete a tempo pieno ed era sempre in viaggio. A Maddy lei piaceva, per
quanto potesse giudicare una persona che aveva incontrato solo due volte.
I vini erano eccellenti, come al solito. Maddy aveva in mano un bicchiere di bianco e
osservava Diana che si affaccendava intorno a Darcy per farla mangiare prima degli altri.
Harvey la stava intrattenendo con brillanti aneddoti sulle sue giornale. Maddy cercava di
calibrare le sue risposte in sintonia con l'occasione: non troppo chiassose, non troppo
divertenti, non troppo sfacciate. Erano le uniche possibilit che aveva, in quei tempi, di
recitare. Darcy fu al centro dell'attenzione per mezz'ora, poi, stringendo la mano di Rafe
da una parte e quella di Diana dall'altra, fu accompagnata di sopra nella stanza che la
nonna aveva arredato apposta per lei. Maddy la detestava: pareti color pastello coperte di
stencil tratti da libri per bambini di cui lei non aveva mai sentito parlare e finestre
avviluppate in metri e metri di seta rosa. Seta rosa? Per una bambina di due anni? Darcy la
adorava, ovviamente. "La mia stanza da favola." O qualcosa del genere.
Allora, cosa stai facendo di bello ultimamente? le chiese Harvey estraendo una grossa
casseruola dal forno. La appoggi con cura e sollev il coperchio. La cucina si riemp del
profumo delizioso di pesce ed erbe aromatiche. Sembra buono, eh? le disse tanto per
fare conversazione, rimettendo il coperchio.
Oh, niente di speciale rispose Maddy appollaiata su uno sgabello al bancone della
colazione, osservandolo mentre apparecchiava la tavola. I suoi movimenti erano precisi,
proprio come quelli di suo figlio. Doveva essere una caratteristica dei chirurghi,
immaginava. Ripens alla prima volta che aveva parlato con Rafe, a New York. Allora era
rimasta colpita dalle sue mani, quasi pi espressive delle sue parole. Harvey era uguale.
Maddy bevve un altro sorso di vino. Le settimane sembrano volare via, vero? gli disse,
cercando di infondere la giusta quantit di leggerezza nella voce.
Harvey interruppe quello che stava facendo. Non hai pi avuto risposta da quell'agente?
Quello che dovevi incontrare l'ultima volta che ci siamo visti?
Maddy scosse piano la testa. Niente, nemmeno una telefonata. Non lo so...  cos
difficile...
Non devi gettare la spugna.
Maddy alz di scatto lo sguardo su di lui. Come succedeva spesso con Harvey, le sue
parole avevano lasciato intendere qualcosa di pi. A lei piaceva tantissimo. Era gentile,
con quelle maniere cortesi che lei aveva sempre associato agli attori inglesi di vecchia
generazione. Aveva un modo di guardarti diretta mente negli occhi, la testa inclinata da
un lato mentre ascoltava come se tu fossi la persona pi importante nella stanza. Io... ci
prover rispose titubante.
Prover cosa? La voce di Rafe le giunse da dietro l'orecchio. Maddy sobbalz sentendosi
in colpa, come se fosse stata... colta sul fatto.
A non arrendersi. Harvey porse un bicchiere al figlio. Non vediamo l'ora di vederti sul
palcoscenico, mia cara. Ma dov' tua madre? Siamo quasi pronti a pranzare.
Scende fra un attimo. Darcy si  quasi addormentata. La mano di Rafe si pos sulla nuca
di Maddy. Lei prov un brivido di apprensione, che pass subito. Dall'altra parte del
tavolo Harvey la stava guardando con un'espressione che lei preferiva non incrociare. Per
un momento, quando erano rimasti da soli, aveva sentito un calore da parte sua che
l'aveva disarmata. Non voleva rovinarlo. Sorseggi il vino e sent che la loro attenzione
pian piano scivolava via da lei. Era sollevata, in tutti i sensi.
69
JULIA
Londra, maggio 2000
Julia scivol gi dal letto, facendo attenzione a non svegliare Aaron, e corse in bagno.
Chiuse la porta pi silenziosamente che pot, gir la chiave e apr l'armadietto delle
medicine. Frug finch trov la scatoletta lunga e bianca che stava cercando. La prese e la
guard, il cuore che le batteva forte. Clearblue.. Risultati in meno di un minuto.
Si appollai sulla punta del water, in una posizione scomoda, tir via la carta protettiva e
posizion lo stick per catturare il flusso di urina. Aspett un minuto intero come da
istruzioni, trattenne il fiato, poi guard gi. Niente. La finestrella era vuota. Nessuna linea
azzurra. Una calda ondata di delusione la travolse. Si pieg in due, stringendosi con le
braccia, cercando di non scoppiare a piangere. Attese qualche istante, poi si alz, fece
scorrere l'acqua e gett lo stick nel cestino della spazzatura. Era la terza volta che faceva il
test e il risultato era sempre negativo. Non ne aveva parlato con nessuno: non con le sue
amiche n con Dom, e di certo non con Aaron. Non era sicura di come avrebbe reagito lui.
Dopo il ritorno da Mougins, quel Natale, una strana paura aveva cominciato a
impossessarsi di lei. Fino a quel momento era stata contenta. Per la prima volta da anni, i
primi istanti appena sveglia erano sereni, a volte persino felici. Si trattava di piccole cose.
Sentire la pianta del piedi di Aaron contro la sua o il modo in cui la abbracciava mentre
dormiva, una mano sempre addosso a lei come se avesse paura di perderla. Il modo in cui
la chiamava non appena entrava dalla porta: "Jules?" Era il soprannome che le aveva dato
suo padre, Come avrebbe mai potuto saperlo Aaron? La prima volta che lui l'aveva usato
Julia aveva provato un brivido di emozione. "Cos mi chiamava mio padre" gli aveva
detto piano, voltandosi.
"Ti sta bene." Le aveva sorriso, inconsapevole dell'effetto che aveva scatenato. "Vieni qui,
Jules." Aveva allungato le braccia. Un piccolo gesto, di quelli che faceva ogni giorno, ma
che nella sua semplicit era consolatorio. Lui aveva cominciato ad alleviare dolore.
C'era stato un breve periodo di felicit, poi le paure avevano preso il sopravvento... paure
di un genere diverso, forse, ma ugualmente terrorizzanti. Sarebbe finito tutto. Ci sarebbe
stato un incidente. Aaron avrebbe trovato qualcun'altra. Lei avrebbe perso il lavoro. Gli
scenari erano infiniti e senza fondamento, ma lei non riusciva a smettere di pensarci. Si era
ritrovata a riflettere sui modi sempre pi intricati in cui stava legando la sua vita a quella
di Aaron, solo che non era nel suo carattere dipendere da qualcuno, tanto meno da un
uomo. Era sempre stata un tipo solitario, che si accontentava di una o due amiche sincere,
e non aveva mai cercato di essere l'anima della festa. Odiava quella parte di lei che stava
seduta di notte ad aspettarlo le poche volte in cui lui usciva con gli amici. Era gi
abbastanza brutto che lavorassero nello stesso ufficio: con suo grande orrore, Julia gli
chiedeva di pranzare e di tornare a casa insieme. Per qualche settimana i desideri
contrastanti dentro di lei si erano battuti per la supremazia, poi una mattina la soluzione le
era venuta in mente all'improvviso, come dal nulla. Un figlio avrebbe sigillato le fessure,
sanato il dolore che le avrebbe arrecato perdere qualsiasi parte della sua ritrovata felicit.
Amava Aaron e lui amava lei. Quale modo migliore per mettere a tacere il panico?
Eppure non succedeva niente. "Sono solo tre mesi" si disse, lavandosi la faccia con l'acqua
fredda. Si guard ansiosa il naso arrossato nello specchio del bagno. "Devo avere pazienza.
Succeder presto" pens prendendo l'asciugamano. "Certo che sar cos." Spense la luce
in bagno e apr la porta. Aaron era ancora addormentato. Era domenica. Fuori faceva
freddo e pioveva. Diana aveva telefonato per lamentarsi che erano secoli che non
pranzavano da loro. Erano stati via il mese prima; perch non andavano a trovarli
domenica? Julia non era sicura che l'avrebbe sopportato. In qualche modo era riuscita a
convincere Aaron a declinare l'invito. Ci sarebbero stati anche Maddy e Rafe, con Darcy:
l'immagine perfetta della famiglia felice che Julia tanto desiderava. Era difficile accettare
che trovasse espressione in quell'americana vuota e troppo espansiva, e nel fratello
maggiore e un po' tracotante di Aaron. Torn a letto vicino a lui e ripens all'ultimo
pranzo domenicale insieme, l'ultima volta che li aveva visti. Maddy si era lamentata di
quanto si annoiasse a Londra e Julia non era riuscita a trattenersi.
"Perch non ti cerchi un lavoro?" le aveva chiesto. Aveva visto la testa di Rafe alzarsi di
scatto e si era domandata se non fosse stata inopportuna.
"Un lavoro?" le aveva fatto eco Maddy, come se fosse l'idea pi balzana che avesse mai
sentito.
"S, hai presente... fare qualcosa. Come tutti noi."
"Sono un'attrice" aveva ribattuto Maddy. " davvero difficile. Non ci sono molte parti a
disposizione." La sua voce era un filo. Julia aveva notato che aveva lanciato uno sguardo a
Rafe.
"Be', allora trovati qualcos'altro. Fai del volontariato, per esempio."
"Julia" l'aveva interrotta Aaron, con un tono di leggero rimprovero.
"Qualcuno vuole il dolce? Ancora un po' di vino?" Diana aveva messo fine velocemente
alla questione.
"Era proprio necessario?" le aveva chiesto Aaron pi tardi, mentre tornavano a casa a
piedi.
Julia si era sentita arrossire. "Mi dispiace" aveva mormorato. "Non intendevo ferirla, ma
mi d sui nervi."
"Lo so, per non dovevi attaccarla cos. In fondo, cosa te ne importa?"
"Non l'ho attaccata! Volevo solo chiederle se ha intenzione di trovarsi un lavoro, tutto qui."
"Jules..."
"Okay, okay" aveva ammesso lei imbronciata. "Lo so, io e la mia boccaccia."
"Prendi le cose pi alla leggera. Non possiamo essere tutti dei fenomeni come te."
Quel commento aveva colpito nel segno; Julia era arrossita. Da quando era diventata socio
junior dello studio, c'era un sottofondo di tensione in qualsiasi cosa dicesse o facesse
Aaron. Lei sapeva cosa c'era che non andava: una terribile combinazione di paura e
invidia. Paura di non essere bravo abbastanza e, peggio, la certezza che sua moglie fosse
migliore di lui. Julia glielo leggeva negli occhi, ma stavolta non sapeva come aiutarlo. Non
era colpa sua se la sezione di diritto di famiglia diretta da Harriet era andata sempre
meglio. O che il suo rifiuto di trasferirsi nella sezione di diritto societario dello studio
avesse pagato tali dividendi, e cos in fretta. Lei l'aveva fatto per una questione di
principio. Il diritto societario la annoiava a morte. Certo, per tre anni aveva dovuto
lavorare in un sottoscala, portando in giro i fascicoli di Harriet, prendendosi in carico
cause che nessun altro voleva. Era stato solo un colpo di fortuna che le fossero capitate un
paio di cause importanti e che fosse stata ripresa dalle telecamere mentre faceva un
commento che aveva attirato l'attenzione della gente. Era giovane, coscienziosa, parlava
bene... una ragazza della classe media che ce l'aveva fatta. Non era una stupida; per la
prima volta nella sua vita professionale, il suo profilo meritava di essere messo in mostra.
Si era trovata al posto giusto al momento giusto, tutto l. Anche per Aaron, prima o poi,
sarebbe arrivata l'occasione. Nel frattempo, desiderava soltanto che andasse avanti con il
suo diritto fiscale, in cui aveva scelto di specializzarsi, e la lasciasse un po' in pace,
accidenti.
Il giorno seguente, seduta alla scrivania, quel commento le bruciava ancora. Guard con
irritazione il mucchio di scartoffie davanti a s. Aveva passato il venerd pomeriggio a fare
pulizia fra i documenti... cosa diavolo era quella roba? Mise da parte la valigetta e prese il
memo in cima alla pila. "Per favore, leggili con molta attenzione e vieni da me quando hai
finito. Saluti, Harriet." Corrug la fronte. In una settimana gi piena zeppa di riunioni,
briefing con i clienti, udienze in tribunale e ricerche da fare, perch mai Harriet aveva
deciso di mollarle anche quella roba? Avvicin a s il mucchio di carte, esasperata.
Un'ora e mezzo dopo non aveva ancora capito perch Harriet gliele avesse fatte avere.
Tutto interessante, certo: le trascrizioni della grande conferenza sui diritti delle donne che
si era tenuta a Pechino alcuni anni prima. Julia ne aveva sentito parlare... Ma cosa
c'entrava con lei?
Qualche minuto dopo fissava Harriet senza riuscire a credere alle proprie orecchie. Io?
le chiese incredula. Vuoi che ci vada io?
Perch no?
Julia si sforz di trovare una risposta. Perch non ho mai fatto niente del genere prima
disse alla fine.
E da quando questo basta a fermarti? La vera domanda : hai voglia di andarci? Non ha
senso continuare a discuterne se la cosa non ti interessa.
No, no... sono interessata e molto...  solo un po' una sorpresa, tutto qui. Che... cosa
dovrei fare?
Intervenire, naturalmente. Ma  la parte facile. Questa conferenza dovrebbe essere il
seguito di quella di Pechino. Dal nostro punto di vista, la cosa pi interessante 
pubblicizzare il nostro studio come una societ che non si occupa solo di diritto societario
e fiscale, ma anche di altre cause: quelle che gestiamo io e te. La nostra sezione di diritto di
famiglia  giovane, certo, ma abbiamo svolto un lavoro interessante.  una fantastica
opportunit di fare pubbliche relazioni, in poche parole. E tu sei brava in questo campo.
Ma perch non vuoi andarci tu? non pot fare a meno di chiederle Julia. In fondo la
sezione di diritto di famiglia  una creazione tua, non mia.
Non mi piace prendere l'aereo rispose Harriet bruscamente. Ci fu una breve pausa. E
poi penso che tu sia pi brava a curare gli aspetti diplomatici e programmatici dello studio.
Non sto affatto dicendo che tu non sia un bravo avvocato, per dovresti lasciare questa
roba pi banale a gente come tuo marito. La politica dello studio  la tua vocazione
naturale. Non dovresti sprecare una simile opportunit.
Julia rimase a fissarla. Harriet aveva gi chinato di nuovo la testa sulle sue carte.
Chiaramente la breve interruzione era finita. Si alz. Grazie, Harriet le disse mentre si
avviava alla porta. Non ti deluder.
Lo spero proprio. Harriet alz un attimo lo sguardo mentre Julia chiudeva la porta.
Era una strana persona, pens Julia mentre tornava nel suo ufficio. Dietro la facciata
burbera e professionale, c'era una donna davvero gentile. Non lo lasciava mai intravedere,
eppure... chiedere a Julia di andare alla conferenza al posto suo era una dimostrazione
commovente della fiducia che nutriva in lei. Era da un pezzo che qualcuno non si
comportava in questo modo nei suoi confronti, si rese conto.
Che cosa voleva il vecchio caporale? le chiese George, che condivideva l'ufficio con lei,
vedendola rientrare.
Oh, mi ha accennato a una conferenza.
Una conferenza? Anche Martin, il terzo avvocato nell'ufficio, alz la testa.
Julia si sent arrossire. S, il mese prossimo c' una conferenza dell'onu sui diritti delle
donne e si chiedeva se volessi andarci io, tutto qui.
E come mai l'ha domandato a te? chiese George, un po' seccato.
Martin rise sarcastico. Ma  ovvio. Lei  una Keeler adesso, non ti ricordi?
Julia arross ancora di pi. Che cosa intendi insinuare? gli chiese voltandosi verso di loro.
Questo non ha niente a che vedere con Aaron.
Certo, come no? rispose Martin.
C' qualcosa che volete dirmi? chiese Julia arrabbiata. George Forrester e Martin
Griffiths non le erano mai andati particolarmente a genio, ma era sempre riuscita a
mantenere rapporti di lavoro cordiali. Ora non pi.
No borbott George, lanciando un'occhiata di traverso a Martin.
Bene, diversamente dovreste avere almeno il coraggio di dirmelo in faccia. Segu un
silenzio imbarazzato, poi George borbott che doveva andare in biblioteca e usc. Qualche
minuto dopo, anche Martin lo segu.
Julia rimase da sola in ufficio a contemplare il salvaschermo, cercando di non lasciar
trapelare la propria rabbia. Come osavano insinuare una cosa del genere? Era quello che
pensavano anche gli altri? Che la trattavano in modo speciale per via di suo marito?
Deglut, ben sapendo di dover tenere a bada le proprie emozioni. Niente la faceva andare
su tutte le furie come l'ingiustizia: cominciava ora a capire quanto fosse ancora pi
seccante quando era diretta a lei.
Se si era aspettata comprensione da parte di Aaron, si era decisamente sbagliata. E
allora? fu la sua risposta.
Julia, in piedi in mezzo alla cucina, rimase a guardarlo a bocca aperta. E allora? ripet.
Chi se ne frega di quello che pensa George Forrester?  uno stronzo.
A me interessa.
Perch?
Perch non  vero! protest. Non ho mai usato i tuoi... i miei... i nostri contatti per fare
carriera balbett. Inoltre, quali contatti avremmo?
Oh, di, Julia. Aaron alz gli occhi al cielo. Alla conferenza di Pechino ha parlato anche
Diana,  stata uno dei relatori di apertura. Non  una coincidenza, sai?
Questo non ha niente a che vedere con Diana disse Julia furiosa, incapace di trattenere la
rabbia. Non tutto riguarda te e la tua dannata famiglia... Si ferm di colpo e si
guardarono in cagnesco, poi Julia si volt e usc dalla stanza. Aaron, quando era in
atteggiamento tronfio, poteva essere - e spesso lo era - in sopportabile. E lei non aveva
voglia di litigare. Non quella sera. Ultimamente lei e Aaron battibeccavano un po' troppo.
Piccole cose, diverbi insignificanti, che si risolvevano in un giorno o due di freddezza
reciproca, prima che ritrovassero l'equilibrio. La ritirata sembrava il modo preferito da
Aaron per appianare i contrasti e ci, per quanto facesse infuriare molto Julia, pareva
impossibile da modificare. Per essere una che aveva trascorso la maggior parte della vita a
cercare di risolvere conflitti, pens Julia tristemente, Diana aveva fatto un lavoro davvero
pessimo con i suoi figli.
And in camera e si sedette sul bordo del letto. Si tolse le scarpe calciandole via e si sdrai.
Sentiva un peso sul petto di cui non riusciva a liberarsi. Eppure, sotto la superficie di
fastidio che provava nei confronti di Aaron e degli altri colleghi, c'era una sensazione
effervescente di eccitazione, di qualcosa di nuovo che avrebbe potuto cambiarle la vita. Era
da tanto che non si sentiva cos viva, le venne da pensare. La quinta Conferenza
internazionale sulle donne. Solo pronunciare quella formula a voce alta le dava un brivido
di impazienza come non accadeva da tempo. Rimase distesa sul letto, la stanza che pian
piano diventava buia, ascoltando di sfuggita il suono attutito della televisione che filtrava
dalle pareti e il debole rumore del traffico lungo la strada principale, pensando alle sfide
che le si erano presentate davanti all'improvviso.
...
70
DIANA
Londra, maggio 2000
Diana mise gi la cornetta e soffoc a fatica l'impulso di mettersi a gridare. Si guard allo
specchio. C'era un solco verticale di rabbia in mezzo alla fronte, risultato della telefonata
di cinque minuti che aveva appena concluso. Allung un dito e cerc di appianarlo.
Sentiva che le stava venendo il mal di testa. Sbuff. Aaron le aveva telefonato in cerca di
solidariet, e lei lo aveva liquidato sbrigativamente. Julia sarebbe andata a Maputo, alla
quinta Conferenza internazionale sulle donne... e lei, Diana Pryce, avvocato della Corona,
fondatrice di Libertas, membro del consiglio di amministrazione di una mezza dozzina di
enti di beneficenza prestigiosi, i cui nomi non riusciva nemmeno a ricordare, relatrice di
apertura alla quarta Conferenza internazionale sulle donne di Pechino... non era stata
invitata? Era assurdo! Lei era "troppo costosa, sfortunatamente", le avevo detto la giovane
funzionaria dell'unIfem qualche giorno prima. Troppo cara? Avrebbe rinunciato alla sua
parcella di relatrice, naturalmente, ma se credevano che potesse volare in Mozambico in
classe economica e alloggiare in qualche squallido alberghetto vicino all'aeroporto... be',
avrebbero fatto meglio a cambiare idea. A quanto pareva era successo... e di conseguenza
ci sarebbe andata sua nuora, Julia Burrows, al posto suo. Da non crederci.
"Ma... fa un vero intervento?" si era costretta a chiedere.
"S... uno di quelli a sessione plenaria. Una relazione sul loro lavoro nella sezione di
diritto di famiglia. Perch tu non ci vai?"
"Io... sono occupata. Ho troppe cose in ballo al momento... Non posso proprio prendermi
dei giorni."
"Ma sono solo cinque. Lei parte il luned mattina e torna il sabato."
"Be', c' davvero troppo lavoro al momento" aveva ribattuto Diana, secca. "Quelle
conferenze sono una totale perdita di tempo..."
"Non  quello che avevi detto di Pechino" l'aveva interrotta Aaron. "Avevi detto che..."
"Lo so bene" tagli corto Diana. "Quello era allora. Ascolta, devo andare. Ho un
appuntamento."
"Ma volevo parlarti di..."
"Un'altra volta, mi dispiace." E gli aveva messo gi il telefono senza dire altro.
Gir le spalle allo specchio e and nel suo studio al piano di sopra. Chiuse la porta e vi si
appoggi contro, inspirando profondamente. Una preoccupazione le rodeva lo stomaco.
Era forse...? Esit, temendo perfino di formulare quel pensiero. No, doveva farlo. Era
superata? Era fuori gioco? Troppo vecchia, non abbastanza all'avanguardia? Aveva
cinquantanove anni, santo cielo, mica sessantacinque. All'apice delle sue facolt mentali e
della carriera. Aveva fatto molto, e aveva ancora una lunga strada davanti a s. Era una
dei pi giovani avvocati della Corona. Accidenti, Douglas Haller-Lane aveva ottant'anni e
andava incora per la maggiore. Lei era una delle poche donne nella sua posizione nel
Regno Unito: una forza con cui misurarsi, rispettata e spesso temuta. Come osava l'unifem
scriverle che era stata cancellata dall'elenco dei relatori? And a sedersi alla scrivania e ne
accarezz la superficie lucida e immacolata. Quante ore aveva passato a quel tavolo a
scrivere le arringhe e le sentenze che l'avevano resa famosa cos giovane? Guard intorno
a s le file di libri, i dipinti, i begli oggetti che aveva portato dai luoghi in cui era stata...
ogni cosa al suo posto, sistemata con cura. Si port le mani alle guance e rimase scioccata
nel sentirle umide. Si affrett ad asciugarle, furtivamente. Suo marito era da basso in
cucina; l'ultima cosa che voleva era che lui la sorprendesse a piangere. Apr un cassetto e
tir fuori un bloc-notes. Di l a qualche settimana sarebbe stato il compleanno di Harvey:
avvrebbe compiuto sessant'anni. Si sofferm un secondo a guardare il giardino. La
primavera era arrivata in ritardo; gli alberi avevano appena perso la loro aria spoglia e
tutto pulsava di nuova vita. A Mougins, dove avrebbero festeggiato il compleanno,
sarebbe stata gi estate. Mougins in giugno. Deglut. Era la prima volta dopo trent'anni
che ci tornava in giugno.
Torn a rivolgere l'attenzione ai preparativi per la festa. Josh sarebbe venuto? Presto
sarebbe stato anche il suo compleanno. Sperava davvero che ci fosse. Erano anni che non si
riunivano tutti insieme in quella casa. Otto dei suoi familiari pi stretti un bel numero
tondo. Pos la penna e osserv i nomi. Ne mancava uno. Quando lo aveva visto l'ultima
volta? Alle nozze di Rafe, giusto. Si era fatto vivo senza annunciarsi. Come sempre. E la
volta precedente? Si port di nuovo la mano alle guance e bollenti, come ogni volta che
pensava a lui. Cerc di rivolgere altrove la mente, ma era inutile. Mougins in giugno. Nel
modo in cui solo la memoria sa muoversi avanti e indietro nel tempo e nello spazio, lei si
ritrov di nuovo l, l'estate dei suoi sedici anni, e rivisse tutto come allora.
Era il primo uomo che avesse mai visto nudo e quel pensiero anche dopo tutti quegli anni,
bastava a farle mancare il fiato. Allora, come adesso, c'era qualcosa di splendidamente
indolente in Rufus, il modo in cui il suo corpo cos bello era inconsapevole di esserlo.
Diana si era sdraiata accanto a lui, quella prima mattina, dopo che tutti erano usciti, e con
il dito aveva tracciato il proprio nome sul suo petto. Non aveva paura: al contrario. Rufus
la stava guidando come aveva sempre fatto con attenzione, intensamente. Le aveva tolto
tutti i vestiti, un pezzo alla volta, finch era rimasta solo con le mutandine di cotone.
Aveva giocherellato un po' con l'elastico, facendole venire i brividi, e Diana aveva sentito
il suo corpo trascinato via come le conchiglie dalla corrente nelle spiagge di Cannes e Juan-
les-Pins. Gliele aveva tolte e aveva cominciato ad accarezzarla con la mano, all'inizio piano,
preparandola per qualcosa di cui lei aveva solo sentito parlare. Le sensazioni si erano
intensificate al punto che aveva temuto di svenire per il piacere. Il suo respiro era
diventato pi affannoso, al ritmo di quello di Rufus, e a quel punto lui le era salito sopra.
Lei era rimasta stupita dal modo in cui il proprio corpo si era arcuato per adattarsi a quello
di lui, come se appartenesse a qualcun altro. Aveva tenuto gli occhi aperti per tutto il
tempo, non volendo perdersi un solo secondo; a parte il dolore straordinario che aveva
provato quando lui si era spinto dentro di lei, si ricordava la smorfia di profonda
concentrazione sul viso di Rufus e gli abissi neri dei suoi occhi socchiusi, che sembravano
non vederla. Il Rufus che si sosteneva sulle braccia, sopra di lei, non assomigliava affatto a
quello che lei conosceva. Qualcosa dentro di lei era cambiato, si era dissolto. Apparteneva
a lui, ormai. Per sempre.
71
NIELA
Londra, maggio 2000
Sul pavimento c'era una pila di lettere chiuse. Niela si trascin dietro il piccolo trolley,
diede un calcio al mucchietto di carte per toglierle di mezzo e chiuse la porta. Erano
appena passate le otto del mattino; era atterrata all'alba e le sembrava che la giornata fosse
gi finita. Aveva trascorso tre settimane ad Amman per lavoro ed era felice di essere a casa.
Le scapp un sorrisino mesto. Nell'ultimo anno lei e Josh avevano passato in tutto due
mesi nell'appartamentino vicino a Goldhawk Road. In quel preciso istante lui era da
qualche parte nell'Africa meridionale, per costruire un campo che avrebbero dovuto
terminare mesi prima, non fosse stato per le piogge. Cosa le aveva detto quando era
riuscito a mettersi in contatto telefonicamente con lei la sera precedente? Che non riusciva
a ricordarsi cosa significasse essere asciutto. Lasci il trolley in corridoio e and in
soggiorno. Era esattamente come l'aveva lasciato quasi un mese prima. Ogni cosa era
pulita e al suo posto; le sedie infilate sotto il tavolo, tutte le superfici immacolate. C'era
soltanto un sottile strato di polvere sul tavolo da pranzo. Vi fece scivolare sopra un dito.
Di l a un'ora avrebbe disfatto la valigia ma, per il momento, aveva bisogno di un caff e di
una doccia, non in quest'ordine.
Entro mezzogiorno aveva gi messo via tutti i bagagli, separato la roba da lavare in
lavatrice da quella da lavare a secco, e si era preparata una piccola insalata per pranzo.
Port il piatto in soggiorno e si sedette sul divano, controllando svogliatamente la posta
mentre mangiava. C'era un biglietto di invito fra le fatture e la pubblicit. Veniva da Diana.
D l a qualche settimana sarebbe stato il compleanno di Harvey, e lei e Josh erano
cordialmente invitati a festeggiarlo con loro a Mougins,Chemin du Fassum 11, il 14 giugno.
Alz un sopracciglio. Non era mai stata a Mougins. Volt il pesante cartoncino che teneva
in mano. Si domand se Josh sarebbe voluto andare. Sarebbe stato anche il suo
compleanno subito dopo... avrebbe voluto trascorrerlo con loro? Per quanto capisse
l'avversione che Josh trovava per quel posto, c'era una parte di lei che era curiosa di
visitarlo. E anche se non le era mai importato molto di Diana, quelle poche occasioni in cui
aveva incontrato Harvey le era piaciuto moltissimo. Era il suo compleanno ed era giusto
che loro partecipassero ai festeggiamenti. Si ripromise di parlarne con Josh. Ci sarebbe
voluto parecchio per convincerlo, lo sapeva. Fin l'insalata e accese il televisore per vedere
il telegiornale. Aveva sempre bisogno di qualche ora per riprendersi dal ciclo di arrivi e
partenze che una volta era terreno privilegiato di Josh e che adesso, nel bene e nel male,
era diventato anche il suo.
72
MADDY
Londra, maggio 2000
La mano di Maddy era sospesa sopra il telefono. Aveva composto il numero due volte e
per due volte aveva riappeso prima di sentire il primo squillo. Stava sudando; davvero
ridicolo. Non avrebbe saputo dire che cosa l'avesse improvvisamente spinta, proprio ora,
dopo tutti quegli anni, a telefonare a Julia. Probabilmente ci che le aveva detto Rafe la
sera prima: "Non  che tu ti sforzi tanto. Non le do tutti i torti". Maddy era stata ferita da
quelle parole, ma in seguito si era chiesta se non contenessero un granello di verit. Lei
aveva sempre avuto paura di Julia, ma di rado aveva notato, sul suo viso, solitamente
annoiato e disinteressato, il barlume di qualcosa di diverso. Aveva riflettuto: forse Rafe
aveva ragione; lei non si era sforzata molto di conoscerla, al di l delle riunioni domenicali
a casa di Diana... forse era ora che le cose cambiassero.
Al terzo tentativo tenne duro e aspett finch risposero al telefono. Era troppo tardi per
tirarsi indietro. Julia? Ciao, sono Maddy. Ciao... io spero... non ti ho disturbato, vero? Oh,
bene. Ehm, mi stavo chiedendo... se non sei troppo occupata, cio... be' stavo pensando
che... Deglut nervosamente, poi disse tutto d'un fiato: Ti andrebbe di bere qualcosa con
me uno di questi giorni? O uscire a pranzo insieme? O magari un caff, se sei troppo presa,
oppure potremmo persino cenare, oppure no, se preferisci, o... . Si interruppe. Julia
aveva detto qualcosa. Maddy era stata cos presa ad anticipare il suo rifiuto che aveva
smesso di ascoltare. Scusa? Ah, ti andrebbe? Oh, perfetto. Benissimo. ... Si ferm anche
stavolta appena in tempo. Quand' che... ti andrebbe bene? Sabato? Questo sabato a
pranzo? Sarebbe fantastico. Io... ti faccio un colpo di telefono la mattina. Possiamo andare
da qualche parte vicino a te, se preferisci. No? Okay, bene, penser a qualche posticino
carino. Ci vediamo sabato, allora. Mise gi la cornetta senza sapere se mettersi a ridere o
a piangere.
L'appartamento era tranquillo. And in soggiorno. Darcy era all'asilo infantile di quartiere,
dove andava tre volte alla settimana. All'inizio Maddy era stata piuttosto scettica all'idea:
lei non lavorava, era a casa tutto il giorno... perch doveva lasciare sua figlia alle cure di
altri? Ma Rafe aveva insistito. Maddy era sicura che dietro ci fosse lo zampino di Diana.
Tuttavia le era mancata la volont di discutere. In fondo, ne era stata anche sollevata. Il
problema non aveva tanto a che fare con Darcy, quanto con lei stessa. Dopo tre anni a
Londra, non aveva ancora conosciuto qualcuno con cui parlare. Qualche moglie dei
colleghi di Rafe; Marie, la parrucchiera da cui andava da due anni; un paio di mamme
dell'asilo di Darcy che vedeva ogni tanto per un caff, ma ancora non si era fatta una vera
amica, almeno non come era stata Sandy. Le mancava da morire. Era stato quello che
l'aveva spinta a telefonare a Julia. Tenderle la mano era stato un atto di disperazione. Le
sembrava di avere visto qualcosa nei suoi occhi, durante l'ultimo pranzo da Diana,
un'espressione leggermente meno gelida, marginalmente pi aperta del solito nei suoi
confronti. C'era solo un modo per scoprirlo ed era esattamente quello che aveva fatto lei.
Rafe aveva trovato tutta quella storia sciocca e divertente. "Be', chiamala, no?" le aveva
detto la sera prima, con esagerata pazienza. "In fondo, qual  la cosa peggiore che pu
succedere? Che lei ti dica di no, tutto qui."
Invece aveva accettato. Maddy ne era stata contenta. Non era pi un'adolescente, per per
un istante era tornata quattordicenne, alla festa di Natale, a chiedersi perch nessuno la
invitasse a ballare. In un angolo c'erano Lindy Myerson e Andrea Halgren, che ridevano di
lei. Lindy, gettando all'indietro i lunghi capelli biondi e alzando gli occhi azzurri al cielo,
aveva indicato le scarpe di Maddy. O il suo vestito. O i capelli. Qualunque cosa. Non
importava quello che lei indossasse, come si pettinasse o quanti panini vomitasse... lei non
faceva parte del gruppetto figo e non vi sarebbe entrata mai. I suoi amici erano come lei:
disadattati, ragazzi strani, tipi "artistici", una parola che nel codice dell'Iowa indicava i
diversi. A New York era stata fortunata, tutto l. In mezzo a centinaia di studenti d'arte
drammatica, che rappresentavano ogni possibile declinazione dell'essere umano, Maddy
Stiller non era certo il tipo da farsi notare, a parte per i suoi capelli e l'accento del Midwest,
che aveva ben presto imparato a domare. Ma a Londra era come se non fosse andata
avanti; non aveva trovato nessuno che sostituisse gli amici che aveva lasciato a New York.
Non che fossero molti, ma almeno avevano corroborato il mito di ragazza popolare che si
era creata quando aveva conosciuto Rafe. Se a lui a volte mancava la ragazza allegra e
spensierata che lei aveva fatto finta di essere, non lo diceva mai. Come molte altre cose che
la riguardavano, lui sembrava accettare i lenti cambiamenti senza commentare n
preoccuparsi. Ci la feriva, si disse. Essere se stessi, si era resa conto da quando era
arrivata a Londra, era legato tanto al modo in cui uno si vedeva quanto a come lo
percepivano gli altri. Senza lo specchio dei suoi amici, lei si era persa subito. Il fatto che
l'immagine di s che aveva mostrato a Rafe quando si erano conosciuti non fosse proprio
quella reale, non aiutava. Non gli aveva mentito, certo, ma nemmeno era stata la vera
Maddy. Non era neanche pi sicura di quale fosse la verit. Chi era lei adesso? La moglie
di Rafe? La madre di Darcy? Osava pensarlo... l'amica di Julia?
In piedi davanti al lavello, mentre aspettava che l'acqua nel bollitore si scaldasse, si
innervos per il piacere che aveva provato al solo pensiero di essere l'amica di qualcuno.
Che cosa era successo alla vecchia Maddy? Alla ragazza che era salita da sola su un
pullman senza dire niente a nessuno ed era andata a Chicago per recitare su un
palcoscenico davanti a degli sconosciuti? La Maddy che aveva colto al volo l'occasione
dello spettacolo dell'ultimo anno, facendo s che Julie McMahon scrivesse: "Solo Madison
Stiller si  fatta notare in mezzo alla qualit poco entusiasmante che ha pervaso la serata.
Non  che avesse le battute migliori, ma le ha recitate con una spettacolare sicurezza"?
Aveva imparato a memoria tutta la recensione. Dove aveva messo tutte le sue cose, i ritagli
dei vari spettacoli, le e-mail e le lettere della sua agente? I biglietti che aveva comprato per
Rafe, perch la vedesse recitare? Non li aveva messi solo in uno scatolone in qualche
angolo nascosto dell'appartamento: li aveva proprio cancellati dalla sua memoria. Era ora
di tirarli fuori. Era ora di tornare a essere chi era veramente, per quanto fosse difficile da
scoprire.
Maddy era gi seduta quando Julia entr nel ristorante. La individu immediatamente e le
fece un cenno esitante con la mano. Era difficile non notare i suoi capelli, anche se li aveva
tirati indietro facendoli ricadere sciolti sulla schiena. Julia si rese conto, mentre si avviava
verso di lei, di non avere mai guardato Maddy con attenzione. Era una di quelle persone
che davano solo un'impressione generale, piuttosto che dettagliata. Appariscente, il
sorriso smagliante che metteva in mostra tutti quei denti perfetti che hanno solo gli
americani, la risata e quel modo teatrale di gesticolare... tutti elementi che distoglievano
l'attenzione da lei, invece di attirarla. Maddy era nervosa.
Ciao, va bene qui, vicino alla vetrina? Non ero sicura... possiamo cambiare, se preferisci.
Non sapevo...
 perfetto, tranquilla le assicur Julia, sistemandosi sulla sedia di fronte a lei. Mi piace
stare vicino alla vetrina e guardare il mondo che mi scorre accanto.
Davvero? Anche a me. Maddy la fiss come se avesse detto qualcosa di straordinario.
Cosa c' di cos buffo? le chiese Julia sorridendo.
Il sorriso di sollievo di Maddy fu istantaneo e sincero. Non lo so...  solo che lo trovo
divertente. Voglio dire, non mi sembra che tu sia il tipo da sederti da sola in un ristorante
a guardare gli altri... Si interruppe di botto, come se si fosse resa conto di avere detto
troppo. Non che io lo faccia si affrett ad aggiungere. Era... era solo un modo di dire.
Julia la guard; era a disagio perch aveva l'impressione che le sue parole celassero un
significato pi profondo. Che ne dici di bere qualcosa? le chiese, immaginando che, di
qualunque cosa stessero per parlare, sarebbe stato pi facile farlo davanti a un bicchiere di
vino. Maddy annu vigorosamente. Bianco?  una giornata di sole sugger Julia.
Maddy acconsent. Va benissimo disse con un filo di voce.
Alla salute disse Julia quando i bicchieri furono riempiti. Ebbe un attimo di esitazione.
In effetti sono contenta che tu mi abbia chiamato.
Maddy arross. Non sapevo se era il caso disse trangugiando un bel sorso. Voglio dire,
era da tanto che volevo farlo ma... non saprei, tu e Aaron sembrate sempre cos occupati.
Julia scoppi a ridere. Con il lavoro, vorrai dire.  tutto quello che facciamo. Penso
sempre che la tua vita debba essere molto pi eccitante... tutta quella gente di teatro un po'
pazza e tutto il resto.
Quale gente di teatro? Maddy sembrava genuinamente sorpresa.
Oh, quelli con cui passi il tempo... i tuoi amici.
Io... in realt non ne ho disse piano Maddy. Il sorriso era sparito dal suo volto. Ne
avevo a New York. Be', solo un palo comunque. Ma qui no.
Julia sorseggi lentamente il vino. Ancora una volta, le sue parole intendevano dire
qualcosa di pi. Osserv Maddy. Il suo viso era un libro aperto, fu sorpresa di notare, su
cui si registrava ogni singola emozione. In quel momento la sua espressione era un misto
di solitudine e speranza che colp Julia nel profondo: si accorse che era la stessa che aveva
avuto lei per la maggior parte del tempo al Balliol. Quella sensazione terribile e dolorosa
di essere sempre fuori posto, che non l'aveva mai abbandonata del tutto. Rimase scioccata
nel riconoscerla in Maddy, seduta di fronte a lei in un ristorante di Upper Street, che in
apparenza mostrava di sentirsi perfettamente a proprio agio in quel posto, con il suo
vestito di lana blu scuro e gli stivali alti fino al ginocchio. Julia abbass lo sguardo sul suoi
abiti e rimpianse di non essersi vestita con maggiore cura come sempre, aveva indossato
una polo di lana e un paio di jeans neri, si era messa una sciarpa al collo e infilato il paio di
scarpe da passeggio pi comode che aveva. Paragonata a Maddy, si sentiva decisamente
sciatta. Banale. Ti piace vivere a Londra? le chiese in tono esitante.
Maddy aspett un momento prima di rispondere. Volt la testa verso la vetrina e, quando
si gir di nuovo, aveva gli occhi pieni di lacrime. A volte la detesto disse con un filo di
voce. Cio, qui ci sono Rafe e Darcy. Ma trovo che sia... difficile, sai?  dura quando non
conosci nessuno e nessuno sembra avere voglia di conoscerti. Lo so che faccio una pessima
impressione... troppo appariscente, troppo amichevole, troppo americana... Ma non
riesco a essere diversa, come te, come Diana... come siete voi inglesi.
Julia rimase a fissarla. C'era un'angoscia sincera nella voce di Maddy. Non avrebbe mai
immaginato che dietro la sua maschera cordiale ed entusiasta si nascondesse un tale
conflitto interiore. Va tutto bene fra te e Rafe? le chiese in tono prudente.
Maddy annu. Non  Rafe il problema, sono io.  proprio come hai detto tu, ricordi?
Julia arross. Sono stata inopportuna disse con una smorfia. Mi dispiace. Ho la lingua
lunga.
Non ti scusare, avevo bisogno di sentirmelo dire. E poi avevi ragione: bisogna farlo e
basta.
Sembra uno slogan pubblicitario, eh? disse Julia sorridendo.
Anche Maddy sorrise. S, come quello che dice: "Senti la paura, ma fallo comunque".
Allora perch non ti butti?
Sai una cosa? Maddy alz il bicchiere. Quest'anno lo far. Non so ancora come, ma ci
riuscir. Non sopporto l'idea di un altro pranzo di Natale con Diana che mi guarda
dall'alto in basso. Pensa che io sia una vera idiota.
Lo pensa di tutti, non solo di te disse Julia in tono sarcastico.
Hai ricevuto l'invito?
Del compleanno di Harvey? S... voi ci andate?
Ovvio, non possiamo certo svicolare. Ma tremo all'idea.
Pensi che lui verr? chiese Julia esitante.
Chi?
Josh.
Maddy le lanci un'occhiata quasi furtiva. Be', almeno il viaggio varrebbe la pena disse
con una risatina.
Anche Julia rise. E caruccio, vero? disse abbassando il tono di voce.
Maddy annu con decisione. Anche sua moglie  molto bella.
Cosa pensi che sia successo? chiese Julia dopo un attimo, Fra loro, intendo.
Maddy scosse la testa. Non lo so, Rafe non ne vuole mai parlare.
Nemmeno Aaron. Ogni volta che sollevo l'argomento, mi aggredisce.
Anche a me succede lo stesso. Sarei curiosa, per.
Julia le sorrise. Be', se scopri qualcosa, dimmelo.
Maddy rise. Speriamo che vengano. Non potrei sopportare una settimana intera da sola
con Diana.
Non sarai da sola disse Julia sorridendole. Verremo anche noi.
Maddy la guard titubante, come se non sapesse bene cosa rispondere. Julia prov di
nuovo una fitta di senso di colpa. Perch non si era mai accorta della solitudine di Maddy?
Luned sarebbe partita per il Mozambico ma si ripromise che, al suo ritorno, si sarebbe
sforzata di conoscerla un po' meglio. Era sorpresa di scoprire che le piaceva. Ci voleva del
coraggio per mettersi completamente a nudo. Lei stessa aveva trascorso la maggior parte
della sua vita a cercare di nascondere quel che provava davvero dietro una falsa immagine
di sicurezza. Quello che in Maddy aveva scambiato per stupidit e superficialit era in
realt qualcosa di pi profondo. Mescolata alla confusione e alla solitudine, Julia
riconobbe la virt che desiderava possedere: il coraggio.
73
JOSH
Maputo, maggio 2000
Il caldo era una carezza piacevole sul corpo. Josh si allontan a fatica dal baccano dell'area
arrivi e scopr con sollievo che l'agenzia aveva mandato davvero qualcuno a prenderlo. Il
suo nome era scarabocchiato su un cartone che ancora recava le tracce del cliente
precedente. Fece un cenno veloce e gli fu risposto allo stesso modo. L'autista, un uomo
basso e tarchiato con la pelle scurissima, gli prese i bagagli malgrado le sue proteste.
Uscirono nella luce accecante; nonostante la stanchezza e il malumore, fu contento di
essersi lasciato alle spalle Londra e il disagio che la sua ultima visita aveva provocato.
Avrebbe aspettato di arrivare all'hotel - dove avrebbe trascorso una notte prima di
affrontare il lungo viaggio faticoso verso Nord, diretto all'accampamento - per chiamare
Niela. Pensare a lei gli fece venire un brivido di nostalgia, e ci lo sorprese: prima di
incontrarla, non aveva mai sentito la mancanza di qualcuno, men che meno di una donna.
Salt sul pick-up di fianco all'autista e si avviarono fuori dal caos del parcheggio.
L'aeroporto, come gran parte della citt, era in costruzione e dappertutto c'erano delle gru
alte e snodate. Neppure le strade erano terminate e ai lati erano fiancheggiate da
giganteschi massi di cemento ed enormi montagne di terra rossa: un segnale positivo,
sapeva Josh per esperienza. Gli investitori internazionali non erano stupidi; si seguivano
l'un l'altro come mute di cani, annusando le opportunit per fare soldi ovunque ce ne
fossero, ed era evidente che il Mozambico era in via di sviluppo. Il suo lavoro non era mai
cos chiaro. Per le prossime quattro settimane avrebbe fatto i conti con la miseria umana
che il ritiro di quegli stessi investitori aveva contribuito a creare. I suoi appunti del
briefing erano scarsi: circa un milione e settecentomila profughi si erano riversati di nuovo
in Mozambico dai paesi vicini dopo che la guerra civile durata decenni era finita; il suo
compito, come al solito, era dare loro un alloggio. Ad alcuni, almeno. Il campo di Cabo
Delgado, all'estremo Nord del paese, vicino al confine con la Tanzania, non poteva
contenerne pi di qualche centinaia di migliaia Era la stessa storia ovunque andasse.
Alloggiare chi si riusciva, dimenticarsi degli altri.
Il sole era a un'altezza tale da colpirlo direttamente negli occhi mentre andavano verso
l'hotel. Erano quasi le cinque del pomeriggio; il lungo volo da Lisbona l'aveva distrutto,
ma non era riuscito a prendere sonno. Attraversarono il centro citt, strade intasate di
traffico e venditori ambulanti, gli stessi chioschi improvvisati e le bancarelle di merci
colorate che aveva visto in tutto il continente. C'era qualcosa di allegro nell'atteggiamento
e negli sguardi dei passanti che superavano lentamente: la guerra era finita, il commercio
stava riprendendo, i mercati erano pieni. Brandelli di nuvole bianche e grigie si
rincorrevano nel cielo: come ovunque nei tropici, la minaccia di pioggia dopo una giornata
particolarmente calda era incombente. Il cielo era di un azzurro intenso, nonostante il
rapido avvicinarsi del buio. Josh si arrese agli scossoni e alle sterzate del veicolo mentre
Joo, l'autista, cercava con destrezza di evitare le buche, i cani e i venditori ambulanti che
si contendevano lo spazio.
L'hotel era simile a qualsiasi altro albergo a cinque stelle delle catene internazionali in ogni
parte del mondo. Dopo avere chiamato Niela, rimase a lungo sotto la doccia, godendosi
uno degli ultimi lussi che si sarebbe concesso per parecchio tempo Lo shock del passaggio
dall'Intercontinental al campo di Cabo Delgado sarebbe stato forte. Si asciug i capelli,
infil una maglietta pulita e un paio di jeans e and al ristorante fresco di aria
condizionata, dove probabilmente avrebbe consumato il suo ultimo pasto decente. Fra le
palme che ondeggiavano con grazia e cullato dalle note di un pianoforte, riusciva a
distinguere i volti degli uomini d'affari stranieri e quelli dei loro contatti locali: le stesse
facce floride, sudate, avide. Su al Nord, a dodici, quattordici ore di auto da l, si sarebbe
trovato davanti volti molto diversi. Raddrizz le spalle e fece un profondo sospiro,
preparandosi all'improvvisa, scioccante discesa.
74
JULIA
Maputo, maggio 2000
Atterrarono a Johannesburg in una mattina fresca e nebbiosa. Era autunno nell'emisfero
meridionale. Julia emerse con gli occhi stanchi, ma eccitata, al chiarore delle luci al neon di
bar e negozi che stavano appena aprendo. Vendevano i soliti articoli duty-free che si
trovano in ogni parte del mondo. Aveva atteso con impazienza di vedere l'Africa, ma
Johannesburg non era proprio come si era aspettata. Attraverso le enormi vetrate
smerigliate riusciva solo a intravedere il paesaggio intorno all'aeroporto. Basse nuvole
grigie, gru dei cantieri edili, una pianura piatta e polverosa. Assomigliava esattamente a
Heathrow, a dodici ore d'aereo di distanza.
Alle 11.05 in punto chiamarono il volo per Maputo. C'erano altre due donne che erano
partite con lei da Londra. Si sorrisero con un'aria titubante e si presentarono. Susan e Jean,
entrambe americane e veterane delle attivit a favore dei paesi in via di sviluppo. Presero
borse e computer e seguirono il gruppetto di turisti sull'aereo. Julia era troppo eccitata per
provare stanchezza. Il suo programma indicava che c'era tempo per un sonnellino
pomeridiano prima della sessione di apertura della conferenza, quella sera, e della cena
che avrebbe seguito i discorsi iniziali. D'improvviso, Londra e tutto il resto, incluso Aaron,
le sembrarono lontanissimi.
La sua prima occhiata di sfuggita a Maputo cattur il lungo arco dorato di spiaggia
sabbiosa che separava la citt dalla periferia meridionale. L'aereo sorvol i tetti rossi, le
occasionali macchie azzurre delle piscine e quelle verdi pi estese che sembravano parchi.
Le case erano tutte ammucchiate; riusc appena a vedere le lingue nere delle strade prima
che tutto sparisse sotto il sottile strato di nubi che incombevano sulla citt. La conferenza
sarebbe durata tre giorni; il quarto giorno sarebbe stato dedicato alle visite turistiche, poi
nel tardo pomeriggio era previsto il volo per Johannesburg. Dopo una notte all'hotel
dell'aeroporto, sarebbero ripartiti per Londra la mattina seguente, all'alba.
Segu Jean e Susan gi dall'aereo, nella luce accecante. Si lev la brezza, le palme
ondeggiarono. Una zaffata di fumo di legna le irrit la gola, sent l'odore di monossido di
carbonio e lo strombazzare dei clacson... le sensazioni la travolgevano a una a una. Il
personale di terra si affrett a guidarli verso il terminal, dove tutti gli odori e i rumori
sparirono di nuovo nella fredda aridit tipica degli aeroporti. C'era un giovane con una
camicia bianchissima e calzoni kaki stirati alla perfezione con un cartello su cui erano
scritti, con varianti fantasiose, i loro nomi. Le tre donne gli sorrisero uscendo dalle porte
degli arrivi.
Bom dia disse lui restituendo il sorriso. Benvenute a Maputo.
La trasparenza dell'acqua e la radiosit del cielo: due elementi sempre presenti come
lampi all'orizzonte, da qualunque parte si voltasse. L'ultimo giorno della conferenza Julia
declin l'invito a una visita guidata in pullman e si rec invece con Susan e Jean sulla
spiaggia della periferia della citt. Un refolo di aria calda le lamb non appena uscirono
dalla hall dell'albergo. Ridendo e chiacchierando, fermarono un taxi e Julia si strinse
insieme alle altre due sul sedile posteriore. Il tassista guid lentamente lungo Avenida 25
de Setembro, spiegando le attrazioni del posto in un inglese stentato: la stazione di polizia,
il terminal dei pullman, la scuola internazionale, un'altra stazione di polizia. Julia lo
ascoltava solo di sfuggita; teneva gli occhi fissi sull'orizzonte, una linea bianca fra l'acqua
e l'aria. Erano le tre del pomeriggio e faceva caldo. In breve si ritrovarono in Avenida
Julius Nyerere. Proseguirono quindi in Avenida Vladimir Lenin, superando Avenida
Kenneth Kaunda e Avenida Mao Tse-tung... tutti i fantasmi del passato socialista incisi
nelle vie e nei viali della capitale. Come si sarebbe emozionato suo padre a vederli, pens
Julia
A un incrocio affollato di auto, camion e pedoni, Jean riconobbi il cartello del mercato
centrale e grid al tassista di fermarsi. Scesero e furono immediatamente inghiottite dalla
folla. Julia si ferm da un ambulante con una bicicletta dotata di frigo per comprare un
bicchiere di granita al cocomero. La bevanda dolce e fredda era deliziosa... la ingoll in un
sorso e ne chiese un'altra Passeggiarono per il mercato, scegliendo souvenir da portare .a
casa e un paio di cartoline. Mentre contrattava amichevolmente il prezzo di un paio di
gemelli in ebano e argento che pensava sarebbero piaciuti ad Aaron, a Julia sembrava che
il vero scopo della conferenza a cui aveva appena partecipato fosse l fuori, alla luce del
giorno, nelle voci e nei gesti delle donne che si trovavano nel mercato.
Sotto il sole cocente, sorridendo e parlando il linguaggio universale dei gesti, era difficile
credere alle cupe statistiche che avevano passato tre giorni ad ascoltare: un'aspettativa di
vita del quarantun'anni per le donne; un tasso di mortalit infantile pari al 289 per mille; il
cinquantaquattro per cento delle donne iscritte alla scuola elementare... lei aveva ascoltato
insieme a centinaia di altre persone nella stessa aula climatizzata quel deprimente elenco
con crescente disperazione. Eppure sembravano non esistere affatto nel mercato all'aperto
intorno a lei. Le donne splendevano avvolte in fasce di stoffe dai colori vivaci; alcune
portavano il turbante, altre - quelle pi giovani - avevano trecce lunghe fino alla vita che
danzavano davanti al volto mentre infilavano abilmente la merce nei sacchetti o contavano
il resto. Il contrasto fra gli accademici scrupolosi e politicamente corretti e le esuberanti
donne del mercato che ridevano e scherzavano con i loro clienti era difficile da
comprendere. Durante la conferenza le donne africane erano state dipinte come
sottomesse, vittime passive di circostanze che sfuggivano al loro controllo. L fuori, nella
citt e nella vita reale, sembrava vero l'opposto. Nel limitato linguaggio condiviso che
avevano a disposizione, chiedevano dei figli, dei mariti, della vita... sapevano tutto di
prodotti, prezzi, soldi, nascite, matrimoni e decessi, proprio come le donne di ogni parte
del mondo. A un certo punto, nel voltarsi, Julia and a sbattere contro una delle regine del
mercato. Seguirono delle risate e un coro di voci: Desculp, desculp!, mentre tutte
intorno si scusavano per qualcosa di cui aveva colpa lei. A Londra, se fosse andata
addosso a qualcuno per errore, avrebbe ricevuto solo occhiatacce. Raccolse le cartoline e i
regali e, con un ultimo sorriso, si affrett a raggiungere le altre.
Pensavamo di andare a bere qualcosa in uno dei bar sulla strada, prima di partire le
disse Susan. A me e a Jean non va tanto l'idea di ritrovarci con tutti gli altri in albergo...
non la nostra ultima sera qui. A dire la verit, ne ho avuto abbastanza.
Julia sorrise, sollevata. Era stata una vera fortuna incontrare Jean e Susan. Anch'io sono
d'accordo sul marinare.
Fantastico. Cominciarono a farsi largo tra la folla. I bar sulla strada, a Maputo,
sembravano proprio non mancare. Ce n'erano dappertutto. Susan si avvi a passo deciso
verso uno annidato fra quelle che sembravano due pensiline improvvisate. C'era un
tavolino libero con una tovaglia a quadri rossa e verde. Un ragazzino accorse con due
sedie di plastica. Si sedettero riconoscenti... un attimo dopo gi avevano davanti tre birre
ghiacciate. Alla nostra disse Susan alzando la sua. Le bottiglie tintinnarono sfiorandosi.
Alla nostra mormor Julia. Benvenute nella vera Maputo.
Hai fatto cosa? La voce di Aaron era carica di tutto lo sdegno che si poteva mettere in
una parola lungo una gracchiante linea telefonica internazionale.
Julia alz gli occhi al cielo. Non preoccuparti, Aaron. Ero con Susan e Jean.
E chi diavolo sono?
Te l'ho detto l'altra sera, sono altre due partecipanti alla conferenza con cui ho fatto
amicizia, sono molto simpatiche. Sono americane. Susan  un'economista e Jean una
studiosa di storia.
Non mi interessa cosa fanno. Ti hanno portato in qualche... qualche bar clandestino dei
bassifondi?
A Julia venne da ridere. Non ero in un bar clandestino, n di certo nei bassifondi. Si
trovava nel mercato centrale.
Julia, non c' niente da ridere disse Aaron serio. Non dovevi lasciare l'albergo.  quello
che c'era scritto nelle istruzioni per la conferenza, ti ricordi?
Oh, Aaron! Non ho corso alcun pericolo, le persone sono incredibilmente cordiali e...
Non essere cos ingenua, Julia. Sei in Africa, per l'amor del cielo... C' una guerra in
corso, potrebbe succedere di tutto. Devi stare pi attenta. Non puoi andare in giro come se
niente fosse, avrebbero potuto derubarti o peggio.
Aaron, sono in Mozambico, non in Sierra Leone. Non ci sono guerre in corso qui. Non
essere ridicolo.
Ah, sarei io quello ridicolo? La voce di Aaron era carica d'indignazione.
Julia sospir. Senti, non litighiamo. Questa telefonata mi sta costando una fortuna. Ti
chiamo domani quando arriviamo a Johannesburg, va bene?
Va bene. Aaron sembrava imbronciato.
Julia gli disse ancora qualcosa per fare pace, poi interruppe la comunicazione prima che
lui potesse irritarla ulteriormente. Al pensiero di tornare a Londra prov un improvviso
disagio. Era stata via quasi una settimana: avrebbe dovuto avere voglia di rientrare a casa.
Da Aaron, se non altro. Invece non ne aveva, e non sapeva perch.
...
75
JOSH
Johannesburg, maggio 2000
Josh attravers impaziente l'area arrivi. Dopo quattro settimane nella natura selvaggia, il
profumo del caff che arrivava dal piccolo chiosco lungo il corridoio era inebriante.
Avrebbe passato la notte all'Intercontinental, che si trovava vicino all'aeroporto, poi
avrebbe affrontato il lungo volo di dodici ore per tornare a Londra... da Niela. Pensando a
lei, sent accelerare il battito. Era stato via quasi un mese. In alcuni momenti, nella fitta
umidit della boscaglia, gli sembrava quasi impossibile credere che lei e il loro
appartamentino a Londra esistessero davvero... o che esistesse la stessa Londra. Era la fine
di maggio; in Inghilterra non era ancora caldo. Era difficile credere anche a quello, anche
se Johannesburg era senz'altro pi fresca di Cabo Delgado.
Attravers la strada e si avvi a passo veloce alla reception. Dieci minuti dopo stava
camminando lungo un corridoio rivestito di moquette, con lo zaino - suo unico bagaglio -
in spalla, dietro il giovane in divisa che lo stava scortando alla sua stanza. Eccoci arrivati
gli disse infilando la chiave magnetica nella fessura. Le occorre altro, signore? disse sulla
soglia.
No, grazie rispose Josh dandogli una banconota da dieci rand. Il giovane gli sorrise
riconoscente e se ne and.
Josh si avvicin alla finestra e tir le tende. Il tessuto gli sembr morbidissimo, non avendo
maneggiato per un mese altro che corde di nylon e lenzuola ruvide, sempre bagnate di
sudore... s, una notte con tutti i comfort era probabilmente quello che ci voleva prima di
tornare a Londra. Si tolse i vestiti impolverati ed entr nella doccia.
Mezz'ora dopo, toccandosi le guance finalmente rasate, Josh scese nella hall e si diresse
verso il bar dell'albergo. Da dietro le palme in vaso e i paraventi in stile giapponese gli
giunsero le note di un piano; il locale aveva l'illuminazione soffusa e l'arredamento neutro
di tutti gli alberghi del mondo. Si sedette su uno sgabello di pelle al bancone. Gin and
tonic disse al barista. Doppio.
Molto bene, signore. Ghiaccio e limone?
Lui annu. Qualche secondo dopo stava sorseggiando il suo drink, guardandosi intorno.
C'erano alcuni uomini seduti di fianco a lui, gli occhi fissi sul bicchiere o sulla porta. Josh
riconobbe quegli sguardi: uomini che avevano visto troppo o troppo poco, e riuscivano
solo a concentrarsi sull'alcol o sulle giovani prostitute che entravano e uscivano
dall'albergo sotto l'occhio attento degli impiegati. Osserv il tizio vicino a lui che
adocchiava una ragazza seduta pi in l, che indossava una gonna di paillette con uno
spacco dalla caviglia alla coscia. Josh distolse lo sguardo. Era sempre la solita storia: al
prezzo di una borsetta, di un cellulare o dei fogli di lamiera ondulata per rivestire un tetto
- a seconda delle preferenze e dei bisogni pi pressanti - si poteva comprare l'attenzione
esclusiva, per una notte, di una ragazza come quella.
Josh? Una voce femminile interruppe improvvisamente i suoi pensieri. Si volt. Una
donna era in piedi alla sua sinistra, con gli occhi sgranati per la sorpresa. Aveva un'aria
familiare, ma lui non riusc subito a collocarla. Josh Keeler? Lui annu, domandandosi
dove diavolo l'avesse vista prima. Lei gli stava sorridendo, la faccia che si illuminava per
salutarlo. Sono Julia, la moglie di Aaron. Josh rimase cos confuso che quasi lasci
cadere il bicchiere. La moglie di Aaron? Cosa diavolo ci faceva a Johannesburg, fra tutti i
posti possibili? Lei sembrava altrettanto sorpresa di incontrarlo l. Non riesco a crederci!
Che coincidenza...  incredibile! Si volt verso il gruppetto di persone qualche passo
dietro di lei. Lui  mio cognato disse indicandolo. Ma cosa ci fai qui?
Vennero fatte le presentazioni: Susan, Jean, Alison... Lui strinse la mano a tutte. Una
conferenza... erano state a una conferenza. Gli venne spiegato chi erano quelle persone - la
presidente del tale programma, la direttrice di questo o quello - e lui annuiva, desiderando
solo che si sbrigassero e lo lasciassero in pace. Stava per chiedere a Julia perch si trovasse
insieme a quella gente, ma gli sembr maleducato e, oltretutto, neanche gli interessava
saperlo. L'ultima cosa che voleva era chiacchierare con la moglie di uno dei suoi fratelli.
Specialmente quella. Che cosa aveva detto Diana di lei? "Quell'accento. Ti ferisce le
orecchie come un cane che abbaia."
Riusc a malapena a trattenere un sorrisino. Ma non era il suo accento che gli dava fastidio:
al contrario, lo trovava piuttosto piacevole. Contrastava con il suo aspetto freddo e tirato a
lucido. No, era il modo in cui l'aveva sorpresa a guardare Niela l'unica volta che si erano
incontrati, i suoi gelidi occhi azzurri che squadravano e giudicavano una persona la cui
vita e il cui passato non poteva neanche immaginare. Scese dallo sgabello. Mi dispiace,
signore... vogliate scusarmi.  stata una lunga giornata. E, senza dire altro, se ne and.
Julia aveva le guance in fiamme mentre lo guardava uscire dal bar. Scusate mormor,
alzando il bicchiere per nascondere la faccia. L'ho incontrato solo una volta. Non  stato
altrettanto maleducato, ma c' mancato poco. Non mi stupisce affatto che non vada
d'accordo con mio marito.
Mmh, non sembrava particolarmente felice di vederci disse Susan in tono diplomatico.
Ma forse ha avuto davvero una lunga giornata. Oh, fa niente. Beviamo qualcosa?
Davvero un tipo attraente, per comment Jean. Comunque... per me un whisky
doppio.
Portarono i loro drink come trofei fino a un tavolo libero sotto una palma. Sigaretta?
Susan tir fuori un pacchetto.
Julia scosse la testa. Poi cambi idea. Ma s, ne prendo una. Mi ha fatto proprio
innervosire. Accese la sigaretta assaporandone il gusto in gola. Erano anni che aveva
smesso di fumare e non le mancava, ma c'erano volte, come in quel momento, che le
veniva voglia di fumarne una.
Oh, lascialo perdere. Abbiamo partecipato a una grande conferenza, ci siamo
conosciute... non pensare a lui le disse Jean con un sorriso.
Julia ritenne che avesse ragione. Fece un altro tiro, spense la sigaretta e scacci Josh Keeler
dai suoi pensieri.
Alle dieci di sera il ristorante era quasi vuoto. Julia era rimasta seduta da sola per un po',
dopo che gli altri erano andati a letto, giocherellando con il ghiaccio nell'ultimo sorso del
suo drink. Anche lei era stanca, ma stranamente non aveva voglia di rientrare in camera.
Voleva assaporare fino all'ultimo minuto quella che era stata la settimana pi interessante
della sua vita, che l'aveva riportata all'epoca eccitante di quando lavorava allo studio Pro
Bono Publico di Oxford. Curiosamente, la conferenza e le conversazioni che aveva
generato le avevano ricordato sua suocera. Era quello che sognava da ragazzina, quando
vedeva in televisione Diana e rifletteva sul potere e sulla grazia della legge. Non riusciva a
credere di essere stata via da casa solo sei giorni e mezzo: sembrava un'eternit, come se
tutta la sua vita fosse cambiata nel frattempo. E in un certo senso era cos. Aveva scoperto
un mondo intero fuori dagli stretti confini della legge come l'aveva intesa lei: sei giorni in
compagnia di donne appassionate, con le idee chiare, intelligenti, le avevano fatto
cambiare prospettiva.
Lei era stata una delle relatrici pi giovani a Maputo, ma, con sua grande sorpresa, non
aveva fatto molta differenza. Alla Bernard, Bennison & partner si era talmente abituata al
doppio svantaggio dell'essere donna e giovane che era stato un vero shock rendersi conto
che a Maputo non interessava a nessuno. In sei giorni aveva scoperto che c'erano diversi
modi per essere una donna professionale: dal tipo Diana, dinamico, brusco e di classe, a
quello casalingo e materno, spesso vestito di abiti etnici, fino alle intellettuali serie da
luoghi come Princeton e Oxford, con i loro capelli corti e sempre vestite di nero. Ce
n'erano altri, per: donne provenienti da posti lontani come il Bangladesh e il Bahrein,
queste ultime con le lunghe vesti nere e i volti seri in parte nascosti dietro il velo. Un
giorno aveva pranzato con un gruppo di nigeriane che erano al tempo stesso mogli, madri,
intellettuali e attiviste politiche. Aveva avuto soggezione della complessit e della
ricchezza delle loro vite. Aveva incontrato avvocatesse a Maputo, ed era rimasta colpita
dal modo in cui avevano migliorato le leggi per soddisfare la richiesta di un lavoro in
favore delle donne di tutto il mondo. Per una come lei, diventare avvocato significava
lavorare il doppio di chiunque altro. Era consapevole che il suo accento e la sua estrazione
sociale remavano contro di lei e l'aver sposato Aaron Keeler aveva provocato pi gelosie
che altro. Diana non avrebbe mai alzato un dito per aiutarla e consigliarla e...
Alz all'improvviso la testa. Qualcosa aveva interrotto il filo dei suoi pensieri: un uomo
era entrato nel locale vuoto. Josh. Stava camminando verso il bar, dandole la schiena. Si
sent arrossire mentre lo guardava. Stava ordinando qualcosa da bere... da un momento
all'altro si sarebbe girato. Avrebbe dovuto alzarsi subito e andare verso l'ascensore prima
che lui la vedesse. Non voleva avere pi niente a che fare con lui. Avrebbe dovuto... ma
non ci riusc. Lui si volt piano, il bicchiere in mano, e poi, naturalmente, la scorse. Ci fu
un momento di imbarazzo prima che lui le facesse un cenno di saluto sollevando il
bicchiere. Lei esit, poi alz il suo in risposta. Mentre si avvicinava, Julia si rese conto che
nutriva per lui gli stessi sentimenti che aveva provato per Aaron all'inizio, tanti anni
prima. Malgrado le differenze, c'era qualcosa che li rendeva molto simili. Si chiese se per
caso non avesse giudicato male Josh, come le era successo con Aaron.
Ciao le disse posando il bicchiere sul tavolo e sedendosi di fronte a lei. Julia era troppo
sorpresa per rispondere.
Ciao rispose, non volendo sembrare scortese, ma non essendo certo entusiasta della sua
compagnia scontrosa.
Quello sembra vuoto le disse indicando il bicchiere. Cosa stai bevendo?
Julia esit. Whisky e soda.
Josh parve riflettere un attimo. Ti andrebbe un drink come si deve? In un posto come si
deve? Non qui...
Che cosa intendi? chiese Julia, sempre pi sorpresa.
Conosci Johannesburg?
Lei scosse la testa. No,  solo la seconda volta che vado all'estero rispose, aspettando lo
scoppio di risa scandalizzate.
Lui non rise. C' un locale a Braamfontein dove sono stato un paio di volte... Guard
l'ora. Sono le undici meno un quarto... dovrebbe aprire fra poco. Dai, chiamiamo un
taxi.
Fin il suo bicchiere e lo mise sul tavolo. Si alz, guardandola dall'alto. Allora? Vieni?
Julia obbed. Era l'ultima cosa che si aspettava, ma c'era un che di eccitante e irresistibile in
Josh. Non riusciva a immaginarsi Aaron che faceva qualcosa del genere, pens mentre
seguiva Josh fuori dall'albergo e aspettava che lui chiamasse un taxi. Aaron sarebbe morto
piuttosto che andare di notte in un locali di una citt che conosceva appena. Salendo sul
taxi con Josh, si rese conto che nemmeno lei ci era abituata. Quando era stata l'ultima volta
che aveva fatto una cosa cos trasgressiva? Mai. La risposta era mai.
Non c'era vita nelle strade mentre viaggiavano verso l'indirizzo che Josh aveva dato al
tassista. C'erano pochi lampioni, qualche macchina abbandonata; nessuno in giro. C' gi
stato? Fu tutto quello che l'autista disse sentendo il nome della via. Josh annu. Bene, se
 sicuro... Julia si morsic il labbro. D'un tratto le tornarono alla mente tutte le storie che
aveva sentito raccontare su Johannesburg.
Non  pericoloso? sussurr a Josh mentre passavano da una strada deserta all'altra.
Lui alz le spalle. Non pi di altri posti rispose criptico. A Julia cominci a battere forte
il cuore. Che cosa stava facendo? Il taxi si ferm di colpo.
Eccoci arrivati, signore. Il tassista si gir verso di loro incredulo.
Josh scrut nell'oscurit. S,  questo. Grazie. Infil una banconota nel vetro divisorio e
scese. Allora? Guard Julia. Lei lo raggiunse con qualche difficolt e rimase di fianco a
lui mentre il taxi si allontanava a tutta birra, not lei, come se il tassista non vedesse l'ora
di andarsene di l. Guard l'edificio di fronte a loro. Era alto, quasi interamente oscurato,
con solo una sottile fila di luci. C'era un citofono. Josh si avvicin e lo premette; dopo
qualche secondo la porta si apr. L'ingresso era deserto, ma si udiva l'inconfondibile
rumore di risate e musica giungere da dietro un'altra porta in fondo alla stanza. Si apr
anche quella lasciando uscire il frastuono. Sulla soglia c'era un uomo e, dall'atteggiamento,
si capiva che aveva una pistola, Julia deglut nervosa.
Salve disse Josh senza avvicinarsi. Sono un amico di Tumi.
L'uomo li squadr un paio di volte, poi annu, facendosi da parte per lasciarli passare.
Scesero due o tre gradini in uno spazio seminterrato. Era buio, ma c'erano candele
dovunque. Il sottofondo di musica e risate era una pesante coperta che li avvolgeva. In
contrasto con la notte fredda fuori, dentro faceva caldo; l'odore di alcol, profumo, fumo di
sigaretta e ogni tanto di marijuana le riempiva le narici. Una band stava suonando in un
angolo del locale. Josh si volt e la tir per un polso verso il bar. Cosa prendi? le grid
per sovrastare il rumore.
Un Cuba Libre grid Julia in risposta. Malgrado il nervosismo, stava cominciando a
divertirsi. Lo guard, il corpo mezzo girato verso il bancone, che chiacchierava
animatamente con il barista. La sua faccia era illuminata da una candela. Si ritrov a
fissarlo, non riuscendo a staccare gli occhi da lui. Tutta la serata aveva assunto una piega
surreale. Le pass il bicchiere sopra la testa di una giovane donna che si trovava fra loro,
con un sorriso al tempo stesso dolce e provocante; Julia sent muoversi qualcosa dentro di
s. Gli sorrise e bevve un sorso; l'alcol le scorse denso e forte nelle vene. La band
ricominci a suonare. Julia non aveva mai ascoltato una musica simile: energica e dolce al
tempo stesso, intensamente lirica, ma con un ritmo pulsante e deciso. La cantante, una
bellissima ragazza con un'imponente acconciatura afro, usc sul palco improvvisato in un
boato di applausi. La folla era mista, not Julia, sorseggiando il rum e guardandosi intorno
con interesse. Neri, bianchi, indiani... studenti, giovani professionisti, operai... era diverso
da tutti i locali in cui era mai stata. Non che ne frequentasse molti, pens. Qualcuno le
chiese di ballare; lei scosse la testa, ridendo: no, no... L'uomo le sorrise deluso e rivolse
l'attenzione altrove.
Erano quasi le tre di notte quando uscirono dal locale, ma a Julia sembrava che fossero
passati solo pochi minuti. Ballando, chiacchierando, bevendo, ridendo... Josh sembrava
quasi un'altra persona rispetto all'uomo riservato e scontroso che lei aveva conosciuto. Lo
stesso buttafuori che li aveva fatti entrare aveva aperto loro la porta su un temporale
imminente. Gocce di pioggia cominciavano a cadere dal cielo nero come l'inchiostro.
Tempesta in vista disse Josh alzando lo sguardo.
Julia si copr la testa con la giacca e insieme corsero verso il taxi che li aspettava. Mulinelli
di vento scuotevano le foglie intorno a loro mentre Josh apriva la portiera. Salirono dietro,
ridendo tutti bagnati, e Josh diede istruzioni al tassista, che part.
Allora, ti sei divertita? le chiese guardandola. Lei annui con decisione. Un'improvvisa
intimit si era creata fra loro nel buio del taxi. Il ritmo regolare della pioggia sul tetto
divenne una carezza morbida che li racchiudeva, attirandoli nella sua musica. Julia era
imbarazzata e acutamente consapevole della coscia di Josh che premeva contro la sua.
Rabbrivid, all'improvviso infreddolita, e si allontan impercettibilmente da lui. Era solo la
seconda volta che lo incontrava e gi si rendeva conto del pericolo in cui si era cacciata.
Lui era come Aaron, eppure era diverso. Ad attirarla erano sia la familiarit, sia il fascino
erotico di uno sconosciuto. Si gir a guardare fuori dal finestrino le strade buie. Si tocc la
faccia. Era accaldata per la paura, ma anche per il desiderio. In Josh sentiva lo stesso
distacco che all'inizio le aveva dato fastidio in Aaron, pur intrigandola. Entrambi
lasciavano capire che sotto la superficie c'era qualcos'altro, se solo si riusciva a scorgerlo.
All'improvviso le venne da piangere. Era stanca, ubriaca e confusa. Era da sola in un paese
straniero, con tutta una serie di strani pensieri che le vorticavano in testa. Le venne
nostalgia di casa e della sicurezza confortante dell'abbraccio di suo marito.
76
MADDY
Londra, giugno 2000
Maddy scosse via le gocce di pioggia dall'ombrello e lo appoggi al muro. L'appartamento
era tranquillo: Darcy era all'asilo. Si tolse l'impermeabile e and in soggiorno. La donna
delle pulizie era stata da lei il giorno prima e ogni cosa era in ordine immacolata. Solo
guardare quella stanza la calm. Calci via le scarpe e si avvicin al divano. Sembrava
quasi un peccato intaccare la sua soffice perfezione. Si sedette, prese in mano la matita e il
bloc-notes appoggiati sul tavolino da caff e lo apr alla pagina a cui aveva lavorato la sera
prima.
Fece scorrere un dito lungo la lista nella prima colonna della pagina. Quelli erano i
potenziali agenti, elencati in ordine alfabetico. Accanto c'erano le compagnie teatrali pi
piccole: molto saltuariamente, un attore poteva essere ingaggiato in seguito all'ascolto di
un nastro o di un provino. Era un'impresa difficile, ma valeva la pena provare. Nella terza
colonna aveva stilato un elenco di cooperative, gruppi teatrali molto affiatati, composti da
un numero di attori che poteva andare da due a venti, i quali lavoravano e talvolta
vivevano insieme, allestendo le proprie produzioni e curando anche l'organizzazione.
Maddy avrebbe tentato ogni singola strada; non avrebbe fatto la schizzinosa. Non poteva
permettersi di esserlo, era quello il punto. Aveva sprecato tre anni l a Londra; non
avrebbe pi perso nemmeno un minuti. Santo cielo, se Julia riusciva a farsi invitare
dall'altra parte del mondo per lavoro, di certo lei ce l'avrebbe fatta a procurarsi una parte,
per quanto insignificante, no? Doveva cercare di disperdere la cappa di pessimismo che
pareva essere calata per sempre su di lei. Non potevano farlo Rafe, n Julia. Doveva
pensarci da sola. Armata della ritrovata determinazione e di un lungo elenco di numeri
telefonici, Maddy afferr la cornetta e cominci a comporli.
Due ore dopo aveva esaurito la lista di agenti ed era a met delle compagnie teatrali senza
avere intravisto nemmeno un barlume di speranza. Le risposte erano sempre le stesse: "Ci
dispiace, non scritturiamo nessun nuovo attore al momento", "Ci mandi pure un nastro e
il suo curriculum. Ci metteremo in contatto noi". Tutto  quello che chiedeva era di vedere
qualcuno - non le importava chi - un agente, un direttore di casting, un produttore, un
talent scout... chiunque! Come avrebbe potuto persuadere qualcuno della sua bravura se
non erano disposti neanche a riceverla? Un vecchio nastro di una parte in una commedia
di cui nessuno di oro aveva mai sentito parlare, diretta da un regista sconosciuto e che era
stata recensita solo da critici americani la cui opinione non significava niente per loro, non
avrebbe certo spinto i teatranti da questa parte dell'Atlantico a scritturarla. No, avrebbe
dovuto convincerli con la forza della sua personalit e del suo talento, ma attraverso una
telefonata era impossibile.
Scoraggiata, riprese in mano la cornetta. La London Theatre Company era una piccola
compagnia famosa per i suoi spettacoli sperimentali e d'avanguardia. Maddy aveva
spedito loro un nastro quando era arrivata a Londra. Si corazz in vista dell'inevitabile
delusione non appena risposero alla chiamata, ma, inaspettatamente, la voce dall'altra
parte della linea era cordiale. Madison Stiller... caspita, mi ricordo il suo nome. 
piuttosto strano. Non ci ha mandato un nastro qualche anno fa?"
S-s, in effetti s. Io... non riesco a credere che se lo ricordi balbett Maddy arrossendo di
piacere. Era contenta che quella donna non potesse vederla.
Invece  cos. Perch non fa un salto a trovarmi?
Maddy si lasci quasi sfuggire di mano il telefono. Quando? Adesso? Voglio dire,
quando le andrebbe bene? Pronunci le parole di fila, senza neanche prendere fiato.
Stephanie Whyte ridacchi. Che ne dice della prossima settimana? Al momento abbiamo
in cartellone una replica di Hedda Gabler. Stasera sar l'ultima rappresentazione. Venga a
vederla... penso che le piacer.
Ci manc poco che Maddy svenisse. Oh, mi piacerebbe molto, ma ho una figlia piccola...
No, va bene, vengo. Grazie mille. Per fortuna aveva cambiato risposta. I suoi problemi
familiari non erano motivo di interesse per la direttrice della London Theatre Company.
Dopo avere farfugliato ancora qualche ringraziamento, mise gi la cornetta, il cuore che
batteva all'impazzata. A chi avrebbe potuto lasciare Darcy per quattro ore quella sera?
C'era solo una persona... e anche se avrebbe preferito staccarsi un braccio piuttosto che
chiedere un favore a Diana, non aveva alternative. Non si sarebbe persa lo spettacolo di
quella sera per tutto l'oro del mondo.
"Piacere" era una parola che non descriveva bene il vortice di emozioni che Maddy aveva
provato vedendo lo spettacolo. Era seduta in una delle ultime file, rapita. Sent un baratro
aprirsi dentro di s e per i successivi novanta minuti non esistette pi niente al mondo
tranne la rappresentazione a cui stava assistendo e la poetica eterna di Ibsen, secondo la
quale la chiave per il futuro sta nell'accettare il passato, non nel rifiutarlo. Era come se quel
messaggio fosse diretto a lei sola, quelle parole recitate per lei.
 solo una particina, ti avverto, ma  pur sempre un inizio. Una settimana dopo essere
andata a conoscerli, la London Theatre Company aveva delle buone notizie per lei: le
avevano chiesto di fare un provino per una parte. Maddy era seduta di fronte a Steph
Whyte, la direttrice con cui aveva parlato, troppo stupita per aprire bocca. Steph la guard
al di sopra della montatura coloratissima dei suoi occhiali. Al momento siamo invasi
dagli americani, purtroppo. E, circostanza ancora pi sfortunata per te, sono famosi. 
questo che attira il pubblico. Nel tuo caso... be', diciamo che dovrai fare la gavetta.
Maddy annu vigorosamente. Non le importava da che parte avrebbe iniziato... il fatto che
cominciasse era gi una soddisfazione. Guard il copione che aveva in mano e si sent
inondare dall'eccitazione. La descrizione iniziale le fece venire la pelle d'oca: "Fiamme
percepibili attraverso il ghiaccio. Mishima credeva che questa caratteristica si ritrovasse
nella poesia giapponese e nel teatro N, dove la passione viene nascosta sotto una
superficie lucida". G-grazie disse entusiasta. Grazie davvero.
Non mi ringraziare disse Steph ridendo. Non hai ancora avuto la parte!
Fece praticamente di corsa tutta Upper Street, stringendo al petto il copione, e prese un
autobus a Newington Green. Sal al piano di sopra e si sedette in fondo, dimenticando i
suoni e i rumori intorno a lei. L'autobus attravers il quartiere dell'Angel, oltrepass
King's Cross e Euston e stava avanzando lentamente lungo Oxford Street quando Maddy
si accorse di avere perso la sua fermata... di pi di un chilometro. Salt gi a quella
successiva e torn indietro di corsa fino a casa. Non vedeva l'ora di finire il resto del
copione.
Era ancora tutta eccitata quando Rafe torn a casa quella sera. Okay, okay, aspetta
almeno che mi tolga la giacca protest lui quando lei cerc di descrivergli la commedia in
anticamera. Allora com' la parte?
Oh,  piccola. Se riesco a ottenerla, dovr dire al massimo tre battute... niente di
particolare. Ma non indovinerai mai chi recita nel ruolo della protagonista.
Chi? Rafe si allent la cravatta.
Maddy sent il viso illuminarsi. Judi Dench. E ci sar anche Maggie Smith. L'autore  un
drammaturgo giapponese, Yukio Mishima continu.  un adattamento della storia del
marchese De Sade, narrata attraverso gli occhi di una donna.  incredibile, Rafe...
semplicemente stupenda. Devi leggerla. Riusc a soffocare un sorriso. Da dieci anni Rafe
non leggeva niente che non fosse di argomento medico, per quel che ne sapeva lei.
Oppure vuoi che te la legga io? Ti va di sentire la mia parte?
Rafe fece una smorfia. Senti, ti dispiace se me la leggi un'altra volta? Stasera c' il cricket
e ho avuto una giornata d'inferno.
Maddy lo fiss. Sentiva il suo entusiasmo evaporare lentamente. Il cricket? No, no, fai
pure. Io intanto mi occupo del bucato. Volt i tacchi e and in cucina, gli occhi che le
bruciavano. "Il cricket?"
77
NIELA/JULIA/MADDY
Landra, giugno 2000
Non possiamo non andare disse Niela senza scaldarsi, sparecchiando la tavola.  il
compleanno di tuo padre. Vorrebbe dire mancargli di rispetto.
Santo cielo, Niela... un'intera settimana?
Non siamo obbligati a restare tutto il tempo. Possiamo andare per la festa, fermarci un
paio di giorni e poi tornare a casa.
Josh sospir, ma lei sapeva di averla spuntata. Ne fu sollevata. Era tornato dal Mozambico
da pi di una settimana e, bench lei fosse felice di riaverlo a casa, il distacco che spesso
sentiva in lui al ritorno non si era ancora colmato. Aveva raccontato molto poco a parte i
soliti commenti su quello che erano riusciti o no a fare. Lei sarebbe dovuta partire alla fine
di giugno per un incarico di due settimane nello Yemen; invece non si sapeva ancora quale
sarebbe stato il lavoro successivo di Josh. Ma almeno sarebbero stati un po' insieme a
Mougins. Era curiosa di visitare quel posto; sembrava racchiudere la chiave di quel che
Josh era e sarebbe diventato. Si ritrov a pensare a come sarebbe stata la festa e alla
prospettiva di trascorrere una settimana con le persone che lui al tempo stesso amava e
disprezzava. Sapeva che la situazione non era affatto semplice.
Julia usc dallo studio medico dalle parti di Harley Street e si avvi lungo Marylebone
Road verso Baker Street. Stava piovigginando, ma non ci fece caso. Le parole del medico le
risuonavano ancora nelle orecchie. "La buona notizia  che non c' assolutamente niente
che non va in lei. Nessuna causa fisiologica per cui lei non dovrebbe concepire un figlio.
Abbiamo fatto le analisi e i risultati sono tutti nella norma." Lei lo aveva guardato, quasi
temendo di porre la domanda successiva. Ma doveva farla.
"Quindi, se il problema non sono io..." aveva detto esitante"... lei sta dicendo che
potrebbe essere mio marito?"
" possibile. Dovrebbe venire qui anche lui a sottoporsi a qualche esame. Pu prendere un
appuntamento con la mia segretaria. Sono sicuro che far in modo di riceverlo abbastanza
presto."
Julia non aveva replicato. Si era sentita mancare. Lei e Aaron ne avevano parlato solo una
volta e, dopo, lei non aveva pi avuto il coraggio di sollevare l'argomento. "Non c' niente
che non va in me" le aveva detto in tono gelido abbassando il giornale e fissandola con
una tale ostilit che lei aveva rimpianto di avere aperto bocca.
"Certo" si era affrettata a rassicurarlo lei "ma potrebbe esserci qualcosa che non va in me.
Sempre meglio fare un controllo. Potrebbe trattarsi di un disturbo semplice da risolvere."
"Okay, se hai voglia di farti visitare da quei medici, fa' pure. Io no di certo. E non intendo
discuterne pi." Ed era finita l.
"C' qualche problema?" le aveva chiesto il medico gentilmente, notando il suo silenzio.
" solo che... non so... mio marito  un po'... ehm, riluttante".
Il medico l'aveva guardata pensieroso. "L'infertilit  una cosa difficile da accettare per
molti uomini. Tendono a pensare che sia soprattutto un problema della donna; il che  del
tutto sbagliato, naturalmente. Ma lei ha fatto la cosa giusta venendo qui... adesso tocca a
suo marito. In questo modo possiamo scoprire la causa del problema e vedere quale aiuto
possiamo darvi. Ma abbiamo le mani legate finch non sappiamo cosa c' che non va."
Julia era rimasta zitta. Aveva la sensazione che sarebbe stata pi dura di quanto avesse
creduto. "Io ci prover" gli aveva detto, scendendo dal lettino. "Ma lui  piuttosto
contrario a fare accertamenti."
"Una volta che sapr che il problema non  lei, cambier idea. Si fidi, l'ho gi visto
succedere moltissime volte."
"Lo spero proprio" aveva detto Julia.
Ora, sulla scala mobile che portava alla metropolitana, venne di nuovo assalita dai dubbi.
Forse era meglio aspettare il ritorno dalle vacanze per sollevare la questione. Lui sarebbe
stato pi rilassato. In quel periodo era molto sotto pressione al lavoro: il settore fiscale e
societario dello studio avevano perso diverse cause ultimamente... niente a che vedere con
Aaron in particolare, o almeno cos pareva, ma lo stress era comunque forte. Per
l'ennesima volta, Julia fu contenta di lavorare in un dipartimento relativamente defilato.
Dopo quel viaggio avrebbe riflettuto seriamente sul suo futuro: voleva continuare dov'era
o era abbastanza coraggiosa da fare il salto? Non le sembrava ancora opportuno
accennarne ad Aaron... oltretutto c'era quel piccolo particolare imbarazzante, e cio che lei
non gli aveva detto di avere incontrato Josh a Johannesburg. Non riusciva a spiegarsi
perch lo avesse fatto... era solo che non le era sembrato il momento giusto, tutto l. E in
fondo non era successo nulla... be', ci dipendeva da come si definivano le cose, pens con
sarcasmo. No, avevano solo parlato; nessuno dei due aveva mosso un dito... A parte lo
strano invito ad accompagnarlo a Braamfontein quella notte, era quasi come se non si
fossero incontrati. Allora perch non ne aveva fatto parola con Aaron?
E perch, se non era successo niente, si sentiva cos in colpa?
78
Julia? La voce di Aaron le giunse dalla tromba delle scale. Di... dove diavolo sei
finita?
Arrivo rispose Julia gridando. Diede un'ultima occhiata in giro, prese la valigetta e
chiuse la porta della camera da letto. Scusa gli disse mentre scendeva le scale, la valigia
che le rimbalzava goffamente contro le gambe. Mi ero dimenticata una cosa.
Santo cielo, neanche stessimo via un mese borbott Aaron chiudendo a chiave la porta
d'ingresso. Siamo in ritardo.
Non  vero, c' ancora un sacco di tempo. Il treno partir solo all'una... Abbiamo davanti
ancora alcune ore di attesa.
Sai che detesto essere in ritardo. Aaron mise le valigie nel portabagagli dell'auto a
noleggio.
Julia sospir, ma non disse nulla. L'ultima cosa che voleva era litigare prima ancora di
iniziare il viaggio per Mougins. Non vedeva l'ora di arrivare; ci sarebbe stato anche Josh?
Non era riuscita a chiederlo a Diana direttamente, e Maddy non lo sapeva, e sembrava non
importarle. A causa della festa di compleanno era stata costretta a saltare un provino per
una parte in una commedia: quando aveva telefonato a Julia la settimana prima era
scoppiata a piangere. Rafe non voleva che lei mancasse alla festa di suo padre e quindi lei
non aveva avuto altra scelta che rinunciare alla parte. Povera Maddy, pens Julia, senza
riuscire a trovare le parole giuste per consolare la cognata. Il pensiero di non poter fare
esattamente quello che voleva, quando e come lo voleva, le era cos estraneo che non
riusciva nemmeno a immaginare cosa si provasse in una situazione del genere. Che cosa
poteva dirle? Niente. La vita di Maddy era cos diversa dalla sua che trovava difficile
comprendere il suo dolore.
Seduta immobile di fianco a Rafe nel lungo viaggio verso Mougins, Maddy non piangeva
pi: stava covando il rancore. Steph si era limitata a guardarla impassibile quando lei le
aveva farfugliato qualcosa a proposito del fatto che non era disponibile per la parte. "Non
disponibile?  potenzialmente un bel ruolo, Maddy, e ho la sensazione che a Chris
Meyerson piacerai molto."
"Mi dispiace davvero... sar via in vacanza per quelle due settimane... non c' la
possibilit di fare il provino prima o dopo?"
Steph aveva scosso la testa. "Arriva qui apposta da New York il venerd e i provini
iniziano il sabato. Gli mostrer il tuo nastro, per... sai com'. Ci saranno centinaia di
attrici in fila per vederlo. Peccato... lui  un grande regista e sarebbe una fantastica
occasione per conoscerlo, anche se non ottenessi la parte. Sei sicura di non riuscire a
spostare il periodo delle vacanze?"
Maddy aveva scosso la testa cupamente. Lei e Rafe avevano gi affrontato una delle pi
violente litigate del loro matrimonio per quel motivo. "No" aveva risposto mortificata.
"Non posso."
Ed era finita l. Era uscita dall'ufficio di Steph in lacrime. Qualche ora dopo lei le aveva
telefonato per dirle che la parte era andata a un'altra. E adesso eccola seduta in macchina
con suo marito, a cui non aveva rivolto la parola per pi di due ore, dopo avere viaggiato
tutto il giorno per arrivare a Lione e con la prospettiva di un altro viaggio l'indomani. Per
fortuna Darcy dormiva profondamente sul seggiolino dietro. Maddy gir la lesta per
guardare fuori dal finestrino i campi verdi e gialli, alti filari di pioppi, fattorie di mattoni a
vista e stretti sentieri fra i campi che caratterizzavano la campagna francese, ma non vide
altro che l'oscuro baratro del suo futuro. Proprio quando le cose avevano cominciato a
girare per il verso giusto... ironia della sorte. Come faceva a far decollare una carriera se
gli obblighi nei confronti della famiglia Keeler avevano sempre la precedenza?
Josh e Niela partirono all'alba. Avrebbero trascorso la notte a Parigi da Antonio e poi
percorso la tratta Parigi-Mougins in un'unica tappa. Niela rimase silenziosa durante il
viaggio attraverso la Francia, soddisfatta di guardare la campagna dal finestrino. Pi
andavano a Sud, pi il paesaggio diventava assolato e mediterraneo. Lione, Montlimar,
Aix-en-Provence e infine Cannes. C'era un traffico intenso per uscire dalla citt. Quando si
fermavano ai semafori, dal finestrino aperto giungevano le conversazioni dalle altre
macchine; si accorgeva appena dell'ondeggiare delle palme, del profumo che arrivava da
una panetteria mescolandosi a quello dei tubi di scappamento, delle insegne dei negozi e
del rat-tat-tat dei motorini che sfrecciavano in mezzo al traffico. Le colline erano verde
scuro e ombrose, l'aria era pi fresca.
Mougins se ne stava appollaiata in cima a una collina, le sue mura medievali visibili nel
raggio di chilometri. Seguirono la strada serpeggiante verso la cima superando una serie
di tornanti finch arrivarono a un piccolo incrocio. Josh gir a destra fra gli ulivi e
proseguirono su un vialetto di ghiaia fino a un cancello bianco. Eccoci disse Josh un po'
teso, sforzandosi di sorridere. Siamo a casa, immagino.
79
DIANA
Mougins, giugno 2000
Diana osserv la piccola auto bianca che avanzava lungo il vialetto di ghiaia. La sua faccia
si illumin di un sorriso quando la portiera si apr e scese Josh. Finalmente. Lui e Niela
erano gli ultimi membri della famiglia ad arrivare. Si appoggi al davanzale della finestra
aperta e dovette resistere alla tentazione di chiamarlo forte. Era cos bello, pens mentre lo
guardava prendere le valigie dal portabagagli e chiudere le portiere. Davvero bellissimo. E
gentile, per di pi. Vide che diceva qualcosa a Niela, rifiutandosi di farle portare la valigia,
e che scoppiavano a ridere. C'era un'intesa fra loro che non aveva notato prima. E come
avrebbe potuto? Negli ultimi due anni aveva visto Josh molto raramente, a cena da loro, e
solo due o tre volte a pranzo insieme alla moglie. Diana sapeva cos poco di quella
ragazza... dai brevi discorsi che aveva intavolato con lei, aveva capito che non era una
rifugiata qualsiasi.
Ripens alla prima volta in cui si erano incontrati: il giorno di Natale di due anni e mezzo
prima. Lei non era stata capace di accettare la notizia che l'ultimo dei suoi figli avesse
preso quella che poteva essere la decisione pi importante della sua vita senza nemmeno
dirglielo... nemmeno un'avvisaglia. Si era semplicemente presentato da lei insieme a
questa Niela. "Mamma, lei  Niela. Mia moglie." Diana riusciva a sentire il dolore
procuratole da quelle parole come se gliele avesse dette il giorno precedente. Aveva avuto
cos paura... Chi era quella donna? Una ragazza che lui aveva raccolto da qualche parte
durante uno dei suoi viaggi? Che razza di persona aveva portato a casa loro? Be', era stata
costretta ad ammettere di essersi sbagliata. Niela non era affatto ci che lei temeva... tutto
il contrario, in realt. Malgrado ci, non aveva ancora capito chi fosse veramente.
Conosceva i fatti: Niela era un'interprete; si era laureata presso una delle universit di
Londra mentre gi lavorava; parlava tre o quattro lingue; era fuggita dalla Somalia
insieme alla sua famiglia, con la quale sembrava non avere pi contatti... Oltre a quelle
poche informazioni, la ragazza era un mistero assoluto. Ci che infastidiva Diana era la
sua totale padronanza di s.
Durante le poche occasioni in cui lei e Josh erano stati invitati a casa, Niela aveva fatto
intendere chiaramente che le armi sfoderate da Diana - la casa elegante, la buona cucina,
l'ottimo vino, le fotografie di famiglia e gli aneddoti - significavano poco per lei. Non ne
era impressionata. Aveva il vezzo di tenere la testa leggermente inclinata di lato, non con
arroganza - era troppo educata - ma con un atteggiamento che faceva capire a Diana che
lei era un'avversaria temibile. Anche Niela proveniva da una famiglia che capiva
l'importanza della buona cucina, dello tovaglie preziose e delle fotografie incorniciate alle
pareti. Bene, pens Diana preparandosi a scendere, sarebbero rimasti l per una settimana,
durante la quale lei avrebbe potuto sapere di pi sulla ragazza che sembrava avere
catturato il cuore di Josh.
...
80
NIELA/JULIA/MADDY
Mougins, giugno 2000
Diana li accolse a braccia tese. Era vestita di bianco, un lungo caftano semplice sopra
calzoni larghi e morbidi. Le unghie dei piedi erano laccate con uno smalto rosso scuro e in
testa portava un cappello di paglia floscio. Il volto pallido era appena truccalo. Baci Josh
e poi fu il turno di Niela. Un breve, leggerissimo tocco su entrambe le guance... la debole
traccia del suo profumo rimase sospesa nell'aria, il sorriso di benvenuto stampato bene in
faccia. Le solite domande: com'era andato il viaggio? E la notte passata a Parigi? Avevano
gi mangiato? Un bicchiere di vino o un pastis, magari?
Sei nella tua vecchia stanza, in cima alle scale grid Diana mentre loro cominciavano a
portare i bagagli di sopra. Ho sistemato Aaron e Julia al piano di sotto. Raggiungeteci
subito. Pap  nel patio. E... ehm, gli altri sono in piscina.
Niela segu Josh su per i due piani di scale fino al pianerottolo in cima. Lui apr la porta ed
entrarono. Una bella stanza: soffitto con travi di legno a vista, pavimento lucido e bei
tappeti. Il letto era grande e basso, con un copriletto bianco di pizzo. Sul com c'era un
vaso di fiori appena colti, che rilasciavano il loro profumo nell'aria. Niela entr nella
stanza come in sogno. Faceva fresco in quella parte della casa. Dalle finestre si godeva di
una vista su tutta la vallata e sulla vegetazione verde scuro sull'altro lato delle colline.
Sospir felice.  meraviglioso disse sedendosi sul letto. Non mi avevi detto quanto
fosse bello. Josh, che stava aprendo una valigia, si ferm. Aveva un'espressione strana.
Niela cap immediatamente cosa non andava in ci che aveva detto, e perch lui non
gliene avesse mai parlato. Si alz e si avvicin a Josh, mettendogli una mano sul braccio.
Rimasero cos qualche istante, senza parlare. Poi lui le tocc dolcemente una guancia e usc
dalla stanza. Ci sarebbe voluta ben pi di una carezza per fargli superare quel blocco, ma
Niela si reso conto che il solo fatto di essere tornato in quella casa era gi un segnale.
Positivo, sperava.
Si avvicin alla finestra e si appoggi al davanzale. Il giardino era pieno di colori: folti
sprazzi di rose rosa, che si arrampicavano sulla pietra ingiallita ed esplodevano in un
tripudio di petali; ulivi scuri, i loro frutti non ancora maturi e, sopra di lei, il cielo azzurro
e luminoso che cominciava a scurirsi nel crepuscolo, con qualche brandello di nuvola.
Sent qualcuno che risaliva il sentiero del giardino. Si sporse un po' pi avanti. Era Maddy,
i capelli rossi che ondeggiavano mentre camminava. Entrarono nel suo campo visivo
anche Rafe, che teneva per mano la loro bambina, e poi Aaron e Julia. Li osserv
attraversare il cortile verso casa, la ghiaia che scricchiolava sotto i loro passi. Sembravano
felici. Julia aveva il viso leggermente arrossato; indossava un bel prendisole azzurro e dei
sandali infradito. Maddy aveva il pezzo di sopra di un bikini e un pareo annodato in vita.
Mentre passava sotto di lei, Niela si sorprese di quanto fosse magra. Era sempre stata cos?
Non se lo ricordava. Si tir indietro e chiuse la finestra. Si chiese dove fosse andato Josh.
Sentiva delle voci da basso. Era ora di andare a raggiungere il gruppo.
Era davvero una creatura deliziosa, pens Maddy mentre Niela entrava in cucina.
Indossava un abito estivo verde scuro che le arrivava appena sotto il ginocchio e dava
risalto alla sua pelle scura. I capelli erano sciolti e le ricadevano in una cascata  di riccioli
che le arrivava fin quasi in vita. Si rese conto che erano gi passati due anni dall'ultima
volta che l'aveva vista. C'era qualcosa di diverso in lei: aveva perso quell'aria leggermente
diffidente, sulla difensiva, che aveva all'inizio. La giovane donna che le stava baciando a
turno adesso era sicura di s, completamente aperta e rilassata. Anche Maddy avrebbe
voluto essere cos; sembrava che niente potesse intaccare Niela, men che meno Diana e le
sue meschine frecciate.
Lanci un'occhiata intorno al patio: finalmente, e per la prima volta da anni, era riunita
tutta la famiglia. Aaron e Rafe stavano insieme un po' in disparte, con un bicchiere in
mano. Diana faceva la spola tra la cucina e il patio, portando altro vino, altri salatini
deliziosi che aveva preparato la cuoca, un bicchiere di succo per Darcy che se ne stava
seduta tranquilla vicino ad Harvey, dondolando le gambe e comportandosi a modo. Niela
e Josh erano in piedi vicini; Maddy li osserv da dietro il bicchiere. Erano una coppia
straordinaria: malgrado le loro differenze, erano incredibilmente simili. Possedevano la
stessa bellezza elegante e pulita, e una silenziosa aria guardinga, come quella dei gatti. Ma
non della variet domestica. Sembravano grossi felini. Animali selvaggi. Quel pensiero le
strapp un sorriso. Lo represse, consapevole dello sguardo interrogativo che le stava
lanciando Rafe. Ma era vero. Assomigliavano a una bella coppia di pantere. Seguendo un
impulso, si avvicino a Niela. Ignor l'occhiata di Josh e le sorrise. Niela ricambi, aperta e
cordiale.
Avete fatto un buon viaggio da Londra? chiese Maddy, resa baldanzosa da
quell'accoglienza.
Niela annu. Abbiamo passato la notte a Parigi, ma  stata comunque una bella
sfacchinata. E voi?
Maddy guard dall'altra parte del patio, dove Darcy stava chiacchierando con Harvey.
Be', con una bambina di due anni al seguito... sai com' cominci a dire, poi si ferm.
Come faceva Niela a saperlo? Lei e Josh non avevano figli. Ma, con sua grande sorpresa,
Niela si dichiar d'accordo e cominci a raccontare dei suoi fratellini e dei lunghi viaggi in
macchina che facevano in Somalia. Maddy era stupita. Aveva pensato che la
conversazione sarebbe stata stentata, invece fu esattamente l'opposto. Niela aveva un
senso dell'umorismo leggero e generoso e il sorriso pronto. Era cos diversa dalla ragazza
che aveva incontrato in precedenza... aveva forse sbagliato nel giudicarla? Dopo qualche
minuto le raggiunse Julia; Josh fu reclamato da Diana, e loro tre rimasero a chiacchierare
da sole.
Sull'altro versante della vallata, in cielo baluginarono dei lampi in lontananza: si stava
preparando un temporale estivo. Le grandi lanterne intorno al patio erano state accese e la
luce dorata delle candele danzava nella brezza. D'un tratto, da qualche parte nel
crepuscolo, emerse un suono che interruppe le loro conversazioni.
Ascoltate sussurr Harvey alzando una mano. Sono gli usignoli. Il dolce cinguettio
arriv fino a loro. Smisero tutti di parlare e fissarono la luce che calava.
Usignoli? disse Maddy, con una nota di meraviglia nello voce. Non ne ho mai sentito
cantare uno.
Sempre d'estate. Un paio di volte sono andati avanti tutta la notte...  un suono davvero
incantevole. Aspettate, aspettate. Harvey inclin la testa. Il canto divenne pi intenso...
anelli di onde sonore il cui centro non si riusciva a raggiungere. Rimasero tutti immobili,
in silenzio. Il suono aument e si diffuse, poi, improvvisamente com'era iniziato, cominci
a diminuire e si spense mentre l'uccello - gli uccelli? - volava via e il giardino tornava
lentamente alla sua quiete. Ci volle un po' perch riprendessero a parlare.
Maddy aveva inspiegabilmente voglia di piangere. C'era qualcosa di straordinario in
Mougins, pens, e non per la prima volta. Non era solo la bellezza che li circondava: c'era
qualcos'altro nell'aria... un insieme di emozioni che la attirava e la seduceva, ma al tempo
stesso la spaventava. Si accorse di essere un po' pi vicina a Niela, come se la forza calma
che intuiva in lei potesse contagiarla. Lanci un'occhiata a Diana e a Josh, che stavano
parlando sottovoce, la testa scura della madre sollevata per guardare in faccia il figlio. Lo
ascoltava con un'aria concentrata. In quel momento Diana si volt dalla parte di Maddy e
per un attimo i loro sguardi si incontrarono. A Maddy venne in mente un verso, non
avrebbe saputo dire di quale poesia: "Il suo non era tanto un viso, quanto l'espressione di
un conflitto". Era perfetto per descrivere il volto di Diana, anche se la natura del conflitto
non era chiara. Subito lei distolse lo sguardo e quel momento epifanico svan. Maddy
torn a rivolgere la sua attenzione a Julia e a Niela.
Julia stava facendo programmi per l'indomani. Andiamo solo noi tre stava dicendo.
Puoi lasciare Darcy con Rafe, vero?
La mente di Maddy era ancora ammaliata dal canto dell'usignolo. Che cosa facciamo?
chiese, cercando di concentrarsi.
Andiamo a pranzo insieme, solo noi tre. Pensavo all'Aman- dine.  su in collina, vicino al
municipio. Io e Aaron ci siamo stati l'ultima volta...  incantevole.
Sembra una bella idea disse Maddy, sovrappensiero. Lanci di nuovo un'occhiata a Rafe.
La tensione fra loro non si era ancora dissipata del tutto. Era consapevole che in lei c'era
una corazza di rassegnazione che teneva a bada il rancore. Delle quattro donne della
famiglia Keeler, solo lei non aveva altro ruolo a parte quello di moglie e madre... non era
l'amica di nessuno. Sent la corazza incrinarsi, la rabbia invaderla. Fin in fretta il vino e si
volt per andarsene. Aveva bisogno di un bagno. Aveva bisogno di scappare.
81
Mougins, giugno 2000
Il ristorante si trovava sotto un tendone a strisce gialle e bianche, su un patio lastricato da
cui partivano terrazze digradanti pi piccole che arrivavano fino alla strada; gerani rosso
sangue in vasi di terracotta facevano da sentinella lungo il perimetro. Il tavolo a cui le
accompagn il cameriere era un piano frondoso di raggi solari che filtravano dagli ulivi.
C'est bon? chiese lui, ansioso di compiacere le giovani donne il cui ingresso nel locale
aveva fatto girare molte teste.
Oui rispose Niela, guardando le altre per una conferma.
Merci.
Oh, come vorrei saper parlare un'altra lingua disse Maddy invidiosa mentre si
accomodavano. So dire dieci parole in spagnolo e basta.
Quante lingue parli? chiese Julia a Niela, incuriosita.
Un paio rispose lei, imbarazzata.
Non  quello che ho sentito dire io Julia sorrise. Josh ha detto che ne parli circa sei.
Arross all'istante. Era una delle cose che le aveva detto en passant a Johannesburg. Come
poteva giustificarlo? Ma Niela non sembr aver notato la gaffe; inoltro riapparve il
cameriere e segu un trambusto di spiegazioni e ordinazioni, cos l'opportunit di dire
qualsiasi cosa sfum.
I piatti erano semplici ma deliziosi: peperoni rossi grigliati spruzzati di olio d'oliva; cuori
di carciofo grandi come cavoletti in salamoia piccante; grosse olive nere e spesse fette di
pane croccante che intingevano in ciotoline di olio e aceto balsamico. La conversazione
scorreva anche grazie all'aiuto di una bottiglia di bianco frizzante. Sulla terrazza sotto di
loro, il sole segnava con le sue ombre l'avanzare del pomeriggio. I camerieri si muovevano
attorno in una lenta danza; Niela avvert scendere su di s la dolce apatia del dopopranzo.
Parlarono di tutto e di niente; ogni tanto uno scoppio di risa faceva girare la gente seduta
vicino, che sorrideva con indulgente complicit.
Erano alla seconda bottiglia di bianco quando una donna al tavolo accanto al loro
all'improvviso si sporse, allungando una mano abbronzata e grinzosa. Mi dispiace molto
interrompervi disse in tono di scuse, con un accento inglese molto snob ma non ho
potuto fare a meno di ascoltare... avete appena pronunciato il nome "Rafe"?
Maddy la guard, un po' sorpresa. S, Rafe Keeler. Io sono sua moglie. Perch?
Lei  sposata con Rafe Keeler? La voce della donna manifest tutta la sua estasiata
sorpresa. Era sui settantanni, una tipica inglese, in tutti i sensi della parola, vestita con un
abito estivo adatto a qualcuno di vent'anni pi giovane, ma con una sciarpetta di chiffon e
un paio di guanti che risalivano a un'epoca pi lontana. Santo cielo, George! Hai
sentito? Si volt verso l'uomo silenzioso seduto di fianco a lei.  sposata con Rafe Keeler!
Che meravigliosa sorpresa! Come stanno tutti?
Bene rispose Maddy sorridendo esitante.
Oh, eravamo cos amici. Sono passati trent'anni, vero, George? Vivevamo ai piedi della
collina, pi in basso rispetto alla casa dei Keeler. All'epoca trascorrevamo qui tutte le estati,
come gli altri. Come stanno, eh? Aaron? E il piccolino... Joshua?
Lo chieda a loro disse Maddy ridendo e indicando Niela e Julia. Sono le loro mogli.
Siamo tutte cognate.
Ma di! Hai sentito, George? Sono sposate con i ragazzi dei Keeler. Tutt'e tre!  davvero
meraviglioso. Sapete, sono trent'anni che non torniamo pi qui, e pensare che abbiamo
incontrato proprio voi, cos, per caso! Chi avete sposato dei ragazzi? No, non ditemelo.
Lasciatemi indovinare! Sembrava entusiasta. Indic Julia, arricciando le labbra e
inclinando la testa di lato mentre la studiava. Aaron, giusto? Gongol vedendo che
Julia annuiva. L'ho capito subito, non chiedetemi perch. Lei sembra proprio il suo tipo.
Da quel che mi ricordo,  sempre stato un ragazzo serio. E quindi lei disse guardando
Niela dev'essere la moglie di Joshua. Meraviglioso! ripet. Non  vero, George? Il
marito borbott qualcosa.
Joshua? Maddy sorrise. Noi lo conosciamo solo come Josh.
Oh, be', parliamo di oltre trent'anni fa. L'ho visto solo una volta, pochi mesi dopo che era
nato. Capelli scuri, mi sembra di ricordare. Non biondo come gli altri due. Pi come Diana,
immagino. Come sta lei? E Harvey? Trent'anni! Mi dispiace che, dopo quella brutta storia
con il giardiniere, ci sia passata la voglia di venire qui. Dobbiamo raccontarlo ai ragazzi,
vero, George?
L'uomo borbott di nuovo. Sembrava pi interessato a svuotare il contenuto del suo
bicchiere che a conversare.
Quale storia? non pot fare a meno di chiedere Julia.
Oh,  stato terribile. La donna abbass la voce. Una faccenda che ha rovinato a molti di
noi residenti all'estero il piacere di venire in questo posto. Non ho nessun problema a
dirvelo.
Leonora, sono sicuro che le signore non sono interessate... protest timidamente George,
facendo intanto segno al cameriere di portare un'altra bottiglia.
Oh, George... perch no?  stato tremendo. Tremendo. Diana  stata l'unica a difenderlo,
sapete. Era come un bulldog, non mollava. Poi lui  sparito nel nulla. Non l'hanno mai
preso.
Chi? Tutt'e tre la stavano fissando.
Leonora le guard, poi diede un'occhiata in giro. Era presente solo un'altra coppia;
giovani e innamorati, si guardavano negli occhi e non si curavano di loro. Il giardiniere.
Mohammed. Era piuttosto ovvio. Io credo che l'abbia uccisa lui... Quale altra spiegazione
ci pu essere? Come hanno fatto a sparire entrambi? Mamma e figlio? Non ha senso. Lui
continuava a dire che erano tornati in Algeria, o in qualunque altro posto da cui
provenissero, ma la polizia non gli ha creduto. Ce n'era stata un'infinit. Com' che li
chiamano? Delitti d'onore? Anche se non vedo proprio quale onore ci sia ad ammazzare la
propria figlia. Ti ricordi, George? Quella storia terribile a Valbonne? Lo tenevano d'occhio,
capite? E la sua scomparsa  stata una prova sufficiente della sua colpevolezza. Per non
l'hanno mai pi catturato, vero?
Leonora disse di nuovo George, con maggior decisione stavolta. Credo che tu abbia gi
detto abbastanza.
Quando  successo?
Poco pi di trent'anni fa. Leonora lo disse quasi in tono trionfale. Era l'estate del 1969.
Vero, George? L'ultimo anno che siamo stati qui.
 stato molto tempo fa disse George con l'aria stanca di chi ha sentito quella storia fin
troppe volte.
Be',  stato bello da parte di Diana prendere le sue difese disse Julia con un filo di voce.
Oh, non  quello che dicevano gli altri residenti disse Leonora ridacchiando. Gli altri
quattro la guardarono. Niela era sicura che nella sua voce ci fosse una nota diversa. Da un
posto lontano, sepolto fra i ricordi dei suoi primi mesi a Vienna, le giunse un brivido di
inquietudine. Aveva gi sentito quel tono. Leonora si chin in avanti con fare da
cospiratrice. C'era persino qualcuno che diceva...
Ora smettila, Leonora. George si era improvvisamente risvegliato dalla sua apatia.
Basta.
Niela si alz di scatto. Gli altri la guardarono. Io... sar meglio che vada balbett. Mi
sono appena ricordata di avere dimenticato qualcosa a casa... Spinse indietro la sedia,
afferr la borsetta e fece quasi di corsa lo slalom fra i tavoli e le sedie finch raggiunse
l'uscita. Era in affanno... sentiva il sangue pulsarle forte nelle vene. Le parole della donna
e il suo tono avevano fatto scattare qualcosa in lei. Aveva bisogno di stare in un posto
tranquillo per riuscire a riflettere con calma. Fu percorsa da un brivido. C'era qualcosa che
non quadrava.
La casa era deserta; spinse la porta d'ingresso con cautela, aspettandosi quasi di trovare
Diana, invece non c'era nessuno. Solo il ronzio del frigorifero che arrivava dalla porta
socchiusa della cucina e il debole cinguettio degli uccelli che sembrava non smettere mai.
Rimase immobile per qualche istante nell'ingresso. Dopo il caldo e il brusio della terrazza
del ristorante, era un gradito sollievo entrare nella casa fresca e silenziosa. Si port una
mano al viso. Era bollente e le tremavano un po' le dita. Non sapeva cosa le avesse preso,
qualcosa che l'aveva completamente svuotata, lasciandola spossata. Era come se si fosse
risvegliata da un incubo. Una parte di lei era rimasta scioccala da quanto le aveva
raccontato Josh, anche se aveva capito quel che era successo ancora prima che parlasse.
Pens a Josh, dieci anni, accovacciato a guardare un atto che non avrebbe dovuto vedere, e
quasi le si spezz il cuore. Sapeva che da quel momento aveva imparato cosa significasse il
potere. Era evidente dalle schermaglie che ingaggiava con la madre: Diana che lo adulava
un po', Josh che resisteva... il gioco letale di tira e molla fra due persone che hanno un
segreto da mantenere.
Anche Niela aveva un segreto, il suo matrimonio e la relativa fuga; ecco come e perch lo
aveva riconosciuto. Ma c'era dell'altro. Nel ristorante era stata assalita da un'altra
sensazione che l'aveva riportata dritta all'infanzia, nella casa di sua nonna paterna appena
fuori Mogadiscio. Aveva pochi ricordi della madre di suo padre. Era la seconda moglie di
suo nonno che dopo avergli dato tre figli, aveva divorziato da lui per ragioni di cui
nessuno aveva mai parlato. Viveva da sola nella sua casa alla periferia della citt con una
mezza dozzina di domestici e servitori che accontentavano ogni suo capriccio. Era una
donna difficile. Niela era cresciuta sentendo parlare sempre di Umm Hassan, com'era
conosciuta da tutti, e dei suoi "modi". Si raccontava che parlasse con i morti, toccandosi
l'amuleto che portava al collo, come per proteggersi dalle sue stesse parole. Umm Hassan
credeva nei jinn, creature ultraterrene che vivevano in un mondo parallelo. Niela all'epoca
era troppo giovane per capire il significato di quelle storie e, quando aveva dodici anni,
Umm Hassan era morta. Aveva pochi ricordi di lei, rammentava appena il profumo della
sua casa, quel misto di caff, cardamomo e incenso profumato delle stanze intorno al
cortile. E ogni tanto le veniva, come in quel momento, un improvviso tremito di paura che
le riportava alla mente Umm Hassan. C'era un modo di dire per indicare quella
sensazione: "mi  passata vicino la morte"... Non  che avesse proprio una premonizione
piuttosto l'impressione di trovarsi in un luogo in cui era successo qualcosa che non
sarebbe dovuto accadere. In effetti, pens stupendosi, l'ultima volta che aveva avuto
quella sensazione era stato in presenza di Diana, il pomeriggio in cui si erano conosciute.
Scosse la testa, perplessa e innervosita. Qualunque cosa avesse avvertito, vi incombeva
l'ombra di Diana.
82
RUFUS
Londra, giugno 2000
Ferm la macchina fuori dalla villa bianca in Northumberland Park Road e spense il
motore. Le finestre erano buie. Apr la portiera e scese, stiracchiando le braccia sopra la
testa. Era stato un lungo viaggio: da Los Angeles a New York il marted sera; una notte e
un giorno a New York e poi un volo di mattina dal jfk che l'aveva depositato a Heathrow
alle nove di sera. Aveva avuto una mezza intenzione di andare a dormire nella stanza
d'albergo che gli aveva prenotato la sua assistente, ma all'ultimo momento aveva
cambiato idea. Sabato era il compleanno di Harvey; sarebbe stata una bella sorpresa per
lui. Non altrettanto bella per Diana, forse - la sua presenza la turbava sempre - ma Harvey
era pur sempre suo fratello.
Tir fuori la valigia dal bagagliaio e sal i gradini. Suon il campanello, per precauzione,
ma quando non ci fu risposta selezion la chiave giusta dal suo mazzo e apr la porta.
Disinser l'allarme e rimase per un attimo immobile nell'atrio buio, respirando l'odore
stranamente familiare della casa di suo fratello. Era da un po' che non ci veniva: qualche
anno. Dal matrimonio di Rafe. Appoggi la valigia e cerc a tentoni l'interruttore della
luce. La accese e l'atrio si illumin. C'era un mucchietto di posta sul mobiletto; prese in
mano un paio di lettere... recavano la data dell'inizio della settimana. Doveva averle
messe l la governante. Evidentemente erano partiti. Ebbe un moto di impazienza: non se
l'aspettava. Mougins, con ogni probabilit. Scese in cucina, riflettendo sul da farsi. Come
sempre, il frigo era pieno di cibo: vino, formaggio, carne, chutney fatto in casa. Trov nella
dispensa un pacchetto ancora chiuso di biscotti d'avena e si prepar un piattino. Accese la
radio: era sintonizzata sulla stazione di musica classica che piaceva a Diana. And al
tavolo e afferr una sedia, cullato dalle note del Messiah di Handel. Mangi velocemente e
decise di non telefonare a Mougins. Avrebbe chiamato l'ufficio di Diana la mattina
seguente. Era gioved: con un po' di fortuna, la sua assistente avrebbe potuto trovargli un
volo per Nizza il sabato mattina e da l avrebbe noleggiato una macchina. Era solo un'ora
di strada dall'aeroporto: se andava tutto bene, sarebbe arrivato in tempo per la festa. Si
chiese se ci sarebbe stato qualcuno dei suoi nipoti. Rafe, Aaron, magari anche Josh? Si era
sposato. Gliel'aveva scritto Harvey. Con una giovane rifugiata somala o sudanese. Gli era
venuto da ridere quando l'aveva letto. Senza dubbio la cosa doveva avere indispettito
Diana. Detestava essere messa in ombra.
Port di sopra il bicchiere di vino e si lasci sprofondare su un divano. C'era un
meraviglioso silenzio dopo le due rocambolesche settimane passate a Los Angeles. Negli
ultimi tempi, riflett, la sua vita era per lo pi una successione di aeroporti, aerei e stanze
di albergo... non che avrebbe voluto diversamente. La tranquilla vita casalinga di Harvey
non faceva per lui, grazie tante. Gli piaceva il fatto di non avere un indirizzo fisso. A parte
l'appartamento di Parigi, in cui andava raramente, viveva con la valigia in mano. La sua
carriera, naturalmente, rendeva possibile tutto ci: era cos richiesto come conferenziere
che non aveva senso cercare di mettere radici. In effetti, quella piccola vacanza che era
riuscito a prendersi tra un impegno e l'altro sarebbe stata l'ultima per un bel pezzo. Dalla
settimana seguente sarebbe stato a Pechino per quindici giorni, poi a Saigon per una
settimana e infine a Tokyo per quasi un mese. Amava quella vita: l'euforia e gli stimoli di
posti nuovi eppure familiari, di gente nuova, nuove idee, nuove esperienze. Anche se,
pens ridendo, a pi di sessantanni il "nuovo" non era certo ci a cui ambiva la maggior
parte delle persone. O forse s, ma erano troppo caute per ammetterlo. Alcuni suoi colleghi,
se si trovavano in qualche posto lontano da casa e avevano bevuto un po', si lasciavano
andare a momenti di selvaggio abbandono che stupivano persino lui. A volte anche i pi
insospettabili di loro, oltretutto. Si ricordava un pomeriggio particolarmente dissoluto a
Bangkok, parecchi mesi prima, con due direttori finanziari di una grande
multinazionale... La loro volutt era incredibile. Ragazze, alcol, droghe... erano insaziabili
e inarrestabili. Lui, Rufus, sapeva quando fermarsi, ma forse era perch non si era mai
fatto fare fesso: matrimonio, figli, una casa in una zona residenziale... no, non faceva per
lui. Era stato sempre onesto con se stesso, ed era quella la differenza fra lui e la maggior
parte degli uomini che conosceva. Certamente esistevano le eccezioni: una era suo fratello.
Ma Harvey sarebbe morto se avesse saputo che sua moglie non era come lui.
Sorrise fra s. Diana. Da quanto andava avanti? Quarant'anni, probabilmente di pi se si
contavano quegli stupidi giochi infantili che facevano. Cowboy e indiani. Nascondino.
Dottore e infermiera. Pensare a Diana gli causava ancora un'erezione quasi automatica.
Cosa c'era di cos speciale in lei? Era carina, certamente... e con il tempo, soprattutto dopo
avere sposato Harvey, la sua avvenenza era maturata in una fredda bellezza distaccata a
cui lui non riusciva a resistere. Pi lei aveva successo, pi lui si divertiva a smascherarla.
Aveva perso il conto delle stanze d'albergo in cui si erano incontrati, e dove l'avvocato
impassibile si era trasformata in una femmina in calore che gridava di piacere. Si agit sul
divano, inquieto. Maledizione. La sua erezione gli si stava conficcando nella coscia. Fece
una risatina. Di certo in quella casa non c'era della roba porno con cui soddisfare il suo
bisogno. Ed era troppo tardi per chiamare una delle ragazze di cui conosceva a memoria il
numero di telefono... oppure no? Guard l'ora. Erano quasi le undici. Se ne sarebbero
accorti i vicini? Non gli interessava se lo avrebbero riferito a Diana, ma sarebbe stato
seccante doverlo spiegare ad Harvey. Al diavolo, era stanco. E aveva ancora un lungo
viaggio da affrontare. Aveva sessant'anni, accidenti. Di certo non gli avrebbe fatto male
rilassarsi un po'.
83
DIANA
Mougins, giugno 2000
L'abito verde di seta le stava alla perfezione, come una seconda pelle scintillante. Diana
era seduta di fronte allo specchio nello spogliatoio e ascoltava i rumori dei preparativi al
piano di sotto, pensando con piacere alla scenografia, ai cibi, ai vini e alla famiglia che era
riuscita a radunare. Aveva chiesto a una delle ragazze di La Mas Candille, il bellissimo
albergo in cima alla collina, di venire ad aiutare madame Poulenc con i piatti e a servire in
tavola. In giardino erano state appese lanterne di carta; c'erano gigantesche candele di
citronella infilzate su canne di bamb per tenere lontani gli insetti. Il salotto era stato tra
sformato in sala da pranzo con due lunghi tavoli, apparecchiati con eleganti tovaglie di
lino; vino in pesanti caraffe di cristallo su una credenza; champagne in frigorifero; rose del
giardino in tutte le stanze e, nell'ingresso, quei bellissimi lilium bianchi dall'odore
pungente che tanto piacevano ad Harvey e diffonde vano il loro profumo in casa. S, era
tutto sotto controllo; sarebbe stato bello e impeccabile nel modo che solo lei sapeva creare.
Harvey compiva sessantanni: tutto doveva essere speciale.
Fu colta improvvisamente da un'ondata di tenerezza nei confronti del marito. Non aveva
mai conosciuto nessuno che avesse una tale empatia e una tale integrit. Oh, non che fosse
un santo... Sapeva essere lunatico, irritabile e impaziente, proprio come lei. Non
sopportava gli stupidi. C'era una schiera sempre in aumento di giovani medici e infermieri
a dimostrarlo! Tuttavia possedeva un inguaribile senso della giustizia che la faceva sentire
in soggezione e inadeguata. Lui aveva una bussola morale interiore come nessun altro di
sua conoscenza. Non pot evitare di scuotere la testa. Era proprio ironico. Lei, l'avvocato,
la guardiana della legge... era marcia fino al midollo. Si guard le mani che tremavano.
Non capiva cosa fosse a causarle cos tanta angoscia e tanti rimorsi. Forse era il
compleanno? O il fatto che si trovavano tutti insieme come non succedeva da anni?
Oppure l'improvviso apparire di quell'impicciona maledetta di Leonora Simmonds, che
aveva messo in moto tutta una serie di domande? Accidenti, si disse allo specchio. Aveva
mezz'ora per prepararsi: l'ultima cosa di cui aveva bisogno era un momento di debolezza
vittimistica. Prese in mano il pennello e inizi a stendere il fard con colpi decisi.
Nella stanza sopra quella di Diana, anche Niela si stava preparando. Si alz e and verso
l'armadio; nell'anta interna c'era uno specchio a figura intera. Si osserv: il lungo abito
bianco da sera che lei e Anna avevano visto nella vetrina di Next in Oxford Street si era
proprio rivelato un buon acquisto. Niela aveva pensato che fosse un po' troppo semplice,
ma Anna, come al solito, le aveva dato il consiglio giusto. "Non avrai mai tanti soldi da
spendere come tutti loro" le aveva detto. "Quindi meglio che tu tenga un profilo basso." Si
stava ancora guardando quando la porta del bagno si apr e Josh entr in camera. Era
appena uscito dalla doccia; aveva un asciugamano avvolto in vita e stava sgocciolando per
terra. Niela guard il riflesso di Josh nello specchio. Non si era ancora abituata alla vista
del suo corpo nudo, malgrado le fosse ormai familiare. Lei, di certo, non sarebbe mai
andata in giro davanti a lui in quel modo, pens cercando di non fissarlo. Josh,
naturalmente, era ignaro di ci. Era assolutamente a proprio agio con il suo corpo. "Vita
da collegio" le aveva spiegato una volta, sorridendo. "Ti ci abitui.". Be', lei non ci sarebbe
mai riuscita.
Le si avvicin da dietro, il corpo ancora umido. Niela s sent avvampare per quella
particolare combinazione di desiderio e imbarazzo che provava sempre quando guardava
Josh. Le sorrise, appoggiandole le mani sulle spalle.
Sar meglio che ti vesta gli disse Niela divincolandosi dal suo abbraccio. Dobbiamo
scendere fra dieci minuti.
Josh alz gli occhi al cielo. Peccato. Sai, avevo una mezza idea... Allung
improvvisamente una mano e la attir contro di s.
Josh! No... mi stropicci il vestito si mise quasi a gridare Niela. No... attento! Mi stai
bagnando tutta!
Toglitelo le mormor contro l'orecchio. O dovrai davvero buttarlo.
Josh... no... non possiamo...
Ma era inutile e troppo tardi. Niela rimase immobile mentre lui le abbassava la cerniera
del vestito e lo lasciava cadere per terra. Lo raccolse con una mano, tenendole sempre
l'altra sulla vita, e lo lanci sul letto, sistemandolo velocemente prima di girarsi verso di lei.
 chiusa la porta? gli sussurr mentre lui la baciava sul collo e sulla scapola, lasciandole
una scia umida sulla pelle. Josh scosse la testa ma non si interruppe. Devo chiuderla?
Lui scosse di nuovo la testa. Non entrer nessuno... Smettila di preoccuparti, abbiamo
dieci minuti. Far veloce. E so che anche tu non ci metterai molto. Niela soffoc un
sorriso. Era una specie di battuta fra loro. A Josh bastava sfiorarla perch lei fosse pronta
ad accoglierlo, e la facilit con cui stimolava il piacere in lei sorprendeva sempre entrambi.
Niela si volt e si abbandon al suo abbraccio. Josh ci mise meno di un secondo a toglierle
abilmente il reggiseno e lei a sbarazzarsi degli slip... La spinse dolcemente verso il letto e
la fece sdraiare. Niela fremeva di desiderio. Josh intrecci le dita di una mano a quelle di
lei, bloccandogliele sopra la testa. Lasci scivolare l'altra mano verso il basso, sfiorandole il
ventre e accarezzandole l'umida morbidezza fra le gambe. Rimase disteso accanto a lei per
qualche istante, poi gir il corpo di Niela e la attir sopra di s. Josh sapeva che quella
posizione la imbarazzava, ma la sua timidezza lo eccitava ancora di pi. Niela scosse la
testa come per protestare, ma lui insistette. Scivol sopra di lui facilmente: Josh chiuse gli
occhi e semplicemente vedere il suo viso la port quasi sull'orlo del piacere. Josh si spinse
piano dentro di lei, stringendola. Niela si chin su di lui, i capezzoli che quasi gli
sfioravano il petto, e ricevette in cambio un gemito. Niela...
La sua voce rimase sospesa nell'aria mentre il suo respiro si faceva pi intenso e pi
pressante. Si spinse ancora una, due volte... Niela sent una folata d'aria fresca sulla
schiena mentre lui esplodeva dentro di lei, per aveva gli occhi chiusi e, quando li riapr,
la corrente non c'era pi.
Julia richiuse la porta pi piano che pot, con gli occhi sgranati. Le batteva forte il cuore.
Indietreggi appena, quasi fosse troppo spaventata per girarsi, nel caso qualcuno l'avesse
vista. Sent dei passi salire in fretta le scale; rimase immobile dov'era, raggelata
dall'imbarazzo e dalla paura, finch non si allontanarono. Voleva fuggire da ci che aveva
appena visto. Era andata nella stanza di Niela per sapere se fosse pronta o se le servisse
qualcosa... no, non era proprio la verit. Era andata a controllare che cosa indossava e a
confrontare i loro vestiti. Aaron era gi sceso ad aiutare Diana, cos lei aveva fatto un salto
su a piedi scalzi, sperando di riuscire a dare una sbirciatina all'abito di Niela. Aveva
aperto la porta e le ci era voluto un secondo per capire che cosa stava guardando. Josh. La
stava fissando direttamente negli occhi da dietro la sagoma di Niela. Julia aveva osservato
il profilo morbido e scuro della sua schiena, le sue natiche perfettamente rotonde e le cosce,
e si era resa conto - troppo tardi - di averli sorpresi mentre stavano facendo sesso. Si era
tirata indietro cos velocemente e cos piano che Josh non aveva avuto nemmeno il tempo
di capire che era lei, o almeno cos sperava. Ma la vista del suo bel viso stravolto dal
piacere era bastata per scatenarle un brivido di desiderio che l'aveva completamente
svuotata. Per quel motivo era uscita cos in fretta. Era per quello che le batteva forte il
cuore e aveva le mani sudate. Josh... emise un gemito e corse gi per le scale cercando di
fare meno rumore possibile. Si accorse con orrore che Aaron stava salendo, venendole
incontro.
Cosa c' che non va? le chiese raggiungendola sul pianerottolo. Cosa succede?
N-niente... io... mi serviva solo... una spilla da balia ment Julia. Sono andata solo a
vedere se... se Niela ne aveva una, tutto qui.
Ah. Sei strana disse Aaron fissandola con un'espressione perplessa. Hai corso o cosa?
Sei tutta rossa in faccia.
Forse per via della doccia... era bollente. Julia detestava mentire, ma cos'altro poteva
dirgli? Arrivo tra un attimo. E prima che Aaron potesse aprire di nuovo bocca, gli pass
davanti di corsa e si chiuse in bagno.
Diana stava andando in cucina per assicurarsi che Eloise fosse pronta con il vassoio
d'argento degli antipasti quando ud il grido di sorpresa di Harvey. Rufus! Fece quasi
cadere le due bottiglie di vino che teneva in mano. Si riprese giusto in tempo, le pos sulla
credenza e quasi corse alla porta d'ingresso. No... non poteva essere! Rufus? Cosa diavolo
ci faceva l? Lo vide avanzare verso casa con una piccola borsa da viaggio in una mano e
una bottiglia di champagne nell'altra. Harvey era sulla soglia, le braccia tese in segno di
benvenuto. Guard inorridita i due fratelli che si abbracciavano. Voleva voltarsi e
scappare via, ma Rufus l'aveva gi vista.
Diana! Si stacc da Harvey e la abbracci. Perch non mi hai detto che sareste venuti
qui per il compleanno di Harvey ! Ho dovuto rintracciarvi!
Lei si sforz di mantenere un tono indifferente. Rufus mormoro, cercando di contrastare
la familiare ondata di piacere e odio che provocava sempre la sua presenza. Che bella
sorpresa.
Non riesco a crederci che tu sia qui! La gioia di Harvey era sincera.  fantastico,
accidenti!
Non mi sarei perso la tua festa per tutto l'oro del mondo gli disse Rufus. Per mi
dispiace di non avere fatto in tempo a prenderti un regalo, vecchio mio.
Oh, non essere ridicolo. Solo il fatto che tu sia venuto e meraviglioso. Entra, entra... i
ragazzi saranno felici di vederti. Ci sono tutti.
Anche Josh?
S. Da non crederci, eh? Non riesco nemmeno a ricordarmi l'ultima volta che siamo stati
qui tutti insieme. E finora c' stato solo un piccolo disaccordo!
Finora puntualizz Rufus sorridendo. C' sempre stasera...
Dio, speriamo di no. Anche Harvey gli sorrise. Di, vieni che ti preparo qualcosa da
bere. Porto la tua borsa di sopra, la piccola camera degli ospiti in fondo  ancora libera,
credo.
I due fratelli la precedettero dentro, uno con un braccio sulla spalla dell'altro. Diana li
segu nell'ingresso, la testa piena di pensieri. Si sentiva morire. Come avrebbe fatto ad
arrivare alla fine della serata con Rufus da un lato e Harvey dall'altro? Si precipit in
cucina e lanci una sfilza di ordini: aggiungere un posto a tavola, portare nella stanza
degli ospiti lenzuola e asciugamani puliti. Accidenti a lui, accidenti a lui.
84
Per Niela, tutta la serata fu pervasa da un'aura di irrealt. Alla luce soffusa e rilassante
delle candele, sembravano tutti attori sul set di un film. L'arrivo di Rufus aveva
innervosito Diana, e non c'era da stupirsene. Era difficile dire se l'episodio a cui aveva
assistito Josh anni prima fosse successo una volta sola o fosse parte di una relazione
duratura. In entrambi i casi, era evidente che Rufus esercitava ancora un certo potere su di
lei. Niela si ritrov a studiarlo con attenzione, cercando segnali che avrebbero potuto darle
una chiave di lettura. Non ce n'erano; lui non lasciava trapelare assolutamente nulla.
Accanto a Diana c'era Harvey, affascinante come sempre. Era difficile non provare
simpatia per lui, con quella sua insolita combinazione di intelligenza e gentilezza; il suo
humour non aveva niente della malizia tagliente e calcolata di Diana, n dell'astiosit di
Josh e Aaron. Era a conoscenza di ci che era avvenuto fra sua moglie e suo fratello? No,
impossibile: non avrebbe potuto starsene cos tranquillo tra le due persone che, invece di
essere i suoi alleati pi fedeli, lo avevano tradito almeno una volta, se non ripetutamente.
Nessuno avrebbe potuto avere quella profondit di comprensione e di perdono, nemmeno
Harvey.
Mentre li osservava, Niela si rese conto di avere un nodo in gola. Era abituata al fatto che i
suoi segreti a volte riaffiorassero nei suoi pensieri in modi inaspettati e senza preavviso,
ma stavolta era diverso. Alz il bicchiere e cerc di scacciare le lacrime incipienti. Era stata
l'idea del perdono a scatenare quell'emozione. Il fatto che Harvey potesse essere la
persona a cui confessare un segreto l'aveva commossa. Era da cos tanto tempo che sentiva
il bisogno di parlare... di dire a voce alta quello che di solito teneva sepolto dentro di s...
Perch proprio ora, fra tutti i momenti e le situazioni possibili? Lei lo sapeva. Era seduta a
quella tavola, in seno alla sua famiglia adottiva, e li ascoltava parlare, scambiarsi storie, li
guardava recitare davanti al pubblico degli invitati... insomma, fare ci che ogni famiglia
faceva ovunque. Le riunioni familiari a Mogadiscio erano diverse: i genitori raramente
parlavano con i figli, e viceversa, ed erano impensabili quelle bonarie canzonature davanti
agli ospiti che sembravano divertire tutti. Non c'era alcol a tavola e sua madre non
avrebbe mai osato sedersi fra il marito e il cognato, ma quel senso di appartenenza, di
stare insieme a persone di cui condivideva il sangue e la storia, le era mancato per molto
tempo. Quando era fuggita da tutti i suoi cari, aveva seppellito cos in profondit dentro di
s il dolore e la perdita che aveva pensato di non poter pi tornare indietro. In quel
momento, seduta in mezzo a quella famiglia, avvertendo il veleno che si era lentamente
insinuato nell'amore, si ritrov a rimpiangere ci da cui era scappata e a temere quello che
avrebbe potuto ancora perdere se il suo passato fosse venuto alla luce.
Vicino a lei, Josh era silenzioso. La sua posizione in seno alla famiglia era precaria: lei lo
intuiva, cos come intuiva che Josh lo sapeva e ne era ferito, malgrado tutta la sua rabbia
astiosa. Ogni volta che un aneddoto o uno scherzo era rivolto a Josh, Niela intravedeva un
tentativo di rompere la corazza... ma non appena cominciava a esporsi, si tirava subito
indietro. Ci la commuoveva moltissimo e, a lungo andare, le spezzava il cuore.
Maddy aveva bevuto troppo; lo capiva dal modo in cui le parole le si arrotolavano in
bocca e non riusciva a domarle. Lo intuiva anche da come il suo sguardo era attratto da
Niela e Josh, seduti di fronte a lei. Fece scivolare una mano sotto il tavolo e la appoggi in
modo provocatorio sulla coscia di Rafe, che, per, si spost irritato. Stava raccontando una
lunga e complicata storia a proposito di un'operazione e Maddy sentiva che voleva
impressionare Harvey: l'ultima cosa che desiderava in quel momento era farsi distrarre
dalle dita della moglie che lo accarezzavano attraverso i calzoni. Lei allontan la mano,
mortificata. Bevve un altro sorso di vino. Pericoloso. Il vino allentava le inibizioni; le
scioglieva la lingua e le esaltava le emozioni. In quelle condizioni, chiss cosa poteva
passarle per la testa e uscirle dalle labbra... Cerc di concentrarsi sul racconto di Rafe.
Quando abbiamo visto il sangue, abbiamo pensato di essere fregati... non era abbastanza
stretto... sai com', pap, quando hai aperto un accesso arterioso... non si pu mai dire, no?
Per nostra fortuna, Martins gli aveva dato una tripla dose di Nembutal...
"Smettila di cercare di compiacere tuo padre" avrebbe voluto sussurrargli Maddy. "Non
tentare di fare colpo su di lui. Prova a essere solo te stesso." Colse su di s lo sguardo di
Niela e s'affrett a distogliere il suo. Aveva scritta in faccia la propria impazienza? Bevve
un sorso di vino, poi un altro. Sentiva che si stava ubriacando. C'era qualcun altro che la
stava fissando era Rufus, lo zio di Rafe. Era molto sveglio; Maddy aveva capito dal modo
in cui la stava studiando che aveva colto l'espressione nei suoi occhi. Visto vicino ad
Harvey, si coglieva un'inquietante somiglianza fra i due; era come guardare in uno
specchio con un riflesso leggermente sfocato: i lineamenti erano gli stessi, ma le sfumature
diverse. Si agit inquieta sulla sedia. C'era una nota stonata in quella serata. Era una festa
di compleanno, doveva essere un'occasione felice... eppure regnava un'atmosfera insolita.
Sent un brivido, anche se non faceva freddo.
Seduta tre posti dopo Maddy, fra Aaron e Harvey, anche Julia stava cercando di tenere a
bada i propri pensieri. Anche lei aveva bevuto troppo, ma, mentre l'attenzione di Maddy
sembrava concentrata sulla compagnia che la circondava, Julia era del tutto assente. La sua
mente continuava a tornare all'Africa, non solo al suo incontro casuale con Josh a
Johannesburg, ma a tutto il viaggio e alla catena di emozioni che aveva scatenato in lei. Era
agitata; senza averlo espresso a parole, sentiva che la sua strada si era a poco a poco
allontanata dal percorso che lo studio Bernard, Bennison & partner aveva previsto per lei.
Il fatto che Aaron sembrasse cos appagato di seguirlo era diventata un'ulteriore fonte di
irritazione che lei non osava neppure ammettere con se stessa. Quel viaggio l'aveva
completamente segnata, indirizzandola verso quello che sarebbe potuto diventare il centro
della sua vita: quanto era latente in lei d'un tratto si era prepotentemente manifestato. Si
sentiva come se avesse scoperto per caso ci che aveva voluto fare da sempre, e il fatto che
Aaron lo capisse aggiungeva tensione al loro rapporto, in precedenza armonioso. In un
modo strano e spiacevole, era come se Aaron stesse lentamente chiudendo un cerchio.
Quando lo aveva incontrato in studio, lui pareva avere abbandonato l'arroganza che lo
aveva caratterizzato al Balliol e le aveva concesso di vedere qualcos'altro dentro di lui...
era di quello che lei si era innamorata. La sera in cui lei aveva perso la sua prima causa era
stata la nota di incertezza nella voce di Aaron che gliel'aveva fatto vedere sotto una luce
diversa. Si ricordava ancora tutti i particolari: come si era appoggiato allo stipite della
porta, le maniche arrotolate, il desiderio che le era venuto di farsi abbracciare da lui... Ma
col passare del tempo lui aveva acquistato sempre pi fiducia nel ruolo che altri
sembravano aver progettato per lui, e l'Aaron di cui lei si era innamorata aveva
cominciato a sbiadire. Ora stava tornando a essere quello che era sempre stato.
Convenzionale fino al midollo. E, sotto quell'aspetto, loro erano diametralmente opposti.
Per Julia, specialmente dopo l'esperienza di Maputo, la legge non era semplicemente un
mezzo per raggiungere un particolare stile di vita; era una questione pi morale che
materiale. In questo, con sua grande angoscia, lei e Aaron erano agli antipodi. Paragonare
lui a Josh non era giusto: diversi come il giorno e la notte, avrebbe detto suo padre. Erano
come Harvey e suo fratello Rufus, le venne da pensare all'improvviso. Lanci un'occhiata
in fondo alla tavola. Stavano parlando chini in avanti, le teste vicine, quella di Rufus pi
scura, con una spruzzata di grigio, quella di Harvey cos chiara da sembrare argentata... e
seduta fra loro, sulle spine, c'era Diana. I suoi occhi passavano dall'uno all'altro, mai
immobili. Sembrava che stesse valutando la serata secondo criteri che non contemplavano
il semplice divertimento. C'era un sottofondo strano alle risate, agli aneddoti, al buon vino
e alla buona cucina, ma Julia, per quanto si sforzasse, non riusciva a cogliere cosa fosse.
...
85
La casa era immersa in un silenzio di tomba. Dopo la baldoria dei festeggiamenti di quella
sera, la quiete che era scesa dopo che tutti erano andati a dormire era inquietante. Diana
era sdraiata immobile accanto ad Harvey e non riusciva a dormire. Aveva a malapena
toccato una goccia di alcol, a differenza degli altri. Era troppo nervosa. La serata si era
trascinata a rilento; ricordava solo che desiderava finisse al pi presto e che Rufus se ne
andasse, perch le cose potessero tornare normali. Gemette sommessamente. Non c'era
niente di normale nella suo situazione. Vicino a lei, Harvey russava piano. Per lui, almeno,
la serata era stata un grande successo. Se anche aveva notato che lei era pi silenziosa del
solito, non aveva fatto commenti. Ogni tanto, durante la cena, l'aveva toccata leggermente
sulla spalla o sul braccio: piccoli gesti premurosi che lo tenevano in contatto con lei, come
gli piaceva dire. Harvey era bravo in quel genere di cose. Rufus no. Per quasi cinquantanni
lei aveva riflettuto sulla questione... perch?
Si volt piano su un fianco, non volendo disturbare Harvey. Cerc di rilassarsi, di
respirare a fondo e regolarmente nella speranza di appisolarsi, ma non serv a niente. Il
sonno che lei tanto bramava non aveva alcuna intenzione di arrivare. Scost le lenzuola e
scivol piano gi dal letto. Le tavole del parquet scricchiolarono mentre lei attraversava la
stanza a piedi scalzi, ma Harvey non si svegli. Prese la vestaglia di seta dall'attaccapanni
e apr la porta facendo attenzione. In corridoio, le porte erano chiuse; dietro ognuna di
esse, tutta la sua famiglia stava dormendo. Scese le scale, stringendosi nella vestaglia, e
and in cucina; era tutto tranquillo, il frigorifero che ronzava rassicurante in un angolo. Si
avvicin al lavandino e apr la finestra; l'aria dolce della notte entr, avvolgendola nel suo
profumo familiare, una combinazione di pino e lavanda, l'odore di Mougins. Guard il
vialetto, immerso nella luce argentata della luna. Tutto era perfettamente immobile e
silenzioso. Apr il rubinetto e riemp un bicchiere d'acqua. Lo bevve in piedi, lo sguardo
fisso sul punto in cui era rimasta ad aspettare trent'anni prima. Sent un cigolio dietro di s;
la porta della cucina si apr e si richiuse con un leggero tonfo. Sent i passi leggeri che si
avvicinavano. Sapeva chi era senza nemmeno girarsi.
Ci pensi mai, Rufus? gli chiese sottovoce, avvicinando il bicchiere freddo al viso che
scottava. Ci pensi?
No. Lui la afferr per le spalle e la fece voltare verso di s. Non ci penso.
Mai? Nemmeno... Si ferm, non riuscendo a finire la frase. Al buio non lo vedeva in
faccia; stava aggrottando la fronte?
Tuo figlio sta dormendo di sopra con sua moglie.  tutto quello che ti interessa sapere.
Ma, Rufus...
Smettila, Diana. Non serve a niente.  una storia sepolta...
Sepolta? Diana fece una risatina. S, puoi ben dirlo. In effetti...
Basta. La sua morsa sulle spalle di Diana si fece pi forte. Non  da te. Cosa ti
succede?
Ci fu qualche secondo di silenzio mentre lei cercava di riprendere il controllo della sua
voce. Non lo so sussurr infine. Non riesco a smettere di pensarci. Di pensare a lui.
Non farlo. Josh  al sicuro.  vivo. Fine della questione.
Ma...
Smettila. La sua mano scivol dalla spalla in fondo alla schiena. La strinse a s.
No sussurr Diana non qui. Ti prego. Lui la tenne stretta ancora per un secondo, le
mani che scivolavano pi gi a stringerle le natiche. Diana sent la solita ondata di
desiderio e fece ricorso a tutta la sua forza di volont per allontanarlo. No ripet,
sperando che la voce risultasse ferma.
Lui sospir e sollev le mani in segno di finta sconfitta. Okay,me ne andr domattina. Il
suo tono aveva una nota di simulato rimpianto. Hai vinto. Le sfior il mento e si
allontan nell'oscurit. Diana sent la porta della cucina chiudersi piano dietro di lui.
Poteva tornare a respirare. Si volt di nuovo verso la finestra e guard fuori nella notte.
Stavolta non ce l'avrebbe fatta a fermare il flusso di ricordi che la assalivano, uno dopo
l'altro, in una cascata di dolore.
DIANA
Londra/Mougins, giugno 1969
Si svegli e le sembr di avere chiuso gli occhi da poco. Faticosamente si alz a sedere nel
lettino d'ospedale e si guard attorno, per un secondo ignara di dove si trovasse. La stanza
era vuota. Harvey non poteva restare con lei, le aveva detto la sera prima: doveva lavorare
tutta la mattina, le aveva promesso di fare un salto a trovarla appena avesse potuto. Nella
culla vicino al letto c'era il suo bambino appena nato, il terzo. Joshua Alexander Keeler. Si
agit scomodamente nel letto e si sporse per guardarlo. Stava dormendo. I suoi lineamenti
minuscoli erano rilassati; sent la stessa ondata di emozione che aveva provato dopo la
nascita degli altri due figli. Cos perfetto. Non riusciva a distogliere lo sguardo da lui. Gli
altri due erano venuti al mondo decisamente biondi, come Harvey. Josh invece aveva i
capelli nerissimi. Resistette alla tentazione di infilare un dito nella sua manina; non voleva
svegliarlo. A quanto pareva, era un urlatore. "Un bel paio di polmoni" aveva commentato
la sera prima un'infermiera. "Una volta che inizia..." Aveva sorriso bonaria a Diana,
troppo esausta per replicare.
Si alz con cautela. La parte inferiore del corpo era ancora indolenzita per il parto; le ci
sarebbe voluto un po' per rimettersi in piedi. Era ancora scioccata da quanto fosse stato
faticoso. I primi due erano stati uno scherzo al confronto. Con Rafe era stata in travaglio
solo poche ore prima che facesse la sua comparsa; era quasi nato sul sedile posteriore della
macchina mentre andavano all'ospedale. Con Aaron lo stesso... un parto facile... era
tornata a casa la mattina stessa. Ma con Josh era stato diverso. Quasi ventiquattr'ore di
contrazioni, seguite da altre quattro ore di spinte, afflitta dai dolori pi lancinanti che lei
avesse mai provato... nel momento in cui aveva pensato che non avrebbe resistito un altro
secondo di pi, Josh era nato, scalciando e gridando, e da allora non aveva pi smesso.
Diana lo aveva guardato, troppo sfinita per osservarlo bene, ma si era accorta subito, in
quel momento, che quel figlio sarebbe stato speciale.
Le avevano fatto un'episiotomia e messo dei punti; c'erano voluti alcuni giorni perch la
ferita guarisse e, bench Harvey portasse quotidianamente i ragazzi a vedere il fratellino
appena nato, le sembr strano tornare a casa dopo quasi una settimana. Per qualche
insolita ragione non riusc a instaurare la routine che aveva preso cos facilmente con Rafe
e Aaron. Gli strilli di Josh tenevano sveglia tutta la famiglia, giorno e notte. Non appena lo
metteva a dormire, lui ricominciava. Niente sembrava calmarlo. Rafe e Aaron erano
risentiti: e chi non lo sarebbe stato? Rafe aveva cinque anni e Aaron uno di meno: per
quattro anni si erano divisi Diana equamente. Erano legati come pi non potevano esserlo
due fratelli, commentavano tutti con simpatia. Non le davano alcun problema. Rafe aveva
un atteggiamento molto protettivo nei confronti di Aaron e questi adorava il fratello
maggiore. L'arrivo in casa di un nuovo fratellino urlante aveva stravolto la vita di tutti.
"Ma perch piange sempre?" chiedeva Rafe a Diana un centinaio di volte al giorno. Lei era
stanca e irritabile: avrebbe dovuto essere pi paziente con lui, con tutti loro... ma non ce la
faceva. Harvey faceva del proprio meglio, naturalmente, ma era un giovane chirurgo in
uno degli ospedali pi grandi di Londra... non poteva permettersi di rimanere sveglio di
notte.
L'idea era stata sua. In un primo momento lei si era trasferita con Josh in mansarda,
sperando di dare una tregua agli altri. Ma le cose non sembravano essere migliorate di
molto: le grida di Josh penetravano attraverso le pareti. La terza mattina Harvey scese a
colazione con gli occhi arrossati e di malumore. Perch non lo porti a Mougins per un
paio di settimane? le chiese. Magari vi fa bene stare un po' da soli. Io e la signora Pitcher
ce la caveremo a tenere i ragazzi. Non credo di riuscire ad andare avanti in questo modo,
Diana.
Lei lo guard, le sopracciglia inarcate per la preoccupazione, e annu. Non lo avrebbe mai
ammesso, ma l'idea di passare un po' di tempo da sola con Josh le piaceva. Esit per paura
di sembrare troppo contenta. No, non posso gli disse mentre l'idea cominciava a
insinuarsi in lei.
Perch no? Rufus  gi l.  estate, il tempo  bello e fa caldo. Verr a prenderti
all'aeroporto e ti dar una mano per un paio di giorni. Davvero, tesoro. Devo confessarti
che  stato lui a suggerirmelo.  in vacanza fra un incarico e l'altro, al momento, e dice che
per lui non sarebbe affatto un fastidio.
Diana aveva sentito la familiare vampata di calore e desiderio partire dalla bocca dello
stomaco e pervaderle il corpo. In quel momento, due piani sopra di loro, Josh ricominci a
piangere. Nel giro di qualche secondo, le sue grida si erano intensificate.
Questo direi che chiude la discussione disse Harvey alzando gli occhi al cielo. Tu
andrai a Mougins, anche se dovessi portarti personalmente.
No, no... va bene, hai ragione. Porter via Josh. Solo per un paio di settimane.
Solo per un paio di settimane ripet Harvey, con un'aria gi pi sollevata. Stamattina
telefoner a Rufus. Ne sar felice.  stato in compagnia di Mohammed e Khadija per quasi
quindici giorni.
Diana non disse niente. Annu, poi si volt e corse di sopra. Sollievo, senso di colpa, gioia,
paura... il familiare alternarsi di emozioni era ricominciato.
Il volo della boac per Nizza fu un incubo. Josh aveva gridato praticamente per tutto il
viaggio. Diana sbarc in un azzurro pomeriggio di sole e quasi le venne da piangere per il
sollievo. Rufus era l ad aspettarli; Diana scorse la sua testa scura che si stagliava sopra la
folla di madri, padri, amanti e nonni che erano venuti ad accogliere i loro cari.
Rufus gli sussurr con un filo di voce, lasciando che la abbracciasse. Incredibilmente,
Josh era tranquillo.
Quindi  lui la piccola birba che ha causato tutti questi problemi fu l'unico commento di
Rufus mentre li accompagnava verso la macchina nel parcheggio. I bambini non erano il
suo forte, come diceva sempre lui. Mise Josh, che nel frattempo si era addormentato, sul
sedile posteriore, pregando che non si svegliasse. Uscirono dall'aeroporto e si unirono al
traffico sull'autostrada diretti a ovest verso Cannes. Diana era troppo stanca per parlare; si
limit a guardare dal finestrino il paesaggio estivo che le scorreva accanto.
Erano appena passate le sei del pomeriggio quando Rufus svolt nel vialetto che portava a
casa loro. Lei si svegli di soprassalto; si era appisolata durante il viaggio e il suo viso
mostrava ancora tutta la sua stanchezza.
Ci penso io. Rufus tir il freno a mano e spalanc la portiera. Apr il cancello e risal in
macchina. Mohammed  andato a casa per il pomeriggio. Khadija ha appena avuto un
bambino. Un maschio come Josh.
Cosa? La piccola Khadija? Lo shock svegli del tutto Diana. Khadija era l'unica figlia di
Mohammed. Sua moglie, Doha, era morta quando la bambina era molto piccola. Lei era il
centro assoluto del suo universo. Quanti anni ha?
Lui si strinse nelle spalle. Sedici, diciassette... qualcosa del genere.
Non pu essere, Rufus. Ha appena cominciato la scuola superiore. Non pu averne pi di
quindici.
Rufus fece una smorfia. Ferm la macchina davanti alla casa colonica e Diana non disse
pi nulla. Quella vista non mancava mai di tranquillizzarla. Scese dalla macchina e rimase
per un istante ferma nel vialetto a guardare le pietre ingiallite, la macchia di edera che si
allargava sul muro, le rose fiorite... era bellissimo. Diana apr piano la portiera dietro, per
non svegliare Josh, e lo port in casa. Nell'aria aleggiava il profumo di lievito del pane
appena sfornato e del caff, due odori che avrebbe per sempre associato a Mougins. Vado
a metterlo in soggiorno disse a bassa voce a Rufus, che le stava portando le valigie. Si
sveglier presto, immagino. Sar affamato. Rufus non rispose. Port le valigie di Diana di
sopra; il parquet scricchiol sotto i suoi passi.
Stava allattando Josh quando lui torn gi, mezz'ora dopo. Era seduta in una poltrona
vicino alla finestra. La luce del tardo pomeriggio entrava dalle portefinestre; nel chiarore
del crepuscolo si riusciva a distinguere il pulviscolo che volava intorno a loro. Josh si era
calmato; si era staccato dal seno e russava leggermente. Per la prima volta da quando era
nato sembrava tranquillo, quasi contento. Lei era spossata, ma di una stanchezza diversa.
Guard la luce che creava ombre sulle pareti e sul soffitto, non preoccupandosi nemmeno
di coprirsi il seno, godendosi la sensazione dell'aria e del sole sulla pelle nuda. A Mougins
il sole estivo poteva essere forte e implacabile, ma l nella valle, a mezza costa, faceva
sempre fresco in casa. Si volt verso Rufus che stava entrando e si mise un dito davanti
alle labbra. Gli piace stare qui gli sussurr.
Rufus la guard senza parlare. C'era una bottiglia di vino sulla credenza. Ne vers due
bicchieri; uno piccolo per Diana e uno pi generoso per s. Glielo porse, respingendo le
sue proteste. Fa bene a tutti e due replic bruscamente. Non  cos che dicono?
Diana pos Josh addormentato nella culla di vimini, sistemandogli per bene il lenzuolino
sotto il mento. Lui continu a dormire indisturbato. Stava per abbottonarsi il vestito
quando la mano di Rufus la ferm. Le sfior un capezzolo, ancora umido e turgido, e lo
sfrego fra le dita. Diana quasi rovesci il vino. La scossa elettrica di desiderio fu cos forte
che dovette chiudere gli occhi. Era sempre stato cos: il minimo tocco della sua mano sulla
pelle le dava il capogiro. Lei mosse la testa per protestare. Non posso, Rufus... non
adesso. Non ancora. 
Ssh. Lui pos il bicchiere per terra e si inginocchi davanti a lei Le apr del tutto la
camicetta e slacci il reggiseno poco sexy. I suoi seni, grandi quasi il doppio del solito, si
riversarono fuori. Lui prese fra le labbra prima un capezzolo, poi l'altro, la lingua che
scivolava abilmente intorno alle piccole protuberanze. Diana dovette stringere i pugni per
non gridare. Il suo bambino dormiva nella culla accanto a loro mentre il fratello di suo
marito tirava i fili sericei colpevoli del piacere, uno dopo l'altro, come solo lui sapeva fare.
Durante i due giorni seguenti si cre fra loro tre un ritmo piacevole. Rufus dormiva
sempre fino a tardi; Diana si svegliava presto e portava Josh alla piscina, sulle pietre
scaldate dal sole, dove guardava la luce danzare sull'acqua e ascoltava i rumori del
giardino e della valle intorno. Era proprio vero: l'aria di quel posto sembrava avere
calmalo Josh. Di mattina c'era il sole e faceva caldo. Verso mezzogiorno prendeva la culla
di vimini e tornava verso casa per preparare il pranzo. Ogni tanto faceva una passeggiata
con Josh fino in paese, al mercato, e camminava fra le bancarelle, sentendo il dolce
profumo dei fiori e della frutta, l'odore forte dei formaggi o del pesce fresco. Mostrava con
orgoglio Josh alle donne del paese; loro scostavano lo scialle che gli proteggeva la faccia
dal sole e lanciavano gridolini di apprezzamento. A volte lei si sedeva con lui a un
tavolino del bar sulla piazza, mangiando una fetta di torta salata agli spinaci o di tarte aux
pommes.
Una mattina, tre giorni dopo il loro arrivo, Diana era distesa a prendere il sole su una
sdraio, vicino alla piscina. Volt pigramente la testa per sorvegliare Josh, accanto a lei nella
culla. Lui la stava guardando con un'espressione di cos intensa concentrazione che lei si
mise a ridere. a va? gli sussurr in francese. Si chin e gli mise un dito nella manina; lui
lo strinse forte. Un pensiero si mosse sul suo viso: era ancora troppo piccolo per sorridere,
ma sembrava cos contento per il solo fatto di essere sdraiato l al sole che Diana ne era
estasiata. Lasci cadere il libro che teneva in mano e, con Josh che le teneva stretto il dito,
rivolse il viso al sole e si addorment.
Un improvviso cambiamento della temperatura la svegli. Una nuvola di passaggio aveva
oscurato il sole provocandole un brivido. Si alz a sedere di scatto. Qualcuno stava
arrivando dal vialetto con una carriola piena di attrezzi. Era Mohammed. Ah, sei tu,
Mohammed gli grid ombreggiandosi gli occhi con una mano. Ca va? Tout bien? C'era
qualcuno con lui, mezzo nascosto dalla carriola. Era sua figlia. Khadija? C'est toi? Diana
le sorrise.
Oui, madame. Khadija le restitu il sorriso, timidamente. Teneva in braccio qualcosa: un
involto bianco. Ah, s, il suo bambino! Rufus gliene aveva accennato il giorno del suo
arrivo.
Ah, c'est ton bb, Khadija. Flicitations! Era la cosa giusta da dire? Non lo sapeva.
Khadija era ancora un'adolescente. Diana si alz, allungando le braccia per prendere il
bambino. Di fianco a lei, Mohammed le osservava. Era difficile capire dalla sua
espressione cosa ne pensasse. Doveva chiedere del padre? Khadija le pass il bambino con
cautela, riluttante a lasciarlo andare, anche solo per un secondo. Diana tir indietro lo
scialle e diede un'occhiata al neonato che dormiva. In un attimo, un brivido la percorse
mentre osservava i lineamenti del bambino. Era il ritratto di Rufus, di Harvey... e, cosa
ancora pi strana, di Josh. Diana alz lo sguardo; la verit di ci che aveva riconosciuto era
stampata sul volto di Khadija. E su quello di Mohammed. Pass lo sguardo da una
all'altro. Ci fu un attimo di silenzio sgomento mentre tutti pensavano ci che non poteva
essere detto.
Ma come hai potuto? La voce di Diana era un grido strozzato.  solo una bambina,
Rufus! Una bambina, cazzo!
Non essere ridicola! Non  una bambina pi di quanto non lo sia tu.
Ma sei impazzito?
Vuoi stare zitta?
Erano in piedi in camera da letto e si lanciavano sguardi rabbiosi. Diana non riusciva a
smettere di tremare. Non era perch Rufus era andato a letto con un'altra... Santo cielo, se
fosse stato quello il problema, lei non avrebbe mai avuto un attimo di pace. No, era
scandalizzata dal fatto che lui avesse approfittato della figlia di Mohammed.
Lui stravedeva per Khadija, ne era orgogliosissimo. Lei era una brava studentessa e
sognava di andare all'universit... Cosa diavolo era saltato in testa a Rufus?  una
bambina ripet Diana scoppiando in singhiozzi. E tu l'hai messa incinta... cosa
dovrebbe fare adesso? -
Ma per favore... tu e il tuo fottuto moralismo! Lei lo voleva tanto quanto me, stupida
idiota. Perch voi donne dovete fare tutto sto casino?
Noi donne? Diana era senza parole. Ma cosa diavolo stai dicendo?
Tu, lei... Ascolta,  stata lei a voler tenere quel dannato bambino, non io!
Certo che lo voleva! Appartengono a una cultura diversa, Rufus! Non aveva alternative,
lo capisci?
Rufus aveva stretto i pugni. Si stava davvero arrabbiando. Senti, non intendo pi
discutere di questa storia.  inutile. Lei ha avuto il bambino,  finita.  tutto quello che c'
da dire.
E hai intenzione di mantenerlo? Il bambino, intendo...
Certo. Cristo, che razza di persona pensi che io sia?
Diana si azzitt di colpo. Non riusciva a trovare una risposta. Sapeva esattamente che
razza di persona fosse, perch era uguale a lei. Alz una mano con un gesto stanco. Non
importa disse poi. Ci che conta  che hai rovinato la vita a questa ragazza, che
mantenga il bambino o no. Rufus la fulmin con lo sguardo. Si fissarono in un silenzio
teso e arrabbiato, poi lui gir sui i tacchi e usc dalla stanza, sbattendosi la porta alle spalle.
Josh fece un vagito; era rimasto tranquillo mentre litigavano. Adesso che era tornato il
silenzio, minacciava di riempirlo. Diana corse da lui e lo tir su dalla culla, abbracciandolo.
Era ancora sconvolta dopo avere visto il bambino di Khadija - non sapeva nemmeno come
si chiamasse - incredibilmente simile a Josh. Un pochino pi scuro, forse... quello era il
sangue nordafricano di Khadija... ma i lineamenti erano gli stessi. I geni dei Keeler. Anche
se Josh aveva i capelli neri come lei, aveva preso pi da Harvey. Guard il visino
minuscolo di Josh, le narici delicate, la bocca, i capelli fini e scuri, che erano gi un po'
cresciuti dalla nascita. Era un bambino straordinariamente bello, pens orgogliosa. Sia
Rafe sia Aaron erano cos chiari da piccoli che i loro lineamenti erano quasi imprecisi,
sbavati. Invece non c'era niente di vago in Josh. Tutto in lui era definito. Lo guard negli
occhi: erano scuri, color melanzana, con una pellicola che rifletteva la luce scomponendola
nei colori dell'iride. Che cosa vedeva? si domand mentre l'espressione sul suo visino
cambiava di nuovo. Allung una mano e gli sfior una guancia. Lui si volt verso di lei,
inquadrando la sua sagoma. Il suo faccino si illumin di un sorriso, cos fuggevole che lei
pens di averlo immaginato. Si sent riempire di gioia. Impossibile, era ancora cos piccolo.
I suoi fratelli non erano stati cos precoci! Lo strinse a s, pensando a un tratto a tutto ci
che lei aveva e che poteva offrirgli. Le scuole migliori, le case pi belle, vacanze intorno al
mondo, i fratelli maggiori che lo proteggevano... Povera Khadija. Povero Mohammed. E
soprattutto, pens mentre si sbottonava la camicetta per allattare Josh, povero bambino.
Gli avrebbero mai detto chi era suo padre? Ne dubitava. Conosceva Rufus da una vita...
ma non avrebbe saputo dire chi fosse davvero.
Rufus ci mise buona parte della giornata per decidersi a tornare a casa. Rientr all'ora di
cena, con una bottiglia di vino in una mano e uno spinello nell'altra. Aveva fumato; aveva
gli occhi un po' arrossati. Vuoi fare un tiro? le chiese.
Non essere ridicolo rispose seccata Diana. Sto allattando, ricordi?
Lui alz le spalle. Arrangiati.
Hai mangiato? gli chiese pi per abitudine che per altro.
Lui scosse la testa. Non ho fame.
Diana si morse il labbro. Lui le stava tenendo il muso. Sapeva gi come sarebbe stato il
resto della serata. Lui imbronciato, lei intenta a rabbonirlo. Alla fine, con sufficiente
persuasione da parte sua, lui avrebbe cambiato umore, avrebbero bevuto un bicchiere di
vino... poi l'avrebbe portata di sopra, sul grande letto morbido che lei e Harvey
dividevano quando erano in vacanza insieme. Lei non poteva ancora avere rapporti
completi - era troppo presto per quello - ma ci non sembrava affatto importare a Rufus.
Lui dava e prendeva piacere in altri modi, che ancora si divertiva a insegnarle. Solo il
pensiero la fece arrossire d'eccitazione; se ne vergogn, ma era una cosa che sfuggiva al
suo controllo.
Prendine lo stesso un po' gli disse servendogli nel piatto una porzione generosa dello
stufato che aveva preparato quel pomeriggio. Lui la fiss per un attimo con uno sguardo
fiammante, poi si tir davanti il piatto. Diana fece un sospiro di sollievo. Quando lui
cominciava a imbronciarsi, infatti, poteva diventare insopportabile. Gli pass il sale e il
pepe, e lui cominci a mangiare. Quando ebbero finito, la tensione ormai se n'era quasi
completamente andata. Bevvero insieme in cucina  in un silenzio pi o meno socievole,
con l'unico suono in sottofondo della radio accesa a basso volume. Josh dormiva
profondamente, un sonno con ogni probabilit indotto dall'unico bicchiere di vino che lei
aveva bevuto e dalla pace che era scesa di nuovo sulla casa.
Diana aveva appena finito di rimboccare la copertina bianca intorno a Josh quando Rufus
entr nella sua camera. Stava fumando un altro spinello. Lei ne riconobbe l'odore acre e
pungente. Rufus, per favore. Si accigli e scosse la testa. Non qui. Non davanti al
bambino.
Santo cielo, Diana! Rilassati, okay? Sta dormendo... non pu sentire niente. Ma cosa ti
succede? Sei diventata una vera palla, cazzo.
 solo che penso che non gli faccia bene disse Diana titubante. Guard Josh. Rufus
aveva ragione: era proprio addormentato.
Dormir tutta la notte. Hai bevuto abbastanza vino a tavola... lo ha messo KO. Di,
fatti un tiro, hai bisogno di rilassarti. Non sopporto di vederti cos. Non  da te.
Oh, Rufus... mormor Diana debolmente. Lui le stava sorridendo. Quel sorriso
complice e pericoloso.
Su, da brava ragazza. Anzi, pensandoci bene... le brave ragazze non mi piacciono
affatto. Il sorriso di Rufus divenne pi convinto dopo che lei ebbe fatto un tiro. Ecco, e
un altro. Voglio vederti bella rilassata. Lui allung una mano e le afferr un braccio,
tirandola verso di s. Si baciarono; la lingua di Rufus era un'intrusione calda e umida nella
bocca di Diana. Lei gli gett le braccia al collo, nascondendo la faccia sul suo petto. Lui le
cinse la vita con un braccio, stringendola, poi le sue mani scivolarono in alto sul suo seno
pesante. Rufus la spinse e si sdraiarono entrambi sul letto. Diana lo attir verso di s, poi
fece un secondo tiro e un altro ancora, sotto lo sguardo di approvazione di Rufus. Lui
cominci a baciarla, mentre le sue mani facevano magie accarezzando quelle parti di
Diana che sapeva pi sensibili: l'incavo sotto la nuca, la pelle delicata sotto il seno, adesso
gonfio di latte, l'interno dell'avambraccio. Lei tremava di freddo e di desiderio. Il suo
battito acceler e il respiro cambi; cominci a perdere i sensi mentre lui la toccava piano
sul ventre, fra le gambe. Poi le afferr la mano e la accompagn con fermezza sul suo pene,
facendola scivolare avanti e indietro finch lui venne con schizzi convulsi e il suo seme le
col sulla mano. Dopo qualche secondo era di nuovo duro. L'insaziabilit di Rufus era una
cosa a cui lei non riusciva ad abituarsi. Lui la fece rotolare sulla schiena, bloccandole le
braccia con una mano. Con l'altra aspir di nuovo lo spinello, poi lo pass a lei,
infilandoglielo fra le labbra. Lei adesso stava nuotando, i sensi completamente annebbiati.
Non riusciva a mettere bene a fuoco; qualunque cosa stesse fumando Rufus, era davvero
forte. Si sentiva la lingua spessa in bocca, non riusciva a parlare. Sent che le allargava le
ginocchia con le sue, che si spingeva dentro di lei, impaziente e sbrigativo. Sent se stessa
reagire, ma era come se non fosse proprio lei. Rufus ora si spingeva con violenza,
sballottandola da una parte e dall'altra, mentre lei si teneva avvinghiata alla schiena di lui.
Una densa nebbia cal su Diana rendendo le sue membra pesanti per il torpore. Vide di
sfuggita la faccia di Rufus: le mostrava i denti. Non avrebbe saputo dire perch, ma si
spavent. Allung la mano per toccare il fagotto di fianco a lei. Josh aveva dormito per
tutto il tempo, grazie a Dio. Fu il suo ultimo pensiero cosciente prima di scivolare nel
sonno.
In seguito le sembr di avere capito che cos'era successo, ancora prima di aprire gli occhi.
Allung una mano e tocc qualcosa. Non qualcuno. Non un caldo bambino addormentato,
ma qualcosa di freddo. Cominci a tremare. Un'ondata di paura la travolse. Si mise a
sedere e cerc di prenderlo, ma lui era pesante, molto pi pesante del solito. Rigido.
Sentiva il proprio battito rimbombarle nelle orecchie. Doveva aver gridato, perch Rufus si
era svegliato di soprassalto. Non si ricordava con precisione cos'era accaduto in seguito.
D'un tratto lui si era inginocchiato accanto a lei e le aveva preso il fagotto dalle mani.
Merda, merda, merda... Cristo, Diana, non gridare. Adesso gli faccio la respirazione...
tienilo.
Diana lo osserv, ogni terminazione nervosa del suo corpo tesa e vibrante di paura,
mentre prendeva l'aria e poi si chinava sulla faccia immobile di Josh. Non riusciva a
parlare, a pensare. Testa su, inspirare; testa gi, soffiare. Testa su, inspirare; testa gi,
soffiare. Lui continuava a ripetere questi gesti. Il tempo parve rallentare e accelerare
simultaneamente. Diana nascose il viso e appoggi la testa per terra. Non era pi
consapevole di nulla tranne che del terrore che le attanagliava le viscere e della
disperazione sulla faccia di Rufus. Non aveva mai, mai visto Rufus spaventato. Lei aveva
soffocato Josh. Il suo bambino. Il grido dentro la sua testa part e niente riusc pi a farla
tacere.
Bevi questo. Rufus le porse qualcosa. Un bicchiere, pieno di un liquido pallido e dorato.
Tutto. La sua voce era ferma.
Lei prese il bicchiere, ma non riusciva a tenerlo saldamente. Le tremavano cos tanto le
mani che quasi lo fece cadere. Lo tenne vicino alle labbra e si sforz di mandare gi il
liquido in gola. Le si rivolt lo stomaco al sapore del brandy, ma lui insistette. R-
Rufus... balbett Diana. Non ce la faccio...
S che puoi. Finiscilo. Le appoggi di nuovo il bicchiere alle labbra. A Diana vennero i
conati, ma riusc a inghiottirlo.
Cosa... cosa faremo? sussurr lei mentre lo guardava versarle un secondo bicchiere.
Cosa... dir a... ad Harvey? Il suo petto faceva fatica a sollevarsi e aveva il respiro corto;
ben presto inizi a singhiozzare. Cosa gli dir?
Niente, per il momento. Dammi un po' di tempo per pensare. Non fare niente. Non
chiamare nessuno, mi hai sentito?
Io... io devo c-c-chiamare Harvey disse Diana battendo i denti.
Non farlo. Torno fra mezz'ora.
N-non lasciarmi da sola, Rufus lo implor Diana. Ti supplico, non lasciarmi.
Diana... guardami. Rufus le mise una mano sotto il mento e le sollev la faccia perch lo
guardasse. I suoi occhi erano gelidi. Non fare niente. Niente. Hai capito?  stato un
incidente... non  stata colpa tua. Le sollev di nuovo il mento. Ma potrebbe diventare
una brutta storia, se si mette di mezzo la polizia. Quindi voglio che tu finisca di bere e poi
ti sdrai. Torno fra mezz'ora.
D-dov'... lui? D-dov' J-Josh?
Non preoccuparti di questo, adesso. Pensa a finire quel bicchiere. Si alz. Torno il
prima possibile. E se ne and.
Mougins, giugno 2000
Hai avuto un incubo, tesoro? La voce di Harvey era un filo che la tirava fuori dal sonno.
Diana si svegli. C-che ore sono? sussurr con la voce impastata.
Harvey scost le lenzuola e alz il braccio per guardare l'orologio. Le nove appena
passate. Ti stavi lamentando nel sonno, erano anni che non ti succedeva. Hai fatto un
brutto sogno?
Per qualche istante Diana non riusc ad aprire bocca. S, aveva fatto un brutto sogno. Pi
terribile di qualsiasi cosa la sua immaginazione potesse creare. La mano di Harvey sul suo
braccio era una presenza calda e rassicurante. Il suo respiro era il passare del tempo, un
dentro e fuori regolare, che piano piano la fece tornare in s. S rispose, voltando la testa
dall'altra parte e soffocando la voce nel cuscino. Ma ora non me lo ricordo.
Povero amore mio. Dev'essere stato tutto quel vino. E lo stress. La festa  andata
benissimo, tesoro. Grazie. Si chin verso di lei e la baci sulla fronte. Adesso che ne dici
di una tazza di caff? Te lo porto qui? In una di quelle tazze che ti piacciono tanto?
Diana annu, non fidandosi ancora a parlare. Lui le diede un altro bacio e si alz. Aveva
appena compiuto sessant'anni e da quando lo conosceva non era affatto cambiato. Aveva i
capelli grigi ora, ovviamente, e rughe profonde sulla faccia, tra cui una ruga d'espressione
in mezzo alla fronte che non sarebbe mai pi sparita. Ma, come Diana, il suo fisico era
asciutto.
Harvey usc e Diana rimase sola. Era colpa di Rufus. Era stata la sua presenza a scatenare
tutto. Erano anni che non si sentiva cos nervosa. Scosse la testa, cercando di chiarirsi le
idee. Avevano davanti a s ancora qualche giorno di vacanza... Grazie a Dio, lui se ne
sarebbe andato. Era la prima volta che si trovava a Mougins insieme a lui dopo che era
successo. La prima e l'ultima. Non poteva passare un'altra notte cos. Semplicemente, non
ne aveva la forza.
86
L'interno del municipio era fresco e silenzioso. Niela si avvicin alla scrivania
dell'impiegata e i suoi passi echeggiarono forte sulle mattonelle. La donna alz la testa
sentendola arrivare Oui? le chiese gentile. Qu'est-ce que vous cherchez? Niela impieg
qualche minuto per spiegare la sua richiesta. Ah, vuole consultare gli atti pubblici.
Quando ha detto che  successo?
Nell'estate del 1969, credo disse Niela. In luglio, forse in agosto.
Quegli atti saranno negli archivi, su microfiche, immagino. C' un piccolo addebito per
usare le nostre attrezzature, ma se sta cercando articoli di giornale, che di solito sono pi
dettagliati, allora temo che dovr andare a Cannes. Non conserviamo quei materiali qui.
Se si tratta di un processo molto importante, probabilmente sar stato coperto dalla
stampa nazionale.
Niela esit. In effetti, non so se ci sia stato un vero e proprio processo. Penso che
qualcuno sia stato arrestato... il giardiniere. A quanto pare, lavorava per alcune famiglie
inglesi che vivevano qui all'epoca.
La donna si accigli. Oh, lei si riferisce al caso di Mohammed Ben Ahmed. Ero
un'adolescente quando  successo. S, ci fu un'indagine. I verbali dovrebbero essere negli
archivi. Chi ha detto di essere lei?
Io... sono una giornalista ment Niela. Sto scrivendo un articolo sui delitti d'onore e
qualcuno mi ha riferito questo caso. Ho pensato di venire a dare un'occhiata per vedere se
trovavo qualcosa.
Oh, be',  passato molto tempo. Non ricordo esattamente i particolari, ma so che non 
mai arrivato in tribunale. Lui  sparito, proprio come sua figlia e il bambino. Comunque,
gli archivi sono gi da quelle scale. Indic un'arcata in fondo al corridoio. Sono quaranta
franchi per tre ore... pu pagare all'impiegata l sotto. Le consegner una ricevuta. Buona
fortuna. Spero che trovi quello che sta cercando.
Dieci minuti dopo, Niela era seduta dietro uno schermo per microfiche con una scatoletta
di diapositive, tutte etichettate e inserite in ordine cronologico. L'impiegata, una donna
cordiale, le mostr come far funzionare la macchina, le diede una ricevuta e la lasci al suo
lavoro.
Niela infil con cura la prima pellicola di plastica sulla lastra di metallo. Le batteva forte il
cuore. Guard il monitor e cominci a leggere. Rimase l seduta per quasi tre ore, senza
mai muoversi tranne che per cambiare le microfiche. Quando ebbe finito, afferr la borsa,
risal le scale e usc alla luce del sole, gli occhi annebbiati dalle lacrime.
Si trovava quasi a met della collina quando vide venirle incontro una figura familiare. Era
Josh. Lei stava ancora piangendo, ma non poteva farci niente. Era troppo tardi: lui ormai
l'aveva notata.
Cosa c'? le chiese guardandola in faccia preoccupato. Cos' successo?
N... niente balbett Niela.
Stai piangendo. Cosa c' che non va?
Niela distolse lo sguardo. Non sapeva da che parte cominciare. Il silenzio fra loro si fece
pi profondo. Sentiva che lui la stava scrutando. Io... sono stata negli archivi del
municipio disse infine.
Avvert che Josh si irrigidiva. Che vuol dire? Cosa sei andata a fare l?
Niela esit. Sentivo... di doverlo fare.
Dovevi fare cosa? La sua voce era diventata d'un tratto tagliente.
Io... stavo cercando qualcosa... vecchi documenti.
Perch?
Sentiva la tensione che si sprigionava da lui come calore.
Distolse di nuovo lo sguardo.  stato per via di una cosa che qualcuno ha detto cominci
a spiegare titubante.
Chi?
Josh... ti ricordi una donna che si chiama Leonora? Leonora Simmonds?
I suoi occhi divennero due fessure. Niela, cosa stavi cercando? La sua voce era gelida.
Niela rabbrivid, malgrado la calura di mezzogiorno. Ha detto qualcosa a proposito di un
giardiniere... Mohammed Ben Ahmed.
Cosa c'entra lui?
Niela incurv le spalle. Hai sentito parlare di lui? gli chiese infine. Di quello che 
successo a sua figlia? L'ostilit di Josh era quasi fisica. Doveva frenarsi, ma qualcosa la
indusse ad andare avanti. Cosa ne pensi? gli chiese aprendo le mani davanti a s Credi
davvero che abbia ucciso la propria figlia e il nipote?
L'espressione sul volto di Josh era di tale dolore e rabbia che lei fece istintivamente un
passo indietro. Lascia perdere, Niela le disse a voce bassa. Non andare oltre.
Cosa... intendi dire?
Non sono affari tuoi disse Josh arrabbiato. Lascia perdere e basta.
Ma...
Ascoltami. Josh le afferr un braccio, affondandole dolorosamente le dita nella carne.
Ti avverto, Niela. Stanne fuori. Sta' alla larga dagli affari che non ti riguardano, cazzo.
Invece s che mi riguardano! sbott Niela, scioccata dalla sua reazione. Certo che mi
interessa. Sono tua moglie!
Lascia perdere, hai capito? ringhi lui, le dita ancora conficcate nel braccio di Niela.
Lei cerc di divincolarsi. Mi stai facendo male protest. Lasciami andare.
Non ti lascer andare se non mi prometterai di smetterla con qualunque cosa tu stia
facendo. Questa  la mia vita, Niela. Non la tua.
Lo so che  la tua vita. Sto solo cercando di aiutarti...
Non mi serve nessun aiuto, cazzo! Ti ho forse chiesto di aiutarmi? La sua voce era carica
di furia. Sta' fuori dalla mia vita! Le lasci andare il braccio di colpo.
Lei barcoll all'indietro, inciamp in una pietra e quasi cadde per terra. Quando riusc a
recuperare l'equilibrio, Josh se n'era gi andato. Fece per gridargli dietro qualcosa, ma
l'atteggiamento rigido della sua schiena e delle spalle le conferm quello che lei gi sapeva:
non l'avrebbe ascoltata n gli sarebbe importato sentirla. Niela si massaggi il braccio
dolente dove lui l'aveva stretta. Si guard intorno per vedere se qualcuno avesse assistito
al loro litigio. Non c'era nessuno. Il sentiero che portava alla strada principale era deserto.
Un uccello vol cinguettando sopra la sua testa: l'unico testimone della scena. Su cosa
diavolo aveva messo le mani?
Josh cammin su per la collina verso il paese; aveva il respiro corto per la rabbia. Non
riusciva a smettere di tremare. Non voleva gridare contro Niela, ma la sensazione di
tradimento che aveva avvertito dentro di s non appena lei gli aveva rivelato dov'era stata
quella mattina aveva oscurato tutto il resto. Era andata a curiosare nel passato... perch? Il
risentimento e la paura gli serrarono la gola fin quasi a soffocarlo. Doveva andare via.
Entr nella brasserie sulla piazza, di fronte al municipio. And diretto al bancone e ordin
un cognac. Prese il bicchiere e bevve il liquore tutto d'un sorso. Se il cameriere pens che ci
fosse qualcosa di strano, non lo diede a vedere; si limit a versargliene un altro. Era una
cosa che a Josh piaceva dei francesi: estremamente discreti. Se fosse stato a Londra, ci
sarebbe stata una conversazione da portare avanti, commenti da fare e a cui rispondere,
domande... L nessuno sembrava sentire il bisogno di fingere. Se un uomo voleva
ubriacarsi fino all'oblio era libero di farlo. Era una sua scelta. Prese il secondo bicchiere,
ringrazi e lo bevve pi lentamente, stavolta. Estrasse dalla tasca un pacchetto di sigarette
e ne accese una. Un'altra cosa che gli piaceva della Francia. Poteva fumare dovunque
volesse. Con bicchiere e sigaretta in mano, si diresse verso un tavolino vuoto nel fondo del
locale. Aveva bisogno di stare da solo, a pensare.
l'abreuvoir de mougIns. Julia guard l'insegna, indecisa se entrare. Doveva...? Avrebbe
avuto il coraggio...? Stava risalendo la collina diretta in paese, qualche centinaio di metri
dietro Josh, quando lo aveva visto fermarsi e Niela avanzare verso di lui.
Anche lei si era bloccata; aveva udito di sfuggita l'inizio della conversazione, e dopo le era
stato difficile continuare per il sentiero. Si era guardata intorno in cerca di un posto dove
nascondersi e infine si era messa dietro una quercia sul ciglio della strada. Dopo qualche
minuto, aveva visto Josh che proseguiva come una furia su per la collina. Niela le era
passata accanto senza neanche vederla, le lacrime che le rigavano le guance. Aveva
aspettato dieci minuti prima di seguire Josh su per la collina, senza nemmeno sapere
perch lo facesse.
Fece per aprire la porta e questa si spalanc. Merde! Pardon, excusez-moi... Un uomo
quasi le cadde addosso uscendo dal locale. Excusez-moi... disse ancora, raddrizzandosi.
Si affrett ad attraversare la piazza. Julia si guard attorno. Il bar era buio e pieno di fumo;
c'era un gruppetto di uomini al bancone, ma non Josh. Si guard in giro... poi lo vide,
seduto da solo in fondo al locale. Deglut nervosa. Cosa diavolo stava facendo? Si avvicin
a lui, ignorando la voce nella sua testa.
Ciao. Rimase in piedi di fronte a lui. Josh alz lo sguardo. Nessuno dei due parl per
qualche istante. Io... ti ho visto entrare disse lei infine. Mi chiedevo se...
Cosa? La sua voce era calma.
Julia non riusc a fermarsi. Mi chiedevo se ti andasse un po' di compagnia disse
sedendosi, senza essere stata invitata, nel posto di fronte a lui.
Lui si strinse nelle spalle. Fa' pure. Ma non sono proprio dell'umore adatto per
chiacchierare.
Be', mi sembra di non averti mai visto chiacchierare molto disse Julia sorprendendo
persino se stessa. Da dove diavolo spuntava fuori quella disinvoltura? Ho gi passato
una serata con te in un bar, se ti ricordi...
S.
Allora, cosa bevi?
Cognac.  il terzo.
Ti faccio compagnia. Ne vuoi un altro?
Certo. Cazzo, perch no?
Il cognac era forte e bruciava piacevolmente la gola, diffondendo il suo calore nella pancia.
Julia non aveva mangiato; era quasi l'una e gli eventi di quella mattina cominciavano a
sembrarle un sogno. Erano seduti l'uno di fronte all'altra. Julia stava cercando, senza
riuscirci, di non fissarlo, di non fissare la pelle delle sue braccia, scurita dal sole. Portava
un braccialetto d'argento - una semplice fascetta - e niente fede nuziale, not. Ora che ci
pensava, non la portava nemmeno Niela. Si agit a disagio sulla sedia. Ancora una volta
l'immagine della schiena nuda di Niela che si alzava e si abbassava le pass per la testa e
lei non riusc a scacciarla. Aveva visto anche lui... solo un'occhiata... frammenti di
immagini che preferiva non ricordare. Bevve un altro sorso, domandandosi se e quando
avrebbe parlato. C'era una qualche emozione che gli bruciava dentro, ma lei non osava
chiedere quale fosse. Continuarono a bere i loro cognac in silenzio. A un certo punto le
venne da pensare che anche quella, in s, era una comunicazione, solo non del tipo che
voleva lei.
Che cosa diavolo ci faceva lei l? Josh, seduto di fronte a Julia, la osservava con gli occhi
socchiusi. La rabbia che era scorsa cos violenta in lui poco prima stava rifluendo nelle
vene, mescolandosi con il cognac. Non era mai stato uno che parlava tanto; preferiva la
sicurezza dei suoi pensieri. Niela aveva cambiato quella situazione: i silenzi di lei erano
pi forti e pi profondi dei suoi e, di conseguenza, lui si era sentito indotto a esprimere,
quasi contro la sua volont, ci che aveva sempre tenuto nascosto. Era questo, pens
bevendo un sorso, che lo aveva fatto arrabbiare di pi. Lui aveva avuto fiducia in lei e le
aveva rivelato cose che quasi non osava dire a se stesso. La sua rabbia sembrava muoversi
al ritmo del suo respiro, finch non riusc pi a sopportarla.
Vieni le disse di punto in bianco. Si alz, solo in parte consapevole di ci che stava per
fare. Julia lo guard. Josh non aveva mai pensato che fosse bella - troppo fredda e
distaccata - ma in quel momento, osservando l'espressione di fiducia guardinga sul suo
volto, cambi opinione e una vecchia abitudine riaffior in superficie, guidandolo. Vieni
ripet, finendo il bicchiere e posandolo sul tavolo. Lei si alz senza dire una parola e lo
segu.
Usc nella luce accecante del sole e i suoi occhi si adattarono in fretta al cambiamento. Non
le disse niente, cominci solo a scendere la collina allontanandosi dalla piazza. In fondo,
gir a sinistra invece che a destra, infilandosi in un sentiero incolto di arbusti e folti
cespugli; lei lo segu. Era la strada secondaria che portava alla casa colonica; il sentiero si
esauriva dopo pochi minuti prima di riapparire presso il muro posteriore della propriet.
Josh si fece largo tra la vegetazione finch trov il chiavistello. Era duro e arrugginito, ma
alla fine cedette. Apr la porta di legno ed entr. Si volt verso Julia, tendendole la mano.
Sent la pressione fredda delle sue dita. La porta del capanno della piscina era aperta,
come al solito. Sempre tenendosi per mano, entrarono nella stanza fresca che odorava di
umido, piena di vecchi attrezzi e mobili dismessi. C'era un divano appoggiato contro un
angolo. Mentre si sedeva, attirandosi in braccio la donna che aveva portato con s, Josh
ebbe la strano sensazione di tornare indietro nel tempo e nello spazio. Non ricordava pi
quante volte era andato l da adolescente, a volte con una ragazza, a volte no. Spesso si era
rifugiato in quel capanno solo per scappare dalla casa con tutti i suoi sotterfugi e la
consapevolezza di ci che era successo e che continuava a succedere. Lo faceva infuriare;
perch era stato scelto proprio lui per essere testimone del misfatto di Diana? Perch non
Rafe o Aaron? Loro non ne sarebbero stati tormentati come lui. Loro godevano della
reciproca compagnia: lui non aveva nessuno.
Le sue mani cinsero la vita di Julia in un gioco fin troppo familiare. La sua mente era
altrove mentre le infilava la mano sotto la camicetta, le dita che scivolavano sulla pelle,
fermandosi qua e l, toccando, provocando. Lei rispose subito e con trasporto. Nel giro di
pochi secondi, o almeno cos gli parve, si ritrov distesa sotto di lui. Josh si era abituato
alla densa nuvola dei capelli di Niela; quelli di Julia erano diversi. Come quelli di Rania, le
ricadevano in ciocche sottili sulle spalle. Li raccolse in una mano, ma non riusc a
trattenerli, non nel modo in cui nascondeva tutto il suo essere in Niela. Cerc di
aggrapparsi a Julia, ai suoi fianchi e alle sue gambe, racchiudendola in s, ma c'era in lui
una furia incontenibile. Si spinse con violenza dentro di lei, senza sapere se lei fosse pronta
o no. Doveva volerlo anche lei... altrimenti perch lo aveva seguito? Aveva una mezza
consapevolezza che forse le stava facendo male, ma non gli importava; c'era una parte di
lui che semplicemente era assente. Il cognac, la rabbia e il dolore gli vorticavano in testa,
l'uno inseguendo l'altro; pensava al viso di Niela quando lui le aveva urlato contro quella
mattina e poi, appena prima che il suo corpo sfuggisse al suo controllo, alle facce di Diana
e di suo zio, distorte e vicine in un desiderio violento e rabbioso... d'un tratto, molto
prima di quanto avesse voluto, ci fu un tremendo impulso in lui e non riusc pi a pensare
a niente.
A Julia batteva forte il cuore. Le tremavano le gambe sotto di lui. Josh aveva girato la testa
dall'altra parte; aveva gli occhi chiusi e sentiva il suo corpo rilassarsi e ritirarsi da lei. Non
riusciva a credere a ci che era appena successo. Che cosa aveva fatto? Cerc di mettersi
seduta, ma Josh la teneva ancora inchiodata al divano. Aveva la bocca secca e la lingua di
piombo.
S-scusa farfugli, cercando di spostarsi. Josh alz appena il suo peso e lei riusc a
togliere prima una gamba e poi l'altra. Aveva la gonna raccolta in vita e la camicetta
sbottonata. Si sent invadere dalla vergogna, che si allargava sul viso e sul collo come una
macchia. Barcoll all'indietro goffamente, ma Josh aveva ancora gli occhi chiusi. Si tir gi
la gonna, cerc con lo sguardo gli slip, ma non riusciva a vedere niente in quella penombra.
Infil le scarpe e cerc di sistemarsi i capelli. Avrebbe anche potuto non curarsene, almeno
non per Josh, che continuava a tenere gli occhi chiusi. Julia apr la bocca per dire qualcosa,
ma non le usc fuori nulla. L'ultima immagine che ebbe di lui fu del suo corpo seminudo
sdraiato sul vecchio divano come se non dovesse pi svegliarsi. Apr la porta e scivol
fuori, l'ansia che cresceva nel suo petto come il respiro. In nome di Dio, che cosa aveva
fatto?
Ottava parte
87
JULIA
Londra, agosto 2000
C'era silenzio in bagno. Julia sentiva Aaron che si affaccendava in cucina: si era offerto di
preparare lui la cena. Era la terza volta, quella settimana, che lei non si sentiva bene e la
preoccupazione di suo marito era commovente. "Ci penso io" aveva detto quando era
tornato a casa dal lavoro quella sera e l'aveva trovata sdraiata sul divano, pallida come un
cencio. "Cosa vuoi mangiare?"
Lei lo aveva guardato, incapace di pensare con lucidit. Il cibo era l'ultima cosa che aveva
in mente. "Mi va bene tutto. In realt, non ho molta fame."
"Bene, allora penser io a qualcosa. Rimani dove sei." Era sparito in cucina. Julia si era
alzata piano, col cuore in gola, ed era andata in bagno. Non poteva pi rimandare.
Apr con mani tremanti la confezione che si era portata in giro tutto il giorno ed estrasse le
istruzioni. "Attendibile al 99,8 per cento" sostenevano i produttori. Tolse il resto
dell'incarto e lo butt nel cestino. Si sedette sul water e guard in alto, un angolo del
soffitto. C'era una ragnatela che la donna delle pulizie non era riuscita a togliere. Qualche
secondo dopo ritir lo stick di plastica bianca, ma non ebbe il coraggio di controllare.
Pass un minuto, poi un altro. "Di, Julia" sussurr a se stessa. Deglut a fatica e si
costrinse a guardare gi. Due lineette, un po' confuse ai bordi, ma indiscutibilmente
azzurre. Positivo.
Proprio come si leggeva sulla confezione. Le fiss, sentendo una morsa allo stomaco e le
lacrime agli occhi. In quel momento il rumore di un clacson perfor l'aria. Qualche
secondo dopo la risata di una donna sal verso l'alto. Julia volt la testa verso la finestra.
Fuori, in una sera di fine estate, la gente andava avanti con la propria vita, felicemente
inconsapevole del dramma che si stava consumando qualche piano sopra le loro teste.
Avvolse lo stick nella carta igienica e lo infil in borsa. Si alz e si lav le mani, la testa in
subbuglio. Doveva parlarne con qualcuno. Non poteva pi tenere dentro di s quel segreto.
Apr la porta e usc in corridoio. Sent Aaron che apparecchiava la tavola, apriva e
chiudeva i cassetti, il leggero pop di una bottiglia stappata. Anche l la vita continuava
come sempre, seguendo il suo corso normale. Quattro chiacchiere, un commento su una
causa di lei o di lui, pettegolezzi sull'ufficio. Lei rigirava il cibo nel piatto, rifiutando un
bicchiere di vino... tutto come al solito. Solo che non era cos, ovviamente. Tutt'altro. Lei
era incinta. Del fratello di suo marito. Non aveva senso. Niente nella sua vita aveva pi
senso. Desiderava solo voltarsi verso il muro e piangere.
Tre giorni dopo Julia era seduta di fronte a Dom nel soggiorno al primo piano di Hayden
Hall, il luogo in cui aveva sposato Aaron. Non sopportando di guardare fuori dalla
finestra, si concentr invece su Dom, la cui espressione sarebbe stata comica se Julia avesse
avuto voglia di ridere.
Cosa hai fatto? disse Dom con un filo di voce sgranando gli occhi.
Lei fiss le proprie mani. Io... non riesco a spiegarmelo. ... successo e basta.
Julia, cose del genere non succedono e basta. Come diavolo ha fatto a cominciare? E
quando  cominciato?
 questo il problema... non  cominciato niente. Voglio dire, ci siamo a malapena rivolti
la parola. L'ho incontrato quella volta a Johannesburg e...
Quale volta a Johannesburg? la interruppe Dom, sempre pi allarmato. Ma di cosa stai
parlando?
Julia arross. Non  successo niente.  solo che adesso... oh, merda, Dom... che cosa ho
combinato?
Che cosa hai combinato tu? Detesto sottolineare l'ovviet, mia cara, ma in queste cose
bisogna essere in due, sai?
S. La voce di Julia era un sussurro. Non riesco a spiegarmelo. Ho visto lui e Niela...
avevano litigato e se n' andato arrabbiato. L'ho seguito per parlargli e poi  successo. 
stato solo quella volta. Mi devi credere, Dom.
Dom gonfi le guance, poi espir lentamente. D'accordo, Burrows. Ma cosa pensi di fare
con il bambino?
A quelle parole Julia sent qualcosa rivoltarsi dentro di s. Non lo so disse
tormentandosi le mani. Il fatto ... che io e Aaron...  da un po' che ci proviamo. Non c'
niente che non va in me disse a voce bassissima. Almeno stando a quel che dice il
medico. A quanto pare ha ragione. Invece Aaron non vuole sentir parlare di esami. Credo
che non sopporti l'idea che ci sia qualcosa che non vada in lui.
Non mi sorprende. Capita alla maggior parte degli uomini. Dom fin di bere il t e
suon il campanello.  ora di prendere qualcosa di pi forte, non credi?
Julia scosse la testa. Non posso. Non adesso, almeno.
Scusa, dimenticavo. Io invece ne ho bisogno. Mi far un gin tonic, se non ti dispiace.
Julia scosse di nuovo la testa. Qualche secondo dopo entr una cameriera in uniforme e
prese gli ordini. Allora... cosa hai intenzione di fare? le chiese Dom non appena lei si
allontan.
Julia rimase zitta per un attimo. Non lo so proprio disse poi, allargando le mani.
Aaron lo sa?
No, certo che no! Julia sembrava scioccata. Non posso dirglielo, Dom.
Be', lo conosci meglio tu, immagino. Sar meglio che non scopra mai che te ne sei
liberata.
Julia alz lentamente gli occhi.  questo il problema, Dom disse esitante. Non sono
sicura di farcela. Ad abortire, intendo.
Ma cosa dici? No... stai pensando di tenerlo? Dom fece di nuovo quell'espressione
comica. Non puoi parlare seriamente, Julia. Intendi tenerlo senza dirgli che non  suo?
Come potr mai funzionare?
Non lo so. Julia scosse la testa scoraggiata. Io... non ci ho ancora riflettuto bene.
Direi! Santo cielo, Burrows... Ah, grazie, Mary. Era arrivato il suo gin tonic. Sei sicura
di non volerne un sorso?
Julia ringrazi e si volt a guardare fuori dalla finestra. I campi si stendevano fino
all'orizzonte. Era agosto e la fila di querce sul viale che portava dalla casa alle colline
distanti e al lago aveva gi perso la freschezza estiva. Secondo i suoi calcoli, era incinta di
sei settimane. Le restavano, al massimo, ancora un paio di settimane per prendere una
decisione. Sembrava un'eternit. Non so proprio cosa fare, Dom disse voltandosi a
guardarlo, le lacrime che le rigavano le guance.
Dom rimase zitto per un istante. Prese il bicchiere e lo vuot d'un fiato. Julia lo osserv, in
attesa di un rimprovero che non arrivava. Se lo tieni, Julia, dovrai assicurarti che Aaron
non lo venga mai a sapere.  un segreto che pu distruggere una famiglia. Sei preparata
ad affrontare questa situazione per il resto della tua vita?
Julia scosse la testa inebetita. Non riusciva a parlare.
88
Liz, mi prendi tu le telefonate, per favore? Julia infil l'impermeabile e prese l'ombrello.
Torner entro un'ora.
Certo. Liz le rivolse un breve sorriso. Custodir io la roccaforte.
Julia spinse la massiccia porta di legno che dava sul cortile delle Inns e apr l'ombrello.
Stava ancora piovendo. Era passata una settimana da quando era andata ad Hayden Hall e
non poteva rimandare oltre. Attravers il cortile e pass sotto l'arcata, dirigendosi verso
Gray's Inn Road. Il campanile della chiesa sopra di lei batt le quattro e un quarto. Affrett
il passo. Aveva chiesto a Josh di incontrarla alle quattro e mezzo in punto. Si fece strada in
mezzo al traffico e arriv al bar con cinque minuti di anticipo. Apr la porta e si guard in
giro. Lui era gi l, dando le spalle all'ingresso. Julia chiuse l'ombrello e lo raggiunse.
Josh. Lo guard con aria titubante. Lui alz lo sguardo impenetrabile. La sua pelle aveva
ancora il colore dorato che aveva preso a Mougins. Nella luce umida e tetra di Londra,
sembrava incredibilmente vivo. Julia sent dentro di s un'ondata di felicit, improvvisa e
spaventosa, che la sciocc. Le batteva forte il cuore. Grazie per essere venuto disse
sedendosi di fronte a lui. Ascolta, so che sei occupato, quindi non ti porter via molto
tempo. Aveva sentito dire da Diana che sarebbe ripartito presto, ma non aveva idea di
dove sarebbe andato. Doveva parlare subito con lui, perch non sapeva per quanto tempo
sarebbe stato via. Vuoi qualcosa da bere? gli chiese esitante. Lui scosse la testa. Diana
mi ha detto che presto partirai esord Julia. Ora che si trovava seduta di fronte a lui, non
sapeva da che parte cominciare.
S. Ma non disse altro.
Julia fece un profondo respiro. Il brusio del bar divenne un rumore lontano. Ascolta, non
c' altro modo di dirlo. Sono incinta, Josh. Di quasi sette settimane. Raccolse le mani in
grembo per fermare il tremore e cerc di non guardarlo.
Quand' che l'hai saputo? le chiese dopo un momento.
Un paio di settimane fa. Deglut. Ho fatto il test a casa."
E come fai a essere sicura che  mio?
Lei sent una fitta. Aspett un istante prima di rispondere. Io... non sono pi stata con
Aaron da... Noi... ci abbiamo provato per un po'. Ascolta, non volevo entrare nei
dettagli... Non ti interessa conoscerli e non mi sembra giusto nei confronti di Aaron. Ma
non so cosa fare e...
Non puoi tenerlo. Il tono di Josh era impassibile.
Julia lo fiss. Questo sta a me deciderlo ribatt bruscamente, ferita dall'ostilit nella sua
voce.
Non puoi tenerlo ripet lui.
Una decisione mia, non tua insistette lei.
Lui prese il pacchetto di sigarette appoggiato sul tavolo e si alz in piedi. Non puoi
tenerlo, Julia. Questa cosa... distruggerebbe tutto e tutti. Fidati, so di cosa sto parlando. Si
pass una mano fra i capelli. Aveva una strana espressione, come un animale braccato.
Io... devo andare.
Lei era rimasta troppo sgomenta per riuscire a ribattere. Lo guard infilarsi la giacca di
pelle e dirigersi in fretta verso la porta. Se la sbatt alle spalle e lei rest improvvisamente
sola.
Josh usc barcollando dal bar, sotto una pioggia leggera. Si era alzato un vento a raffiche
che rovesciava gli ombrelli e sollevava le gonne delle donne. Lui non vedeva niente di
tutto ci. Tir su il colletto della giacca per proteggersi dal vento e si avvi lungo Gray's
Inn Road, bench non avesse un'idea chiara di dove andare. "Sono incinta." Le parole di
Julia gli rimbombavano nella testa. "Sono incinta."
C'era un autobus che veniva verso di lui. Non sapeva dove fosse diretto, ma vi sal lo
stesso. Si sedette sul fondo, pigiato fra due prosperose donne turche e le loro borse della
spesa, che continuarono a chiacchierare sopra la sua testa come se lui non esistesse. Era
grato per la loro mancanza di attenzione. Josh non riusciva a pensare lucidamente. Cerc
di ricostruire i fatti della giornata. Era a casa, seduto sul divano a guardare la televisione,
quando era squillato il telefono. Era Julia. "Niela  al lavoro" le aveva detto cambiando
canale e domandandosi cosa diavolo volesse. Lui aveva ancora un'altra settimana di
vacanza forzata prima del suo incarico successivo. Non vedeva l'ora che passasse.
"No, non ho chiamato per Niela. Io... ho bisogno di parlare con te."
"Con me? Per quale motivo?" Era sia sorpreso sia seccato. Aveva cercato di dimenticare
quello che era successo a Mougins.
"Possiamo vederci? Preferirei non parlarne al telefono."
Josh era stato assalito da una sensazione di panico. "Quando?"
"Ti va bene questo pomeriggio? Intorno alle quattro e mezzo?"
"Va bene. Dove?" Lei gli aveva detto il nome di un bar in Gray's Inn Road. Josh aveva
messo gi il telefono, a disagio perch sapeva che tutto quello che aveva cercato di
cancellare dalla mente negli ultimi due mesi stava riaffiorando alla superficie.
E ora eccolo l, seduto su un autobus diretto Dio solo sapeva dove. Come era potuto
succedere? Scosse la testa irritato. Che domanda stupida. Sapeva esattamente come. La
questione vera era perch? Adesso capiva l'espressione "temporanea incapacit di
intendere e di volere"... era come se quel giorno l'avesse colto un attacco di momentanea
follia. Scosse di nuovo la testa. Chi voleva prendere in giro? Cos' che gli aveva detto
Rania? Il ricordo di quegli ultimi mesi con lei, quando entrambi avevano fatto tutto il
possibile per ferirsi, torn a tormentarlo. "Quello che si fa una volta accadr ancora." Lei
aveva ragione: lui l'aveva tradita, come lei aveva tradito lui. Era il modo in cui era abituato
a comportarsi, e all'epoca gli era sembrata l'unica cosa da fare. Occhio per occhio, dente
per dente. Era consapevole che il suo senso della giustizia fosse distorto, e sapeva anche
perch... non che aiutasse. Quando aveva scoperto di Rania, gli era sembrata l'unica cosa
da fare. Non una, non due, ma un'infinit di volte, finch lei non era pi riuscita a reggere
quella situazione, e nemmeno lui. Aveva fatto le valigie e se n'era andato
dall'appartamento che dividevano ad Amman e che era stato l'ultima casa che lui aveva
avuto... fino all'arrivo di Niela.
E adesso c'era caduto di nuovo. Solo che questa volta la persona con cui l'aveva fatto non
era una giovane e insignificante operatrice di una ONG che lui poteva scoparsi una volta e
poi mollare. Si trattava di sua cognata, e l'aveva messa incinta. Le credeva, malgrado non
volesse. C'era qualcosa di limpido e diretto nella sua espressione; lo aveva guardato senza
traccia di civetteria o di scaltrezza. No, era evidente che non mentiva. Cosa diavolo doveva
fare adesso? Si pass nervosamente una mano fra i capelli. Che casino. I corsi e ricorsi
della storia. I nodi vengono sempre al pettine. La mela non cade mai lontano dall'albero.
Gli venne in mente una sfilza di proverbi, uno dopo l'altro.
89
NIELA
Londra, agosto 2000
Niela si guard le mani. Anna la stava osservando con aria impaziente, aspettando che
continuasse. Io... io non lo so disse infine. Ho cercato di parlarne con Josh. La mattina
stessa che sono andata all'archivio. Ma lui si  arrabbiato tantissimo... se ne  andato
infuriato. Si ferm come se si fosse resa conto di avere detto gi troppo. Esit, combattuta.
Il fatto ... Si interruppe di nuovo. Non le sembrava giusto riferire ad Anna quello che
Josh le aveva raccontato a proposito di Diana e Rufus, ma doveva parlarne con qualcuno.
Fece un respiro profondo. Diana ha avuto una relazione disse piano. E non penso che
sia davvero finita, anzi, credo che vada ancora avanti.  il fratello di Harvey, Rufus. Lo zio
di Josh. Si ferm di nuovo.
Anna aveva sgranato gli occhi. Continua le disse in un sussurro.
C' dell'altro.
Cosa?
Un giardiniere. Si chiama... si chiamava... Mohammed.  scomparso circa trent'anni fa.
Ci fu un'indagine... ho trovato tutto negli archivi. Cominci a raccontare la storia.
Anna rimase a lungo in silenzio dopo che Niela ebbe finito di parlare. Lei la osservava
senza dire nulla. Era un vero sollievo averle raccontato tutto, esprimere a parole ci che
aveva avuto paura persino di pensare. Cosa ne dici? chiese poi ad Anna, quando non
pot pi reggere quel silenzio. Credi che io sia pazza?
Anna prese la tazza e bevve un sorso di caff. Scosse la tesili No, non sei pazza. Ma ci
sono troppi segreti in quella famiglia. Non puoi andare avanti cos. Devi riferire a Josh
quello che mi hai appena detto. Devi aiutarlo a scoprire chi  lui veramente.
Niela annu. Anna aveva ragione. Era ora di spezzare il cerchio del silenzio. Josh sarebbe
partito di l a qualche giorno, perci doveva farlo subito. Grazie per avermi ascoltato
disse ad Anna alzandosi e infilandosi l'impermeabile.
Buona fortuna le disse l'amica abbracciandola. Chiamami se hai bisogno. Ricorda che
io sono sempre qui.
Niela accenn un sorriso. Non potrei mai dimenticarmene Anna. Tu ci sei sempre stata
per me. Prese l'ombrello e usc dal suo appartamento. Stava per andare a prendere la
metropolitana quando cambi idea e sal invece sull'autobus che stava arrivando. Era
venerd. Si era presa un paio di giorni di ferie per trascorrerli con Josh. Erano quasi le
cinque e non le andava di prendere la metropolitana nel caos dell'ora di punta.
Lo vide non appena l'autobus gir l'angolo. Stava uscendo da un bar a passo veloce,
neanche cento metri davanti a lei. Lo fiss, chiedendosi se per caso non avesse le
traveggole. Non le aveva detto che doveva recarsi nel West End nel pomeriggio. Sembrava
di corsa. L'autobus arriv davanti al bar. Pens di scendere alla fermata dopo... fece per
alzarsi, quando guard gi in strada e vide Julia precipitarsi fuori dallo stesso bar da cui
era uscito Josh. Niela gir la testa e si guard indietro incredula. Sua cognata stava
correndo nella direzione opposta a quella di Josh, tenendo stretto l'impermeabile.
Cominci a batterle forte il cuore. C'era qualcosa che non quadrava. L'autobus fece una
brusca frenata, rimettendola a sedere di colpo. Sent un crampo alla bocca dello stomaco, e
la paura invaderle tutto il corpo.
Erano quasi le otto quando Josh torn a casa. Niela era in cucina e stava preparando la
cena con scarso entusiasmo. Da quando li aveva visti, le si era riempita la testa di
domande. Perche Josh si era visto con Julia? Quale interesse in comune potevano avere
quei due? Stava forse esagerando? Affett le cipolle, butt qualche pomodoro in una
pentola di acqua bollente, mise una padella con un filo d'olio sul fornello... i suoi
movimenti erano automatici; non era nemmeno sicura di cosa stesse cucinando. Forse non
era niente. Forse si erano incontrati per parlare di Aaron. Julia aveva menzionato il fatto
che avevano qualche problema ultimamente, senza per aggiungere altro. Forse si trattava
di quello: qualche consiglio fraterno, niente di pi. Fiss le cipolle che si imbrunivano
piano e si accorse di avere la vista appannata. Sapeva che non era cos.
Quando finalmente sent la chiave nella serratura, non riusciva gi pi a pensare
lucidamente. Era terrorizzata dal pensiero di quello che poteva dirle o non dirle.
Ciao. Lui era sulla soglia della cucina. Aveva l'aria tesa, come se dovesse dirle qualcosa.
Ciao. Aspett trattenendo il fiato.
Hai avuto una buona giornata? le chiese, con un tono di voce forzatamente calmo. Alz
le braccia sopra la testa e le appoggi all'architrave della porta.
Niela lo guard. Io... sono andata a trovare un'amica rispose sottovoce. Avevo un
giorno di ferie, ti ricordi?
Ah, s. Me n'ero dimenticato. Abbass le braccia ed entr nella piccola cucina. Allung
di scatto la mano e le accarezz il viso. Lei trasal. Josh le allontan un ricciolo e glielo mise
dietro l'orecchio. Quel gesto la disarm e, nella sua confusione, le vennero le lacrime agli
occhi. Si volt prima che lui potesse vederle e cominci ad armeggiare con la pentola.
Nessuno dei due riusc a parlare.
Josh rimase sveglio a lungo dopo che Niela si fu addormentata, misurando il passare del
tempo con il ritmo del respiro di lei. Pochi giorni dopo avrebbe dovuto prendere un aereo
per la Tanzania. Era un incarico di qualche mese: al suo ritorno, sarebbe stato tutto diverso.
Julia sarebbe stata incinta di oltre quattro mesi. Impossibile da nascondere. Si gir su un
fianco, la faccia rivolta verso il muro. Rimase l al buio ad affrontare il lungo tunnel della
notte che non sapeva come superare. Non era solo che aveva fatto l'impensabile tradendo
Niela... c'era molto di pi, e peggio. Lui, pi di chiunque altro, conosceva i danni che
potevano essere causati da un segreto. I segreti erano come un veleno, si insinuavano non
visti, diffondendosi in silenzio finch tutto ne era contaminato e niente era pi vero e puro.
Era quello che lo aveva attirato in Niela: gli era sembrata cos aperta e limpida... era stato
attratto da lei, dalla sua luminosit, dalla sua purezza, dalla sua forza. E adesso aveva
sparso le sue tenebre anche su di lei e sull'unica cosa giusta che avesse mai fatto.
Chiuse gli occhi, cercando al tempo stesso di sigillare ogni accesso al dolore.
...
90
DIANA
Londra, agosto 2000
Il dottor Geoffrey Laing smise di parlare. La sua voce svan nel silenzio sempre pi cupo.
Fuori, appena visibile attraverso le tende grigie alle finestre, cadeva una pioggia incessante.
Era la fine di agosto e sembrava che piovesse da mesi. Diana fece un profondo respiro e si
sforz di concentrarsi.
Quanto? chiese, e la sua voce risuon stranamente forte alle sue orecchie. Avvicin un
dito alle labbra, tracciandone piano il contorno. Anche se non fumava pi da quarant'anni,
all'improvviso le venne voglia di una sigaretta. Aveva bisogno di tenere occupate le mani.
L'orologio alla parete batt le undici. Tutta quella mattinata sembrava irreale. Aveva
capito nell'istante in cui la sua segretaria aveva preso la telefonata, in cui le si chiedeva di
andare l, che le notizie non sarebbero state buone. Lo sapeva, ancora prima che glielo
dicesse esplicitamente.
 molto difficile da stabilire, Diana. Geoffrey era un collega di Harvey e un amico. I
risultati per cui era venuta nella sua clinica quella mattina erano tanto difficili per lui da
comunicare quanto per lei da ascoltare. C'era un'ansia mascherata nella sua voce. Ci sono
nuove cure sperimentali a disposizione, a cui potremmo sottoporti senza problemi. Non
abbiamo ancora tutti i risultati degli esperimenti clinici, ma a quanto pare le prime
indicazioni sono...
Quanto? lo interruppe Diana, ripetendo la domanda. Alz la testa per guardarlo dritto
in faccia.
Il medico si strinse nelle spalle. Sei mesi? Un anno?  impossibile da prevedere.
E se non accetto? Se non voglio sottopormi a questo nuovo trattamento?
Lui scosse la testa. Allora dovremo pensare a un tempo ancora pi ridotto.
Quanto? Settimane? Mesi?
Non pi di qualche mese.  insolitamente aggressivo, Diana...  da molto che non vedo
un caso del genere.
Harvey lo sa?
Lui parve scioccato. Santo cielo, no. Non potrei mai...  il segreto professionale. Sta a te
decidere quando dirglielo e cosa dirgli. io sono sempre disponibile per entrambi,
naturalmente. Lo sai.
Grazie, Geoffrey. Diana era cosciente del tono formale che si era insinuato nella sua voce.
Conosceva Geoffrey Laing da anni, lui e Harvey avevano frequentato insieme la facolt di
medicina. Quando, un paio di settimane dopo essere tornata da Mougins, si era accorta del
nodulino duro sotto l'ascella sinistra non aveva nemmeno preso in considerazione di
andare da qualcun altro Non l'aveva detto a nessuno, nemmeno ad Harvey. Judith, la sua
segretaria, le aveva preso l'appuntamento e lei era andata nello studio di Geoffrey dalle
parti di Harley Street. Lui era entrato in sala d'aspetto non appena aveva letto il suo nome.
Aveva alzato una mano per chiamarla. Non c'era bisogno che lei facesse la fila. Ignorando
qualche sguardo risentito, Diana si era diretta verso il silenzioso santuario che era il suo
studio. Geoffrey l'aveva baciata sulle guance e lei aveva sentito il profumo del dopobarba
che lui usava sempre... se lo ricordava dai tempi di quelle serate ufficiali a cui lei e Harvey
partecipavano quando le loro carriere erano agli esordi e loro avevano pi tempo. Era da
un pezzo che non andava alla cena annuale dell'Ordine dei medici o a uno degli eventi per
raccogliere fondi. Ricerca per il cancro, di solito. Ironia della sorte...
Adesso, una decina di giorni dopo, con i risultati degli esami davanti a loro, il momento
della verit era arrivato. "Il momento della verit"... il tono stranamente solenne di quella
frase la colp. Lei, pi di chiunque altro, sapeva quanti di quei momenti avrebbe dovuto
affrontare ora. Mentre sedeva nella comoda poltrona di fronte a Geoffrey, cominciava a
rendersi conto che il "momento cruciale" - quello definitivo della sua vita, che cancellava
tutto ci che c'era stato prima - era arrivato.
Grazie disse poi alzandosi. Prese la borsetta e si volt verso di lui. Vorrei avere un po'
di tempo per rifletterci, Geoffrey. Mi far sentire molto presto.
Certo, Diana. Io... Esit per un secondo, lasciando cadere per un momento la sua
maschera professionale. Mi dispiace tantissimo... Non so proprio cosa dire. Proprio tu...
Grazie, Geoffrey. Annu con aria grave. Gli sfior un braccio e usc dallo studio senza
lasciargli il tempo di aggiungere altro.
C'era un taxi ad aspettarla non appena usc dal portone del palazzo; doveva avere
organizzato tutto Judith. Primrose Hill, grazie disse al tassista. Non poteva tornare in
studio in quel momento. C'era una sala da t in Chalcot Crescent in cui non andava da
anni. Era proprio il posto di cui aveva bisogno. Doveva restare da sola. Aveva bisogno di
riflettere.
Ecco qua. La cameriera, sorridendo, appoggi sul tavolo una tazza di t e una fetta di
torta. Posso portarle qualcos'altro?
Diana scosse la testa. Guard la bella porcellana con la decorazione di rose rosse e rosa e
accenn un sorriso. Era il genere di tazza che avrebbe apprezzato sua madre. Porcellana
tenera, dipinta a mano, delicata: il bell'artigianato inglese di una volta che le piaceva tanto.
La avvicin alle labbra. Era da tanto che non pensava a sua madre. Le sembrava che
fossero passati pi di vent'anni dalla sua morte. Era sempre stato cos: i ricordi le
tornavano in mente nei momenti pi strani, cogliendola impreparata. Per la maggior parte
della sua vita Diana ne aveva a malapena registrato la presenza e, quando lei era morta, le
era sembrato di avere gi portato, a lungo, il lutto per la sua scomparsa. Non ricordava
molto di lei; la sua figura in casa era stata sempre messa in ombra dal padre di Diana. Pos
la tazza con le mani che tremavano. Era strano come le tornasse in mente non per qualcosa
che aveva detto o fatto, ma in quei piccoli dettagli cos insignificanti... le tazze di
porcellana, il colore delle tende in soggiorno, i fiori che preferiva.
Diana non riusc pi a mandare gi il t. Non riusciva nemmeno a rammentare le
circostanze esatte della morte di sua madre. Quale ne era stata la causa? Demenza senile,
avevano detto tutti, ma quanti aveva? Sessanta? Sessantacinque? La gente pu davvero
morire di demenza senile? Era pi probabile che si fosse trattato di qualche malattia
causata dal bere. Quale? Qualcosa a che fare con il fegato. Si port le mani al volto. Aveva
le guance umide. Come mai aveva cos pochi ricordi di entrambi? Di suo padre aveva
avuto soprattutto paura; era il terrore il sentimento che associava sempre a lui. Paura di
essere picchiata. Pi di quanto volesse ammettere lei stessa, la sua capacit di vivere con i
segreti veniva da l.
Dietro la facciata rispettabile, in quella casa succedevano cose che nessuno avrebbe mai
dovuto conoscere, tanto meno un bambino. Suo padre era un medico; sapeva esattamente
come e dove fare male. Sua madre non mostrava le cicatrici, ma lei aveva visto tutto: le
percosse, le sfuriate, gli umori incontrollabili, le prepotenze. Tutto quello che Cathy Pryce
sapeva fare era porgere l'altra guancia. Da lei Diana aveva imparato che tipo di donna non
essere, anzich il contrario. Sua madre le dava il voltastomaco; odiava le sue scuse e il
modo in cui giustificava sempre il marito, anche quando la ammazzava di botte. C'erano
volte in cui Diana sentiva che lui la picchiava, prima piano, poi con rabbia crescente, e lei
rimaneva immobile in sala da pranzo con le mani premute sulle orecchie. Ma non serviva
a niente: la sua voce e i suoi pugni si sentivano anche attraverso le pareti, come se queste
fossero di carta. Pi tardi, molto pi tardi, sentiva sua madre che lo consolava,
medicandogli le ferite e i lividi sulle mani, quasi fosse stata lei a fargli male. La debolezza
di sua madre la faceva infuriare. "Un giorno la uccider" pensava. Un giorno. Presto. Era
stato Rufus, per primo, a metterle in bocca quelle parole. Diana era andata da loro come
faceva sempre quando i suoi genitori litigavano, solo che quella volta aveva un leggero
livido sulla guancia, sotto la pelle lentigginosa. Si era trovata in mezzo mentre suo padre
stava tirando una sberla a sua madre mentre stavano pranzando. Lei era rimasta seduta a
tavola, con il dolore che aumentava sotto la pelle, incapace di dire o fare qualsiasi cosa,
finch lui le aveva detto di andarsene dalla stanza. Sapeva cosa significava, naturalmente:
che le botte che stava per darle sarebbero state pi forti e pi violente, in parte per
alleviare il senso di colpa per avere, anche se inavvertitamente, colpito la figlia. Era quella
la regola: solo sua madre, mai lei.
"Ti ha picchiato?" La voce di Rufus era bassa e controllata.
Diana aveva scosso la testa. "No,  stato un incidente. Mi sono trovata in mezzo."
"Bene. Perch se ti picchia, lo uccido, cazzo." Lo aveva detto con una tale sicurezza... era
stato quel giorno che si era innamorata di lui. Lui l'avrebbe protetta come nessun altro
avrebbe saputo fare. Alla fine aveva scoperto che si era sbagliata: Rufus non era in grado
di proteggere nessuno, men che meno se stesso. Era stato Harvey. Il gentile, educato
Harvey. Lui aveva osservato tutto in silenzio, senza mai dire niente, senza i drammatici
scoppi d'ira che prendevano Rufus. Era stato attento. Quando era venuto il momento, e lei
aveva avuto davvero bisogno di protezione, era stato Harvey a farsi avanti, non Rufus. Ma
le cose non erano cambiate. Era Rufus che l'aveva in suo potere, non Harvey. Per poi
Diana aveva sposato lui.
Fin di bere il t, quindi estrasse il cellulare dalla borsa. Lo fiss per qualche secondo, e
compose un numero.
Dove sei?
Alla Russian Tea Room.  in Chalcot Crescent, proprio...
So dov'. Dammi mezz'ora. E... Diana?
S?
Stavolta non scappare.
La sala da t era quasi vuota quando arriv Rufus. Diana era alla sua terza tazza; la fetta di
torta, invece, era ancora intatta. Non riusciva a mangiare.
Diana. Lei alz lo sguardo. Le era arrivato davanti all'improvviso, riempiendole il
campo visivo come sempre, immenso. Sent subito gli occhi riempirsi di lacrime. Scusa,
c'era molto traffico le disse sedendosi di fronte a lei. Mi sorprende che tu sia ancora qui,
in effetti. Pensavo che te ne fossi gi andata.
Lei batt le palpebre per scacciare le lacrime e fece un profondo respiro. Non ho nessun
posto dove scappare disse piano.
Cosa succede?
Non era mai stata capace di nascondergli niente. Fece un altro respiro. Ho saputo una
cosa gli disse e devo parlarti. Fece un cenno alla cameriera.
Rufus la fiss con i suoi occhi scuri.
Diana aspett che la cameriera portasse una teiera piena d'acqua calda e una tazza, poi gli
disse: Ascolta, non ho intenzione di tirarla per le lunghe. Sono appena stata da Geoffrey
Laing.
L'amico di Harvey? L'oncologo?
Lei annu.
Si tratta di Harvey?
Diana scosse la testa. Ci fu un breve silenzio. Quindi si tratta di te disse piano. Ed  un
cancro.
S.
Dove? La sua voce era chiara.
Al seno.
Operabile?
Diana rimase zitta. Si mordicchi il labbro inferiore, poi disse: C' una nuova cura, dice
Geoffrey. Pi radicale e pi invasiva, ma  troppo presto per dire se funzioner o no.
Vuole che io la faccia, ovviamente....
Che cosa ne pensa Harvey? la interruppe Rufus.
Non gliel'ho ancora detto. Diana si strinse nelle spalle. Non so cosa succeder.
Naturalmente io e Harvey ne parleremo... vedremo quali saranno le alternative. Ma non
voglio occuparmi delle cose troppo tardi. E non voglio lasciare niente di non detto. Giusto
nel caso...
Ma di cosa parli? Non essere sciocca, Diana. Starai bene, riceverai le migliori cure... Ci
penser Harvey, ovvio che lo far.
Non sto parlando delle cure, Rufus. Sto parlando di cosa faremo se non funzioneranno. O
se decido di non farle.
Certo che ce la farai. E certo che funzioneranno.  fuori discussione.
Diana rimase zitta. La cameriera port altro t e glielo vers. Diana aspett che se ne
andasse prima di dire: Non dipende pi da me, Rufus. Sai che non sono religiosa, ma c'
qualcosa... Non so come spiegartelo. Appoggi le mani sul tavolo e fece una risatina.
Sento che, in un certo senso, me la sono andata a cercare.
Non dire cos. Rufus stava scuotendo la testa. Smettila,  assurdo. Davvero? Rufus...
pensa a quello che abbiamo fatto. A quello che ho fatto io. Non riesco a smettere di
pensarci.
E credere che questo sia una specie di castigo divino render le cose pi semplici? La
voce di Rufus era aspra.
Diana trasal. Puoi prendermi in giro finch vuoi gli disse in tono severo. Non mi
interessa. Voglio solo fare la cosa giusta.
E quale sarebbe?
Dobbiamo dire la verit. Soprattutto a Josh.
Perch? Che vantaggio potrebbe trarne lui adesso?
Deve saperlo. Ha il diritto di saperlo, Rufus. Io non posso... e se succede qualcosa? A me,
intendo. Se la cura non funziona e salta fuori che... Le venne meno la voce. ... che non
mi resta molto tempo? Non posso lasciare le cose come stanno. Non  giusto.
E se Josh lo dice ad Harvey?
Non lo far.
Come puoi esserne cos sicura?
Conosco Josh. Lui  mio figlio, Rufus.
Non dimenticare, Diana, che prima era mio.
91
MADDY
Londra, settembre 2000
Maddy riappese il telefono e per poco non si mise a gridare. Di gioia. Fiss la cornetta,
senza riuscire a smettere di sorridere. Gli di erano dalla sua parte. Le sue preghiere erano
state esaudite. Aveva perso un'occasione, ma contro tutte le probabilit, ne era apparsa
un'altra. Aveva trascritto l'indirizzo dove si sarebbero tenuti i provini il venerd
successivo; era un altro piccolo ruolo - piccolissimo, l'aveva avvertita Steph - ma, anche
stavolta, avrebbe potuto portare a cose pi grosse. Segn anche, con mano tremante, il
nome della pice - Ippolito - e corse di sopra nello studio, dove accese il computer e cerc
di documentarsi il pi possibile sulle tragedie greche. Lanci ancora un'occhiata
all'indirizzo: Goodge Street Studios, dalle parti di Tottenham Court Road, dieci minuti di
strada a piedi. S, gli di le avevano davvero sorriso. I provini sarebbero iniziati alle nove
del mattino. Sarebbe arrivata alle otto e mezzo, per essere sicura. Avrebbe lasciato Darcy
all'asilo un po' prima e sarebbe andata a riprenderla all'ora di pranzo, sperava con un
sorriso sul volto.
Stamp un elenco di libri che avrebbe comprato e divorato durante la settimana... entro
venerd sarebbe stata pronta a cominciare. Riprese in mano il telefono; non vedeva l'ora di
dirlo a Julia. Si accigli. D'un tratto le venne in mente che erano quindici giorni che non la
sentiva. In effetti, non si erano quasi parlate per tutto il mese. Julia era stata molto
occupata nelle settimane successive al ritorno da Mougins; c'era stata un'altra conferenza
da qualche parte, Maddy non si ricordava dove. Poi aveva avuto una causa importante da
preparare, quindi era stata male per una settimana... un raffreddore o un disturbo allo
stomaco... di nuovo, Maddy non riusciva a rammentare i particolari. Si erano ripromesse
di uscire a cena e di invitare anche Niela, ma, per una ragione o per l'altra, lei non poteva
mai. Due settimane prima Diana aveva invitato tutti a pranzo la domenica, ma poi aveva
chiamato per disdire. Strano. Strano, anche, che Maddy non si fosse accorta di quanto il
tempo fosse passato in fretta.
Compose il numero di Julia. Lasci squillare a lungo, ma non ci fu risposta. Lasci un
messaggio in segreteria e riappese. Sperava che andasse tutto bene. Le mancavano le loro
chiacchierate. Pensandoci bene, Julia era stata strana fin dalla fine della vacanza. Non
aveva quasi pi visto lei o Aaron l'ultimo giorno, e nemmeno dopo. Erano partiti tutti a
orari diversi: Niela e Josh erano stati i primi ad andarsene; lei, Darcy e Rafe erano andati in
macchina fino a Cannes la mattina seguente e preso un aereo nel primo pomeriggio... per
ultimi, Julia e Aaron erano tornati in auto fino a Londra. Guard di nuovo il telefono. Esit;
doveva chiamare Niela e dare a lei la bella notizia? Si era divertita a stare con lei a
Mougins, ma c'era una naturale riservatezza nella cognata che aveva sempre tenuto alla
larga Maddy. Non avrebbe offeso nessuno se si fosse fatta sentire, no? In fondo era
esattamente quello che aveva fatto con Julia e aveva funzionato... Afferr la cornetta, le
dita sospese sul tastierino. Dopo qualche secondo mise gi. Meglio aspettare. Che fossero
gli altri per una volta a cercare lei, non sempre il contrario. Era stata l'unica lezione che
aveva imparato negli oltre tre anni che aveva vissuto a Londra. Lei era un'americana
troppo entusiasta, impulsiva e impaziente... ma non doveva sempre comportarsi cos.
Prese il suo elenco di letture da fare e cominci a studiarlo, mentre a poco a poco le
cresceva l'entusiasmo.
La sua parte era davvero minuscola, proprio come l'aveva avvertita Steph. A Maddy non
importava affatto. La sensazione di tornare di nuovo in teatro, circondata da attori, regista,
scenografi, agenti e produttori, la colp come un fulmine a ciel sereno. Il regista, Jack, un
uomo piccolo, profondo ed energico, la squadr dalla testa ai piedi, annu e le chiese di
leggere a voce alta qualche battuta da un copione che le aveva dato nel suo ufficio. Maddy
lo guard nervosa, si schiar la voce e cominci. No, no...  una parte inglese. Liberati
dell'accento americano la interruppe quasi subito. Lei si ferm. Sent l'artiglio freddo
della paura strisciarle su per la schiena. Si schiar di nuovo la voce e ripart. Il sudore le
pizzicava le ascelle. Steph non c'era; erano solo lei e Jack nel suo piccolo ufficio
disordinato. Maddy lo guardava, quasi aspettandosi che lui la interrompesse ancora.
Invece no. Annu diverse volte e poi sorrise. S, va bene. Avevamo ragione. Sei perfetta.
Maddy quasi smise di respirare. Davvero?
S, la parte  tua. Il tuo accento  quasi impeccabile. Anche i tuoi capelli mi piacciono. Ed
era fatta.
Maddy usc barcollando dall'ufficio, stringendosi al petto il copione.
Steph ne fu contenta, ma non stupita. Te l'avevo detto che gli era piaciuta la tua
registrazione. Hai solo una manciata di battute, Maddy, per tu e Carys Douglas vi
completate a vicenda. Buon per te. Bravissima. Ci vediamo marted, allora.
Faccio la parte dell'ancella di Fedra annunci a Rafe quella sera, la voce carica di
eccitazione.  un piccolo ruolo, ma sono in quasi tutte le scene. Carys Douglas interpreta
la protagonista. L'hai vista recitare, te lo ricordi? Era in quell'adattamento da Dickens che
siamo andati a vedere. Quell'attrice con i capelli scuri e... Si interruppe a met frase.
L'attenzione di Rafe era da tutt'altra parte. ti  sto annoiando? gli chiese.
Eh? No, no... mi ero solo distratto un attimo. Sono stanco, tutto qua. Abbiamo avuto
molte operazioni, oggi. Due casi simili di malformazione arterovenosa e una cranioplastica
che ci ha tenuto impegnati tutto il pomeriggio. Ho detto a Giddens che poteva fare la
prima incisione nel caso del pomeriggio, ma era incredibilmente nervoso. Continuo a
dimenticarmi che  solo al primo anno di specializzazione. Ci vuole un po' per... Ora era
Maddy a essere distratta. Per quanto si sforzasse di coinvolgere Rafe nelle cose al di fuori
del suo mondo, la conversazione tornava sempre su di lui. Fin di cenare in silenzio... non
che lui se ne fosse accorto. Aveva degli appunti postoperatori da completare, disse poi,
alzandosi da tavola non appena ebbero terminato. E la storia si chiuse l.
Quando Maddy sal le scale per andare a letto, Rafe era gi addormentato, con ancora in
mano gli appunti che stava leggendo. Li guard. Era una circolare indirizzata "a tutti i
primari dei reparti chirurgici." Sospir. C'erano volte in cui i loro mondi erano cos
diametralmente opposti che lei si domandava se si sarebbero mai incontrati. All'inizio
aveva trovato interessanti le loro differenze. Il lavoro di Rafe e i suoi misteri l'avevano
affascinata. Adesso... esitava a confessarlo... era diventato noioso. Non era pi interessata
ai dettagli della sua vita, tanto meno alle sue operazioni. Una cranioplastica era pi o
meno lo stesso di una endoarteriectomia. C'era stato un tempo in cui lei si era annotata
tutti i termini diversi, sforzandosi di capirne le complessit. Ora non se ne ricordava pi
nemmeno un quarto. Le sembrava inutile. Rafe probabilmente non avrebbe saputo dirle il
nome del suo personaggio o il titolo della tragedia, n quando si sarebbe tenuta la prima.
Si sdrai accanto a lui, il petto oppresso dal risentimento. Le venne in mente, proprio
mentre chiudeva gli occhi, che Julia non l'aveva ancora richiamata. Non era proprio da lei,
pens mentre scivolava nel sonno.
92
JULIA
Londra, settembre 2000
Il primo pensiero di Julia quando si svegliava ogni mattina era: "Oggi  il giorno giusto.
Oggi devo dirlo ad Aaron". Doveva farlo. Ma cosa gli avrebbe detto esattamente? Presto
sarebbe stato troppo tardi e lei sarebbe stata costretta a tenerlo. Tenerlo? Doveva
continuare a ricordarsi che non era un essere astratto, bens un bambino in carne e ossa,
che, con il passare del tempo, prendeva sempre pi forma nella sua testa come il "suo"
bambino, punto. Non di Josh. Se ci significava crescerlo come se fosse suo e di Aaron,
bene, sarebbe andata cos. Dopotutto, quali erano le alternative? Lei e suo marito avevano
cercato per mesi un figlio e sembrava proprio che non sarebbe arrivato. Certo, era una
menzogna, ma era poi cos terribile?
Accese il bollitore e si prepar una tazza di t. Aaron era in bagno; sentiva il rumore
familiare del box doccia che si chiudeva, l'anta dell'armadietto che si apriva... i ritmi della
loro vita quotidiana che scandivano l'inizio della giornata. Ora sarebbe cambiato tutto.
Stava sorseggiando il t quando Aaron arriv in cucina. Si sorprese nel trovarla ancora in
vestaglia. Jules, non sei ancora vestita! Non vai a lavorare?
Lei trasal. S-s, certo. Stavo solo... pensando.
A cosa? Prese una fetta di pane e la infil nel tostapane.
Julia lo guard, i capelli biondi ancora bagnati dalla doccia, appena rasato... Fu travolta da
un'ondata d'amore misto a un senso di colpa, che la lasci tremante. N-niente di
importante disse sciacquando la tazza.  giusta l'ora? chiese lanciando un'occhiata
all'orologio alla parete. Sar meglio che mi sbrighi.
Vuoi che ti aspetti?
Julia scosse la testa. No, comincia pure ad andare. Io... mi far una doccia. Chiamer Liz
per dirle che arrivo un po' in ritardo.
Non ti succede mai. Sei sicura che vada tutto bene? Aaron la stava scrutando da vicino.
Con suo orrore, le si riempirono gli occhi di lacrime. S-s balbett.  tutto okay.
Aaron pos il coltello e la abbracci. Vieni qui le disse piano, accarezzandole la nuca.
Invece c' qualcosa che non va. Sono settimane che sei strana.
Julia chiuse gli occhi. Le sue carezze erano pi di quanto riuscisse a sopportare. Sent
improvvisamente le labbra formulare le parole che non aveva avuto il coraggio di
pronunciare. Aaron... c' una cosa... devo dirti una cosa. Oh, Aaron... sono incinta. Le
parole caddero nel silenzio fra loro. La mano di Aaron si raggel nella carezza. Lei fu
sopraffatta dal sollievo e cominci a tremare, tanto che non not subito che lui non aveva
fiatato e che la sua mano non si era pi mossa. Julia riusc a pensare solo che le settimane
di agonia e di attesa erano finite. Avrebbe avuto il suo bambino, qualunque cosa fosse
successa. Era tutto ci che le importava.
93
AARON
Londra, settembre 2000
"Le anormalit spermatiche possono essere causate da una gamma di fattori, inclusi difetti
congeniti alla nascita, malattie, esposizione chimica e abitudini di vita." Aaron pos la
diagnosi, sentendo pulsare forte una tempia. La sfior con una mano, massaggiando il
punto dove il dolore era pi acuto. Non riusciva a capire. Il problema era lui. Azoospermia.
Una conta spermatica praticamente inesistente. Avevano forse commesso un errore?
Voleva crederci disperatamente. Da tre settimane teneva la diagnosi chiusa nel cassetto
della scrivania, aspettando il momento giusto per tirarla fuori. Bene, l'occasione era
giunta... ma non sapeva neanche cosa pensare, figurarsi cosa dire. C'era solo una persona
a cui poteva rivolgersi: Rafe. Suo fratello l'avrebbe saputo, no? Rilesse la diagnosi per
l'ennesima volta, gonfi le guance, respir forte e prese in mano il telefono.
Dieci minuti dopo, riusc a parlare con Rafe. Un errore? Cosa vuoi dire? Aveva fretta.
Voglio dire,  possibile che si siano sbagliati?
Altamente improbabile. A meno che i risultati non siano stati scambiati con quelli di
qualcun altro... questo pu sempre succedere. Sai se il tuo cliente  andato privatamente?
Ehm, no, non lo so disse Aaron demoralizzato.
Be', in ogni caso gli consiglierei di rifarli, magari privatamente.  anche possibile che i
risultati cambino nel tempo. La conta spermatica varia per una serie di ragioni, ma 
improbabile che una persona a cui  stata diagnosticata un'azoospermia cominci a
produrre all'improvviso spermatozoi sani. Convincilo a rifare l'esame. E se questo 
sbagliato e loro hanno fatto un errore, allora credo ci siano le basi per una causa legale.
Immagino che sia per questo che mi hai chiamato, no?
Ehm, s... certo.
Ora per devo scappare, fratello. Magari ci vediamo domenica... no, accidenti, Maddy ha
quella maledetta prova generale... magari la prossima settimana, eh?
S... d'accordo gli rispose Aaron con un filo di voce. Mise gi la cornetta e sent un
rivolo di sudore corrergli lungo la schiena. Un secondo parere. Riprese in mano la cornetta.
Mezz'ora dopo era fatta. Aveva preso un appuntamento per la mattina seguente in una
clinica in Harley Street, dove avrebbe ripetuto la stessa, umiliante procedura. Sent
arrivare i primi sintomi di un'emicrania. Erano anni che non gli venivano, da quando
andava a scuola. Sul campo da rugby.
Non ricordava come era rimasto coinvolto nella mischia, ma era andato gi ed era quasi
soffocato per il peso dei ragazzi intorno e sopra di lui. Era stato preso dal panico,
ovviamente, e, vergognandosi, perch non voleva che lo vedessero, aveva perso i sensi.
Dopo, aveva avuto l'emicrania per quasi due giorni, uno fra i dolori pi lancinanti che
avesse mai provato, fino a quel momento. Era curioso che fosse stato pi o meno lo stesso
senso di umiliazione a provocarla. Julia... che cosa aveva combinato? Quel pensiero fu
sufficiente a fargli venire la nausea. Si alz barcollando dalla scrivania e si precipit in
corridoio. Fece appena in tempo ad arrivare in bagno. Vomit tutto: la colazione, l'insalata
che aveva mangiato a pranzo, due tazze di caff. Torn in ufficio appoggiandosi al muro,
sfinito per lo sforzo di cercare di tenere tutto dentro, compresa la sua nauseante vergogna.
94
DIANA
Londra, settembre 2000
Si alz e si guard allo specchio a figura intera. Il vestito di lino color crema di Stefanel
arrivava appena sotto il ginocchio. L'aveva comprato solo un anno prima, per le stava gi
in modo diverso: le pendeva addosso. Tir ancora un po' la cintura di pelle intrecciata e la
agganci. Era dimagrita; il foro della cintura non era quello che usava di solito. Scost i
capelli dal viso, prese il rossetto e applic un secondo strato. Aveva l'aria stanca e tirata.
Erano passati quindici giorni dal suo incontro con Geoffrey e non l'aveva ancora detto a
nessuno, a parte Rufus. Nemmeno ad Harvey. Restava sveglia accanto a lui, notte dopo
notte, e le parole semplicemente non le venivano fuori. Non sapeva neanche da dove
cominciare. "Sono stata da Geoffrey"? "Non mi sento bene"? "Tesoro, sto morendo"? Ogni
frase le sembrava pi assurda della precedente. Morendo? Le sembrava quasi di sentire la
voce di Harvey: "Ma figurati se stai morendo. Non essere ridicola". Rabbia e negazione
sarebbero state le armi che avrebbe scelto. Poteva affrontare con le sue mani capaci le pi
terribili patologie; ma non quella di sua moglie. Diana lo sapeva benissimo.
Sent suonare il campanello e trasal. Guard l'ora; era l'una. Il pranzo era quasi pronto;
sentiva l'aroma dell'arrosto che arrivava fino a lei. Le faceva venire la nausea. Quel giorno
ci sarebbe stata solo Niela a pranzo. Maddy aveva una prova a teatro e Rafe doveva tenere
Darcy. Aveva promesso di fare un salto dopo, se fosse riuscito. All'ultimo minuto, quella
mattina subito dopo colazione, Aaron aveva telefonato per dire che Julia non si sentiva
bene. Nemmeno lui sembrava molto in forma. Si domand cosa ci fosse che non andava...
si erano forse presi qualcosa tutti e due? Pensandoci bene, era un po' che non li vedeva. Si
spruzz un po' di profumo dietro le orecchie e sui polsi e si affrett a scendere al piano di
sotto.
Ciao, Niela. Che bello vederti! Vieni pure dentro. Si fece da parte per lasciarla passare.
Vuoi qualcosa da bere?
Niela scosse la testa. Grazie, sto bene cos. Rimase ferma nell'ingresso. Posso aiutare a
fare qualcosa? chiese educata.
No,  tutto sotto controllo disse Diana chiudendo la porta. Siamo solo noi tre, temo.
Maddy ha una prova in teatro. Aaron ha chiamato stamattina per dire che lui e Julia non
possono essere dei nostri. Ma puoi venire in cucina, se vuoi. Ho ancora un paio di cose da
sistemare. Vieni a sederti con me. L'invito le scapp fuori quasi senza pensarci, e Niela
parve rimanerne sorpresa quanto lei. Si rese conto, mentre scendevano le scale, che non si
era mi trovata da sola con Niela. C'era sempre qualcun altro presente con cui parlare, di
solito Josh. Hai sentito Josh? le chiese.  arrivato?
S. Al momento  a Dar es Salaam. Partiranno per il campo domani.
E quando torner? Un paio di mesi, ha detto?
Credo di s. A volte rimangono un po' di pi.
Diana guard la ragazza. Nella sua voce c'era una nota malinconica di cui non si era mai
accorta prima. C'era poco da stupirsi: Josh non c'era quasi mai. Si riscosse con un gesto di
impazienza. Era la prima volta che si concedeva di pensare a che tipo di matrimonio fosse
il loro... che cosa le aveva preso? Per fortuna, prima che potesse continuare a rimuginarci
su, sent aprirsi la porta di ingresso e subito dopo la voce profonda di Harvey. Ne fu
sollevata. Era a disagio davanti all'improvvisa empatia che Niela aveva involontariamente
stimolato in lei. Siamo qui sotto grid Diana, chinandosi per dare un'occhiata all'arrosto
in forno. Mentre si raddrizzava, scorse il viso di Niela. Anche lei sembrava sollevata.
Harvey scese in cucina, sorridendo. Sapeva che Niela gli piaceva davvero, cos come le
altre due nuore, Maddy e Julia. Per la prima volta, Diana si rese conto di essersi sempre
tirata indietro. Lei non voleva che le piacessero. Specialmente non ora. Avvert negli occhi
il bruciore delle lacrime e si volt. Le stava succedendo qualcosa che non riusciva a
controllare.
Per tutto il pranzo Niela ebbe difficolt a concentrarsi. La sua mente continuava a tornare
a ci che aveva visto dall'autobus. Josh e Julia. Julia e Josh. Julia non stava bene; cosa
significava? Ascolt distrattamente Diana e Harvey che chiacchieravano, partecipando
ogni tanto. Si accorse che era la prima volta che stava da sola con loro. C'era sempre stato
qualcun altro presente, di solito Josh... La sua mente vol via di nuovo. Perch avevano
sentito il bisogno di incontrarsi... e perch in quel bar, perch non l, a casa di Diana, o a
casa loro? Sent formarsi un groppo in gola, un carico di emozioni impossibile da
trattenere. Era quello il guaio di convivere con segreti che non possono essere rivelati.
C'era sempre un pozzo di tristezza latente che, una volta liberata, non si poteva contenere.
Il magone che aveva in gola non era solo per Josh e Julia, qualsiasi cosa fosse successa fra
loro. Era per tutti: i suoi genitori, i suoi fratelli, Christian... se stessa. Per ci che le era
successo, ma soprattutto per la pesante cappa di silenzio che avvolgeva la sua vita. Anna
aveva ragione: era di portare queste cose allo scoperto, di dire tutto. D'un tratto, il
pensiero di vivere un altro giorno all'ombra della verit le risult insopportabile. Si alz a
fatica, evitando lo sguardo preoccupato di Diana. Doveva stare da sola, guardarsi in faccia.
Scapp dalla stanza prima che potessero dirle qualcosa.
Posso aiutarti a lavare i piatti? La voce bassa di Niela irruppe nei suoi pensieri.
Diana si volt. Oh, no, non ce n' bisogno. C' la lavastoviglie disse indicandola. Ma
puoi aiutarmi a caricarla aggiunse, commossa dall'offerta di aiuto. Dopo la sua fuga
improvvisa dalla cucina, a pranzo, Niela praticamente non aveva pi aperto bocca. "Cosa
diavolo sta succedendo?" si chiese Diana. C'era una tristezza nei suoi occhi che la
preoccupava, ma i suoi modi riservati rendevano impossibile rivolgerle una domanda
diretta
Dove vanno questi? Niela aveva in mano due calici.
Lass. Cio... nel secondo ripiano. E questi vanno l... s, esatto. Lavorarono insieme in
silenzio per qualche minuto; ogni tanto Niela le lanciava un'occhiata interrogativa mentre
teneva in mano una ciotola o un piatto. Harvey aveva messo su un po' di musica, che si
diffondeva piano dalle scale fino in cucina. Qualcosa di rilassante... Contribuiva alla
calma inaspettata che le aveva pervase mentre lavoravano. Julia non sta bene di nuovo, te
l'ho detto? disse Diana di punto in bianco. Mi chiedevo... forse tu l'hai sentita? Lanci
un'occhiata a Niela, che aveva in mano una pesante scodella di vetro. Lei trattenne il fiato
e subito dopo la scodella scivol e cadde per terra infrangendosi in mille pezzi.
Niela lanci un grido e guard per terra inorridita. Oh, Diana... Mi dispiace tantissimo!
Non so come sia potuto succedere... mi  scivolata. Scusa!
Non ti preoccupare si affrett a dire Diana. Vado a prendere la paletta. Stai ferma l.
Corse verso lo sgabuzzino a prendere scopa e paletta.
Tutto bene l sotto? sent Harvey gridare dalla cima delle scale.
S rispose. Abbiamo solo fatto cadere una cosa. Niente di grave.
Diana, mi dispiace. Te ne comprer un'altra balbett Niela chinandosi per aiutarla a
raccogliere i pezzi pi grossi. Non so come possa essermi scivolata.
Non essere sciocca, Niela, non fa niente.  sola una scodella. Ce ne sono altre dove l'ho
presa. Sta' attenta... ecco, lasciami tirare su questi pezzi. Spazz in fretta il pavimento
finch non ci furono pi schegge in giro. Perch non ci facciamo una tazza di t? si sent
proporre. Bella forte. Non ti preoccupare per quella scodella, Niela. Ti prego.
Niela annu, raddrizzandosi. Aveva gli occhi lucidi, si accorse Diana, un po' allarmata.
Anche lei aveva pericolosamente voglia di piangere; l'ultima cosa che voleva era che sua
nuora la vedesse in lacrime. Si volt e si affaccend con il bollitore.
Dieci minuti dopo erano sedute a tavola. Diana bevve un sorso di t, la mente in subbuglio.
Capiva che la scodella caduta c'entrava con la domanda che aveva fatto, ma non aveva
idea di come riaffrontare l'argomento. Si rese conto, per l'ennesima volta, di non sapere
quasi niente delle donne che avevano sposato i suoi figli. Julia era forse incinta? Assurdo
che lo venisse a sapere da Niela, se cos era, ma ci non spiegava perch lei fosse rimasta
tanto sconvolta. Bevve un altro sorso.
Julia aspetta un bambino. Le parole uscirono di bocca a Niela nel silenzio che regnava
fra loro, liberandola di quel fardello.
Diana arross. Be'... questa... questa  una buona notizia, no? Niela si era girata e non le
mostrava completamente il viso. Erano le cinque del pomeriggio e le ombre si stavano
allungando per terra. Sentiva il debole cinguettio degli uccellini fuori in giardino. Dalla
cucina si vedevano le dalie rosso ciliegia e arancione  che il giardiniere aveva piantato
all'inizio dell'estate: erano in fioritura. Mentre Diana fissava il giardino, Niela cominci
d'un tratto a parlare. La sua voce era appena udibile, tanto che sulle prime Diana pens di
avere sentito male. Cosa? chiese.
 di Josh ripet Niela mettendo le mani sul tavolo.
Di Josh? Cosa intendi dire?
Niela tenne lo sguardo basso. Si esamin le dita a una a una. Lui e Julia... Le venne
meno la voce. Alz la testa e guardo Diana in faccia. C'era un'espressione sul suo volto che
Diana non aveva mai visto prima: una specie di sollievo mescolato al dolore. Sgran gli
occhi. C'era dell'altro. Credo che siano andati a letto insieme disse Niela semplicemente,
stringendosi nelle spalle. E penso anche di sapere quando.
Oh, Niela... no. Te lo sei di certo immaginato. Diana si sent invadere dall'ansia.
Invece no rispose lentamente Niela. Non sono stupida. So che non parlo molto, ma ci
non significa che non capisca quello che sta succedendo.
Ma... ne hai parlato con Josh?
Niela scosse la testa. Ho cercato di farlo prima che partisse, ma lui si  arrabbiato. So che
sembra assurdo, persino sciocco. Ma lo so e basta.
Ma come? Come fai a dirlo?
Niela si copr il volto con le mani. So cosa significa vivere con un segreto. Io ci ho
convissuto negli ultimi anni e so il male che mi ha procurato. E lo vedo anche in Josh.
Di quale segreto stai parlando? Diana sent la propria voce come se arrivasse da molto
lontano.
Niela fece un profondo respiro. Sono sposata, Diana. Alz la testa e la guard negli
occhi.
Diana corrug la fronte. Certo che sei sposata. Tu e Josh...
Niela scosse la testa lentamente. No, ero gi sposata, legalmente, e lo sono ancora. Non
ho mai divorziato.
Diana fiss Niela senza trovare una sola cosa da dire. Aveva sempre saputo che c'era
qualcosa di diverso in quella ragazza che Josh aveva portato cos all'improvviso in casa
loro. Si sent assalire dal panico. Voleva continuare la conversazione e, cosa che non le era
mai successa prima, desiderava confidarsi. Cosa significa che sei ancora legalmente
sposata?
Un matrimonio combinato rispose Niela. Con un parente di mio padre. Ci siamo
sposati a Vienna otto anni fa. Non ho mai divorziato, sono solo scappata.
Diana continuava a fissarla. Come... hai fatto a sposare Josh? le chiese infine, anche se
conosceva gi la risposta.
Niela alz le spalle. Non ho detto niente. Nessuno mi ha chiesto alcunch, a parte il
passaporto. Ha organizzato tutto Josh.
Diana annu. Sapeva quanto fosse facile; aveva seguito innumerevoli casi simili, anni
prima, agli inizi della carriera. Lei, pi di chiunque altro, sapeva quanto fosse facile
insinuarsi fra le pieghe della legge. Oh, Niela sospir. Ma perch non ce l'hai detto?
Avremmo potuto fare qualcosa... Io avrei potuto.
Niela torn a guardarsi le mani. Scosse la testa. Io... io non lo so. Volevo... all'inizio. Ma
non sembrava mai il momento giusto, e poi  successo tutto cos in fretta. Io... non volevo
che Josh pensasse che non ero... sa, una brava persona, qualcuno di cui potersi fidare. E
poi ho conosciuto tutti voi e ho capito che non era una cosa che potevo dire. Ormai
eravamo sposati e sembrava inutile sollevare tutta la questione. Io ero diventata un'altra
persona, qualcun altro. Una persona che era sposata con Josh, non con... Si interruppe,
deglutendo a fatica. Non con Hamid Osman. Cos si chiamava. Scappai da lui qualche
mese dopo le nostre nozze. Ero terrorizzata che mi rintracciasse e mi riportasse indietro.
Mi aveva portato a vivere con s e con sua sorella a Monaco. Si asciug le guance con il
dorso della mano.
Li odiavo entrambi. Lui mi sorprese a parlare con qualcuno, un impiegato di banca... Mi
picchi per questo e poi sua sorella mi tenne praticamente chiusa a chiave in casa. Fuggii
quando vennero a fare la lettura del contatore del gas. Venni a Londra perch non
conoscevo nessuno qui. Mi dispiace, Diana.  solo che non riuscivo pi a tenermelo
dentro.
Qualcosa in Diana si mosse sentendo le parole di Niela. Port una mano davanti alla bocca.
Povera ragazza le disse, con la voce incrinata. Povera, povera ragazza. Fece scivolare
l'altra sul tavolo e gliela mise sul braccio. C' una cosa che devo dirti, Niela. So che
sembrer strano... dopotutto non l'ho mai raccontato a nessuno. Ma devo farlo.  ora che
dica la verit. Nemmeno io posso pi andare avanti cos.
Diana parl per quasi due ore di fila. Niela non la interruppe, neanche una volta. Non
osava farlo. All'inizio la voce di Diana era esitante; sembrava fare fatica a trovare le parole.
Niela la guardava allibita. Possibile? Diana Pryce a corto di parole? A mano a mano che
procedeva, per, e che si liberava lentamente del fardello che aveva portato per la maggior
parte della sua vita, la sua voce divent pi sicura. Harvey fece capolino in cucina, vide
che stavano parlando e usc con Rafe e Darcy, che nel frattempo erano arrivati. Diana
sembr non accorgersene neppure. Erano quasi le sette quando fin. Quanto... sa josh di
quello che ti ho raccontato?
Niela era ancora troppo stupita da quello che aveva sentito per riuscire a parlare subito.
Scosse la testa. Non molto, credo. Quasi niente. Io... lui sa di Rufus.
Rufus? Diana chiuse gli occhi, addolorata. Come ha fatto?
Una volta vi ha visti insieme. Avr avuto nove o dieci anni rispose Niela. Era nascosto
in soffitta e... voi eravate l. Non so se pensa che sia stato solo quella volta... non me l'ha
detto. Diana deglut a fatica. Bevve un sorso di vino. Ci ha visti. Che fottuto casino.
Niela fece una smorfia. Non era da Diana impreca. La guard, seduta di fronte a lei, le
mani intorno alla tazza come se fosse la sua ancora di salvezza. D'un tratto si accorse che
era dimagrita. Il suo viso, di solito perfettamente truccato e praticamente senza una ruga,
all'improvviso sembrava invecchiato e tirato. Questa... questa storia con Rufus. Perch 
successa? Come mai non sei riuscita a liberartene? le chiese Niela dopo un attimo,
domandandosi se non fosse stata troppo azzardata.
Perch? Diana trasal. Scosse la testa e fece un profondo respiro. Non saprei dirtelo. 
sempre stato cos rispose. Non so nemmeno dirti quando  iniziata. So solo che l'ho
sempre amato e che, per qualche motivo a me stessa oscuro, sempre lo amer. Non
fraintendermi... io amo Harvey. L'ho sposato perch lo amavo, non perch non potessi
avere Rufus. Sono stata io a non volere Rufus. C' qualcosa di corrotto in lui. Lui e Harvey
provengono dalla stessa famiglia, hanno avuto la stessa educazione, lo stesso affetto e le
stesse attenzioni e, lascia che te lo dica, non c'era persona pi amorevole e attenta della
loro madre. Se non fosse stato per Dot, non so cosa ne sarebbe stato di me. Fece una
pausa e bevve un altro sorso. Guard Niela e la sua faccia si addolc all'improvviso. Non
 strano? Ho passato la vita cercando di essere perfetta in tutto e alla fine ho fallito nella
cosa di cui vado pi fiera... i miei figli. Non sono riuscita a essere una brava moglie e una
brava madre. A prendermi cura della mia famiglia. E tu... da quel che sembra, una
famiglia  esattamente ci che hai perso. Eppure scommetterei qualsiasi cosa che riuscirai
a creartene una bellissima. Lo so che ce la farai.
Niela scosse piano la testa. Sent le lacrime che cominciavano a rigarle la guance. Non
dipende solo da me, ma anche da Josh, e lui ha gi deciso.
Riuscirai a perdonarlo?
Niela scosse di nuovo la testa. Non lo so. Non so pi nemmeno cosa pensare.
Prendi tempo, Niela le disse Diana, terminando il t. Non decidere subito. Lascia che
torni, si sistemi... e poi voi due dovete parlare. Anch'io devo farlo. Devo parlare con tutti i
miei figli prima che sia troppo tardi. Si alz di scatto. Vado a prenderti delle lenzuola e
un piumone le disse, e nella voce e nei gesti le era tornata l'energia a cui Niela era
abituata. Puoi dormire nella stanza di Josh.  troppo tardi perch attraversi Londra.
Domani puoi fare un po' di ritardo al lavoro?
Niela annu, sollevata. Le girava la testa e non solo per quello che aveva sentito. C'erano
troppe emozioni che vorticavano dentro di lei: sollievo, rabbia, paura, tristezza. Le torn in
mente un ricordo lontano, e ci mise un po' a capire quale fosse. Si trattava di sua cugina
Ayanna e dell'intimit che aveva con sua zia. Non aveva mai provato prima di quel
momento una vicinanza simile. L'abisso con sua madre non si sarebbe mai colmato... non
poteva farci nulla. Quando ripensava a Saira provava rabbia non affetto o nostalgia. Saira
l'aveva abbandonata al destino che le aveva insegnato a credere di poter evitare. Diana
non era certo la madre che si sarebbe scelta, o che avrebbe aspirato a diventare, ma era
rimasta profondamente commossa dalla sua confessione.
La segu fuori dalla cucina e su per le scale fino a quella che un tempo era la cameretta di
Josh. Diana le prepar velocemente il letto, poi si volt verso di lei e si ferm a guardarla,
con un accenno di sorriso. Buonanotte, Niela. Cerca di dormire. So che non sar facile per
te... non lo sar per nessuno di noi. Ma le cose si sistemeranno, vedrai. Devi avere... fede,
s. Penso che a tutti noi farebbe bene avere un po' di fede. E, prima che Niela potesse
aprire bocca, usc dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle. Niela sent il rumore dei
suoi passi allontanarsi. Rimase sdraiata al buio ad ascoltare il debole cigolare e assestarsi
delle assi mentre scivolava nelle ore piccole della notte.
Harvey dormiva profondamente; Diana entr senza far rumore ella camera, togliendosi
piano i vestiti e i gioielli. Non era necessario. Niente l'avrebbe svegliato. Lui dormiva il
sonno dell'innocente, pens tristemente; era sempre stato cos. In quei primi, terribili mesi
dopo che era successo, lei non riusciva mai ad addormentarsi. Rimaneva sdraiata accanto
a lui, notte dopo notte, incapace di dare il minimo sfogo a quel dragone a due teste di
dolore e paura che le si agitava dentro, allo stesso modo in cui adesso il terrore le serrava
la gola. Non era solo ci che stava silenziosamente succedendo dentro di lei che le
bloccava la mente e le appesantiva i pensieri: era tutto il resto. Come aveva ingarbugliato
ogni cosa. Lei, che un tempo aveva tutto sotto controllo, sentiva ora che le cose le
scivolavano via irrefrenabili. Persino il suo corpo si era ribellato. Rimase immobile accanto
a suo marito, sentendosi gi pi leggera, i pensieri e le mezze fantasie che si avvicinavano
pericolosamente. Nel dormiveglia le parve di sentire un frullare di ali meccaniche che
venivano a portarla via. Si volt su un fianco, affondando la faccia nel cuscino,
vergognandosi della temporanea sensazione di sollievo mentre immaginava di andarsene
via di nascosto, senza essere vista. Non essere sciocca, si ammon, allungando un piede per
toccare Harvey. Era tutto quello che le serviva: un tocco. La solida rassicurazione della
pelle di lui contro la sua. Al buio, i suoi occhi si abituarono alla sagoma familiare delle
cose che la circondavano. L'antica toeletta sotto la finestra, le pesanti tende di damasco e
quelle di tessuto pi leggero che svolazzavano avanti e indietro. Ad Harvey piaceva
dormire con la finestra aperta. Anche a lei, bench ultimamente avesse avvertito una
specie di paura emanare dall'oscurit l fuori. Assurdo. Ridicolo. Si comportava da
credulona; le tipiche cose da cui sua madre, quando aveva la testa per farlo, la metteva in
guardia.
La mente si mise a divagare. Diana era troppo stanca per fermarla. Mohammed, Khadija...
Che cos'era successo a loro? Non si ricordava pi il nome del villaggio da cui Rufus le
aveva detto che venivano. Djemmah? Djemba? No, Djemmorah. S, era quello. Un piccolo
villaggio sulle pendici della catena dell'Atlante. Rammentava ancora il brivido di paura
che aveva provato quando Josh le aveva detto che gli era stato assegnato un incarico in un
campo in Algeria. Lei lo aveva guardato, sentendo il battito del cuore accelerare. "Algeria?"
aveva mormorato, voltandosi in modo che lui non potesse vedere che era arrossita. "Santo
cielo, tesoro... perch vuoi andare l?" Per favore, non dirlo. Aveva aspettato, ogni
terminazione nervosa del suo corpo pronta a recepire il suono della parola "Djemmorah".
Ma fortunatamente lui non l'aveva pronunciata n ci era andato... non si era mai
nemmeno avvicinato a quel posto, per quanto si ricordava lei. Diana non sapeva quanto
avesse sganciato Rufus per comprare il silenzio di tutti: non gliel'aveva detto. Parecchio,
senza dubbio. Non gli aveva mai chiesto dove avesse preso i soldi. I Keeler erano ricchi,
ma non fino a quel punto. Quanto costava un bambino? Sent la lama della colpa affondare
ancora di pi nelle sue viscere. Pens a Josh, a Julia e al bambino che stava per nascere.
Vedeva nel viso scuro e torvo di Josh il ragazzino frastornato, che si guardava intorno
nella sua infelicit alla ricerca di qualche cattiveria da far poi pagare a qualcuno. A lei,
Josh l'aveva fatta pagare per trent'anni con le sue scelte, le sue assenze e quel braccio di
ferro d'amore fra loro che si rifiutava di interrompere. Ora era il turno di qualcun altro:
Julia? Aaron? Niela? Chi avrebbe pagato il prezzo finale per quello che lei aveva fatto?
Soffoc un singhiozzo. Che casino. Che tremendo, malvagio, straziante e intricato casino.
...
95
JOSH
Dar es Salaam, ottobre 2000
La pioggia si avvicinava dall'orizzonte, cadendo in silenziosi fili verticali, muovendosi
furtivamente su un mare gonfio. Laggi, ad appena qualche centinaio di metri dall'albergo,
le onde si alzavano e si infrangevano senza rumore. Josh si muoveva nella stanza per
raccogliere le sue cose e infilarle nello zaino con cui era arrivato, eliminando gli ultimi resti
della sua presenza. Di l a un'ora, pi o meno, sarebbe passato l'autista per accompagnarlo
all'aeroporto, dopodich sarebbe partito per tornare a casa. Era venuto in Tanzania per
sistemare gli errori di qualcun altro - un piccolo progetto a Buguruni, uno dei molti
sobborghi degradati della capitale - e adesso stava per rientrare a Londra per rimediare ai
propri. Non aveva idea di cosa fare. Nei due mesi in cui era stato lontano, aveva parlato
con Niela solo una manciata di volte, brevi conversazioni tese in cui non si diceva niente di
importante. Adesso era ora di tornare e affrontare la situazione. Era terrorizzato. Continu
a mettere via le sue cose nella borsa con una violenza che lo tradiva. Stava cercando di
soffocare le sue emozioni prima che queste soffocassero lui.
Un breve colpo di clacson annunci l'arrivo dell'autista. Josh diede un'ultima occhiata
intorno, prese lo zaino e se lo gett in spalla. Chiuse la porta e usc. Nel giro di pochi
minuti erano partiti. Osserv la citt scorrergli accanto, un'abbondanza di tetti di lamiera,
grattacieli e cemento sbreccato, disseminati di lampi di buganvillee dai colori vivaci e
sgargianti, che si riversavano sopra muri in rovina e staccionate lungo la strada.
Impiegarono meno di mezz'ora per raggiungere l'aeroporto. Fece il check-in, guard il suo
zaino sparire sulla spessa lingua nera del nastro trasportatore e si avvi verso l'imbarco.
Prese un whisky al bar, lo sent scendere caldo e morbido in gola, calmandolo
momentaneamente, poi sal sull'aereo. Londra distava ore e ore di volo. In qualche
momento durante il viaggio, sperava, avrebbe trovato una risposta. O forse no.
96
DIANA
Londra, ottobre 2000
La macchina di Harvey si trovava nel vialetto quando Diana arriv a casa, verso sera.
Parcheggi la sua piccola auto sportiva dietro quella del marito, non sapendo se essere
sollevata o no. Era stata una lunga giornata in studio; la sua mente distratta aveva
ascoltato le voci di coloro che la circondavano impiegando una minima parte della
concentrazione che aveva di solito. Mentre tutti continuavano a parlare, lei si era ritirata in
se stessa, focalizzandosi esclusivamente su ci che avrebbe detto ad Harvey: quali parole
avrebbe usato e, forse pi importante, dove e quando si sarebbe fermata. Che cosa gli
serviva sapere? Cosa poteva omettere? C'era solo una persona che doveva sapere
assolutamente tutto, ed era Josh. Che cosa sarebbe successo dopo, lo doveva decidere lui,
non lei. Ma quali erano i limiti della comprensione di Harvey? Ultimamente lei non era
stata capace di controllare i propri pensieri... una mossa sbagliata o una parola tenera e
sarebbero cominciate a uscire cose che non poteva permettersi di rivelare.
Prese la borsetta dal sedile del passeggero e apr la portiera. Not, non per la prima volta,
che piccoli gesti come scendere dalla macchina o prendere la borsa con una mano sola
stavano diventando pi difficili. Sembrava che tutt'a un tratto lei avesse perso il controllo
del proprio corpo: la piantava in asso nei momenti pi strani, pi delicati. Non obbediva
pi ai suoi comandi. Rimase ferma in piedi un attimo, appoggiata alla macchina,
respirando affannosamente. Non se l'era aspettato... l'improvviso e spaventoso declino
delle proprie forze. Non era costante n continuo. Sentiva un momento di debolezza, le
mancava per un attimo il fiato, poi le cose tornavano alla normalit e tutto era esattamente
come prima. Era una situazione forse ancora pi difficile da accettare. Fece un altro respiro
profondo, riprese il controllo e poi percorse il vialetto fino a casa, Infil la chiave nella
serratura e spinse la porta. Impieg un momento ad accorgersi che Harvey era l in piedi
nell'ingresso, con un'espressione agitata sul viso solitamente calmo e tranquillo. Diana
prov un brivido di paura. Tesoro esord appoggiando la borsa e voltandosi verso di lui.
Sei arrivato a casa presto.
Sono qui dall'una. Ho cancellato tutte le operazioni. Diana perch non me l'hai detto?
Lei sent il sangue gelarsi nelle vene. Come faceva a saperlo? Io... io... volevo...
cominci a dire allungando una mano per sostenersi al mobiletto. Si sentiva le ginocchia
molli. Io... avrei dovuto dirtelo. Da chi l'hai saputo?
Oggi pomeriggio ho incontrato per caso Geoffrey al Wellington. Non mi ha spiegato i
particolari... Cos', Diana? Dimmelo.
Harvey... Si interruppe. Adesso che era arrivato il momento non riusciva a trovare il
coraggio di dirglielo.
Lui la afferr per il polso, tirandola verso di s. Vieni qui. Non so come ho fatto a non
accorgermene... sono stato cos stupido... Vedevo che c'era qualcosa che non andava.
Diana... di cosa si tratta? Per l'amor del cielo, dimmelo!
Lo aveva visto piangere solo in un'occasione in vita sua, vent'anni prima, a notte fonda.
Era la prima volta che un paziente gli era morto sul tavolo operatorio, le aveva detto poi,
la voce rauca per le lacrime. Una ragazza; tumore al cervello. Aveva avuto un'emorragia
inarrestabile ed era morta sotto i loro occhi senza che potessero farci niente. Diana lo
aveva tenuto fra le braccia per il resto della notte, sentendo che la tensione piano piano
abbandonava il suo corpo forte e abile. Al mattino era tornato quello di sempre. Era stata
l'unica volta. Fino a quel momento. Pianse in silenzio, le spalle robuste che si scuotevano
al ritmo dei suoi singhiozzi. Era Diana quella con gli occhi asciutti, forte e
compassionevole. Gli dava colpetti sulla mano come faceva un tempo con i suoi figli. Non
c'erano lacrime in agguato dentro di lei, non ancora almeno.
Harvey si alz dal tavolo della cucina, asciugandosi le lacrime con il dorso della mano. Era
un gesto che lei non gli aveva mai visto fare. Aveva sempre saputo che Harvey la amava,
senza domande e senza riserve; era stata la pietra miliare della loro unione. Per lui non
c'era mai stata nessun'altra, n in passato n in futuro. Una cosa che lei non poteva capire
e su cui non si era mai interrogata.
" fatta" si disse mentre finiva di parlare. "Ecco, gliel'ho detto." Un'unica frase che si
faceva largo nella confusione: Harvey sa. Non si poteva pi tornare indietro, ormai. Alz
lo sguardo per incontrare quello di suo marito. Curiosamente, ora che era emerso tutto,
non aveva pi paura.
97
RAFE/MADDY
Londra, ottobre 2000
Rafe si tir indietro per lasciare che il suo aiuto chirurgo chiudesse la ferita e lo tenne
d'occhio. Era un ragazzo dotato, ma anche insicuro di s, com'era stato anche lui all'inizio.
Attraverso la mascherina verde sentiva il respiro regolare del giovane mentre posizionava
l'aspiratore per eliminare il sangue e il liquido in eccesso. Alz una volta lo sguardo: tutto
okay? Rafe annui, autorizzandolo a fare la sutura finale, poi si allontan, con gli zoccoli
che sbattevano sul pavimento lucido, lasciando che il suo team concludesse l'intervento.
Le porte della sala operatoria si richiusero alle sue spalle. Guard l'ora. Era quasi
mezzogiorno Ancora un caso e poi, per quel weekend, aveva finito. Entr in un'altra sala.
La paziente era una ragazza con una anamnesi prossima di graduale diminuzione della
vista. I risultati degli esami erano arrivati: un tumore dietro il ventricolo cerebrale che
schiacciava il nervo ottico. Era un'operazione delicata, di quelle che gli piaceva fare. Si
infil mascherina e guanti e si un al team gi riunito intorno al tavolo operatorio. Era tutto
pronto e aspettavano solo lui. La calotta cranica era gi stata aperta e lui pot guardare
dentro senza impedimenti. Il cervello era esposto ai suoi occhi in tutta la fragile, delicata
bellezza, come un fiore. In quel momento, invece di concentrarsi sull'incisione e
pianificare le mosse successive, pens a Maddy e alla sensuale emozione provata durante
l'amore. Fortunatamente torn subito in s, tutto il suo essere inondato da una
combinazione di desiderio e imbarazzo. Trascorse i successivi trenta minuti incidendo con
cura il tumore, facendo attenzione a non intaccare nessuno dei tessuti circostanti. Quando
ebbe terminato, lasci che l'assistente chirurgo finisse l'intervento e usc dalla sala
operatoria. Si tolse camice e guanti e mise tutto nell'inceneritore. Si diresse poi verso il
garage sotterraneo, mentre i suoi pensieri continuavano a tornare a Maddy. Il pensiero che
aveva appena avuto lo disturbava; era da tanto che lui e sua moglie non facevano l'amore.
Da mesi, in effetti. Stava succedendo qualcosa, ma non riusciva a capire cosa. Lei era
cambiata. Era dimagrita, si rese conto in quel momento. Quella mattina, prima che lui
uscisse per andare al lavoro e lei per recarsi alle prove, l'aveva guardata mentre si chinava
a prendere la vestaglia e la vista delle sue costole lo aveva bloccato. Spuntavano sottopelle
come non si era mai accorto prima, lungo tutta la sua schiena. L'aveva osservata pi da
vicino, ma non aveva detto niente. Era forse a dieta? Cerc di ricordarsi che cosa avevano
mangiato a cena la sera prima: pasta con il pollo, qualcosa del genere. Ma lei si era servita
due volte, ne era certo. Ed era stato lui a rifiutare il formaggio, non Maddy. Un bicchiere o
due di vino... quella non era una dieta. Era da un pezzo, poi, che non si lamentava pi di
essere grassa. Una fredda sensazione di disagio cominci a impossessarsi di lui. Sapeva
che stava per succedere qualcosa, anche se non sapeva bene cosa.
Maddy lo fiss quasi non credesse alle proprie orecchie. Troppo magra? gli fece eco.
Io?
Rafe si strinse nelle spalle. S... non so, sei molto pi esile di prima. Ho viste le tue
scapole stamattina e... La voce gli si spense. Un rossore terribile si era diffuso sulla faccia
e sul collo di Maddy. Cominci a rimpiangere di avere sollevato l'argomento.
No, non sono dimagrita. Ho esattamente lo stesso peso di sempre. Sono le prove, tutto
qui. Non sempre riesco a mangiare a pranzo. Si volt dall'altra parte trafficando con i
piatti.
Lui rimase immobile, non sapendo bene cosa fare; doveva insistere? Si accorse che Maddy
era tesa: doveva avere toccato un punto dolente. Ma quale? Ci riprov, pentendosene non
appena apr bocca: Maddy....
Smettila, Rafe. La sua voce era imperiosa.
Ma...
Rafe. Maddy si volt. Sulle guance spiccavano due macchie rosse di rabbia e gli occhi
erano lucidi. Stava tremando. Si slacci il grembiule e lo pos sul piano della cucina.
Basta, hai capito? sibil.
Maddy...
Ma lei se n'era andata. Era uscita dalla cucina, impettita. Rafe la sent salire le scale e
chiudersi in camera da letto. Lui rimase impalato sentendosi un idiota, domandandosi
dove avesse sbagliato e perch lei avesse reagito cos. Cosa stava succedendo? Era un
medico, eppure non poteva fare niente per aiutarla. Soprattutto se non aveva idea di quale
fosse il problema.
Ancora e ancora. Vomit in un silenzio quasi assoluto, rimuovendo dal corpo e dalla
mente le ultime tracce della conversazione. Tir l'acqua e osserv con sollievo il mulinello
rabbioso, Era andato via tutto. Si alz, provando un senso di vertigine. Infil una mano
sotto il maglione e si tocc la pelle... sentiva le sue costole sporgere fiere sotto i polpastrelli.
Era vero? Era dimagrita cos tanto? Sollev il maglione e si volt verso lo specchio. Le
batteva forte il cuore. No... nessun cambiamento. Si vide come al solito. Bianca, pelle
d'alabastro, lentiggini qua e l, la fossetta dell'ombelico, lo stesso rigonfiamento
dell'addome se si metteva di profilo... Rafe si sbagliava completamente. Lei era grassa,
non magra. Cosa diavolo c'era che non andava in lui? Tir gi il maglione. Prese lo
spazzolino e cominci a lavarsi i denti. Presto il sapore amaro della bile fu rimpiazzato da
un piacevole gusto di menta. Si risciacqu la bocca, si sistem i capelli e apr la porta.
L'appartamento era silenzioso. Per fortuna la loro discussione in cucina non aveva
svegliato Darcy. Fece un profondo respiro, raddrizz le spalle e scese in soggiorno.
Lui la guard sentendola arrivare, con un'espressione preoccupata che la fer come una
coltellata. Maddy and a sedersi sul divano vicino a lui. Gli prese una mano. Quando si
erano conosciuti, erano state proprio le sue mani ad affascinarla. Non riusciva a smettere
di guardarle: non tanto per la loro bellezza quanto per ci che lei immaginava fossero
capaci di fare. "Tu salvi le persone con queste" gli aveva detto pi di una volta,
portandosene una alla guancia. Lui aveva riso, imbarazzato, ma era vero. Lei era in
soggezione per ci che potevano fare le sue mani. Ora la accarezz e intrecci le dita alle
sue. Lui ricambi la stretta e Maddy avvert il suo sollievo. Lo baci. Mi dispiace gli
sussurr stringendosi a lui.
Per cosa? Lui la strinse forte.
Per tutto. Per averti risposto male, per non curare meglio Darcy, per non essere pi carina
con Diana... per tutto.
Va... va tutto bene, Mads?
Certo.  solo che...
Ma fu interrotta dallo squillo del telefono. Rafe allung una mano e lo prese, ma l'altra
rimase dov'era, intrecciata a quella di Maddy, che si appoggi a lui, riconoscente.
Pronto? Rafe ascolt per qualche minuto chiunque fosse all'altro capo della linea.
Maddy sent il suo corpo irrigidirsi. Arrivo subito disse lui.
Chi era? gli chiese alzando lo sguardo. Rafe era stordito, confuso, come lei non lo aveva
mai visto. Chi era? ripet, spaventata. Darcy era di sopra, al sicuro. Di chi altri ci si
doveva preoccupare?
Era mio padre. Io... devo andare da loro. Subito. Le sue parole uscirono a raffica,
stentate, come se non avesse fiato.
Cosa succede? Maddy allung una mano per fermarlo ma lui si era gi divincolato e
stava praticamente correndo verso la porta.
Si tratta di mia madre. Le  successo qualcosa. Io... ti chiamo dopo le disse da sopra la
spalla, afferrando la giacca. La porta d'ingresso sbatt dietro di lui.
Maddy si appoggi al cuscino, perplessa. Era successo qualcosa a Diana? Si pass un dito
sulle labbra, sentendole screpolate. Sapeva esattamente perch erano cos secche. Era un
altro dei piccoli effetti collaterali del suo "passatempo"... a causa della prima di Ippolito,
di l a due giorni, si era sentita in preda al panico ancor pi del solito... una reazione
sciocca, naturalmente. Doveva recitare appena otto battute e aveva memorizzato pi o
meno tutte le altre parti del copione. Conosceva la tragedia dall'inizio alla fine, aveva letto
tutti i commenti critici, le interpretazioni, gli adattamenti precedenti... aveva provato e
riprovato la sua parte fino a trovare la giusta intonazione. In altre parole, sarebbe andato
tutto bene. Lei sarebbe andata bene. Aveva gi preso i biglietti per tutti e chiamato una
baby-sitter per Darcy; in frigorifero c'erano diverse bottiglie di champagne per festeggiare
con Rafe dopo lo spettacolo.
Sent un brivido di eccitazione al pensiero che tutta la famiglia l'avrebbe vista recitare sul
palcoscenico, in un ruolo diverso da quello in cui erano abituati a vederla: moglie di Rafe,
mamma di Darcy, cognata e nuora di qualcuno. Per la prima volta da quando era arrivata
a Londra sarebbe stata chi era davvero. Un'attrice. Qualcuno con una professione e un
talento che valeva la pena di mostrare. Se stessa, come le piaceva essere visiti Nascose la
faccia nelle mani, improvvisamente sopraffatta dalla gratitudine e dal sollievo. D'ora in
poi le cose sarebbero andate diversamente. Non c'era bisogno di farsi prendere dal panico
o di sentirsi a disagio. Sarebbe potuta andare a testa alta fra tutti loro... s, persino davanti
a Diana. Pi di qualunque altra cosa, era il rispetto di Diana che voleva. Non le importava
pi di piacerle o no. Quello, si era resa conto, non dipendeva da lei e non avrebbe mai
potuto farci niente. Ma il rispetto era tutta un'altra questione. Quello poteva controllarlo.
Firmare con Steph, fare un provino e ottenere una parte erano i primi, esitanti passi verso
la ripresa della propria vita. Se riusciva a fare quello, chi poteva dire di cos'altro sarebbe
stata capace? Si guard le mani, anch'esse secche e screpolate. Era ora di smettere anche
con quella faccenda, prima che fosse troppo tardi.
98
AARON
Londra, ottobre 2000
Aaron fiss il giovane medico che era venuto a comunicargli la diagnosi. Anche se capiva
quello che gli stava dicendo, all'avvocato che era in lui veniva da ribattere. Quindi mi sta
dicendo che... qualunque cosa  possibile. Com'... possibile?
Il medico gli rispose con una pazienza condiscendente. La medicina non  una scienza
esatta, signor Keeler. Ora, so che questo non  facile da accettare, ma, nel suo caso,
semplicemente non conosciamo la risposta. S, le  stata diagnosticata un'azoospermia e, a
complicare ulteriormente le cose, abbiamo anche individuato spermatozoi letargici che
potrebbero non esserlo sempre. In altre parole, s, lei avr difficolt a fecondare un ovulo,
ma c' una remota possibilit che ci possa riuscire un giorno. Non abbiamo per idea di
come o perch.
Aaron scosse piano la testa. Si rendeva conto di provare un forte sollievo. Quindi era
possibile. Il bambino era davvero suo... certo che era cos. Di chi altri poteva essere? Prese
la busta con la diagnosi e la infil in borsa.
Dieci minuti dopo, pagata la parcella, camminava su Harley Street diretto verso Great
Portland Street. Il suo battito era tornato normale; i pensieri, che nelle settimane passate
erano stati confusi e tormentati, cominciarono a rasserenarsi. Non avrebbe pi tirato fuori
l'argomento, lo sapeva, ora che era finita. Aveva chiesto un secondo parere, come gli
aveva suggerito Rafe, e i risultati erano quelli che aveva desiderato, no? Il bambino era suo
e di Julia. Eppure... un minuscolo dubbio gli rimase. Mal grado tutto il sollievo e la
sicurezza esteriore, c'era una parte di s che non ci credeva. Si conosceva fin troppo bene;
sapeva che avrebbe seppellito quel tarlo in fondo alla sua coscienza cos profondamente
che non sarebbe pi riuscito ad arrivarci. Ma sarebbe rimasto l, in attesa di metterlo in
agitazione non appena fosse spuntata l'occasione. Avrebbe dovuto conviverci, proprio
come aveva convissuto con l'angoscia delle settimana precedenti. Non aveva altra scelta,
nessuna alternativa. Non  poteva costringere Julia a dirgli la verit n sarebbe stato in
grado di affrontarla, qualunque fosse. L'incertezza medica che era emersa dalle ultime
analisi l'aveva messo davanti a un bivio: accettare la versione dei fatti... oppure no.
Accettare che lei non stesse mentendo, che il bambino fosse suo... oppure no. Non avrebbe
mai immaginato di dover prendere una simile decisione.
Entr nel suo ufficio e si sedette alla scrivania. La segreteria telefonica lampeggiava
furiosamente. C'erano sei messaggi : tre di Julia, due di Rafe, uno di Harvey. Ascolt
l'ultimo e una fitta di paura lo trafisse mentre la voce di suo padre si spegneva. Tutti i
pensieri riguardo a Julia, al bambino, alla diagnosi, alla verit svanirono nel nulla. Sua
madre era ammalata. Si alz di scatto, afferr la giacca che aveva appoggiato allo schienale
della poltrona e si precipit fuori dalla stanza.
99
JOSH
Londra, ottobre 2000
Niela non era a casa. Josh apr con impazienza la porta; erano da poco passate le otto di
mattina. And in camera da letto: il cappotto di Niela non c'era. Non si erano incontrati
per poco. Gett lo zaino sul letto, si spogli ed entr nella doccia. Gli sembrava di avere
viaggiato per settimane. Rimase a lungo sotto il getto d'acqua, sentendo scivolare via dal
suo corpo la stanchezza e il disorientamento dell'essere passato dal caldo africano al
freddo umido inglese. Vi stette pi del necessario e, quando finalmente si decise a uscire,
aveva i polpastrelli tutti raggrinziti. Si asciug i capelli e indoss dei vestiti puliti. Il
soggiorno era silenzioso; si sedette con una tazza di caff, godendosi la luce soffusa e il
fresco. Lanci un'occhiata al telefono. Doveva chiamare sua madre. Non l'aveva pi
sentita da quando era partito.
Qualche minuto dopo riagganci, sentendo crescere dentro di s la paura. Diana non era
in studio; non c'era andata tutta la settimana. Non stava molto bene, gli aveva detto la sua
assistente. Non era sicura di cosa avesse, ma negli ultimi quindici giorni si era fatta vedere
molto di rado. Riprese in mano la cornetta e la appoggi per qualche istante alle labbra
prima di comporre il numero. Diana rispose al terzo squillo. Non appena Josh sent la sua
voce, cap che c'era qualcosa che non andava.
Cosa succede? le chiese.
Josh. Lei tremava per il sollievo. Quando sei tornato?
Stamane. Ho chiamato in studio... hanno detto che sei malata
Non  niente di... cominci a dire lei, scacciando come d'abitudine le sue
preoccupazioni.
Non  vero che non  niente si affrett a interromperla Josh. Lo sento dalla tua voce. Di
cosa si tratta?
Oh, Josh.
Si rese conto con orrore che Diana piangeva. Nemmeno si ricordava l'ultima volta che
l'aveva vista in lacrime. Si alz, agitato. Vengo l le disse. Ci vediamo fra mezz'ora.
Mise gi il telefono senza lasciarle il tempo di rispondere e si avvi.
La sua prima reazione fu di sollievo. Diana non aveva l'aspetto di una che stesse molto
male. Sembrava normale, un po' dimagrita, forse, ma era abituato a vederle perdere
qualche chilo quando voleva mettersi un vestito particolarmente stretto e aveva visto
qualche foto in cui pareva pi magra. Quando lui arriv, era seduta sul divano nel
soggiorno al piano di sopra, avvolta in una leggera coperta di cachemire anche se non
faceva freddo. Aveva il viso tirato, not mentre si chinava a baciarla. C'era un odore
chimico intorno a lei che non aveva mai sentito prima, mescolato al suo solito profumo; il
sollievo cominci a svanire.
Mamma le chiese raddrizzandosi cosa succede?
Diana gli fece cenno di sedersi accanto a s. Gli prese una mano fra le sue, esaminando in
silenzio, per qualche secondo, la pelle scura e abbronzata. Lui sent i crampi allo stomaco.
Josh gli disse a bassa voce sono felice che tu sia qui. Lo guard. Stava tenendo a bada
l'emozione. Rimasero seduti cos per qualche istante. Josh sempre pi agitato, Diana,
invece, stranamente pi calma. Vorrei poter trovare un modo migliore per dirtelo,
tesoro gli disse portandosi la sua mano al viso.
Dirmi cosa? Cosa c' che non va?
Non sto bene, Josh. Be', non c' un altro modo per dirtelo.  un cancro. A uno stadio
piuttosto avanzato, temo.
Si rese conto che stava trattenendo il fiato. Cancro. Voleva alzare una mano come per
difendersi da quella parola, ma Diana gliela afferr, tenendola stretta. Cancro? La parola
gli usc senza che se ne rendesse conto.
Annu. Al seno. L'ho scoperto qualche mese fa, prima che tu partissi. Non volevo farti
preoccupare.
Qual  la prognosi?
Diana gli lasci andare la mano. Non  delle migliori rispose.
Dimmela.
Lei fece un respiro profondo.  insolitamente aggressivo. Si sta diffondendo rapidamente
e, nonostante quello che dicono tutti, non bisogna essere ottimisti.
E pap? Cosa dice lui?
Lo conosci. Non si arrende facilmente. Ma sta esaminando il problema dal punto di vista
di un chirurgo.
Che vuol dire?
Tagliare via, pulire tutto...  cos che sono abituati a pensare. Geoffrey... te lo ricordi,
vero, il dottor Laing?... dice che la situazione  pi complicata. Le possibilit di
sopravvivenza sono molto basse... ammontano a meno del dieci per cento, sostiene.
Sono solo numeri comment Josh automaticamente. Non ci hai sempre detto cos?
Diana sorrise. S, ma stavolta... non lo so proprio, Josh.
Ce la farai, mamma. Avrai le migliori cure a disposizione... Ci penser pap. Vedrai che
guarirai.
Vorrei esserne cos sicura, tesoro disse Diana guardandolo negli occhi. Ma non lo sono.
E non perch non credo che faranno l'impossibile per aiutarmi... E c' un'altra cosa che
vorrei dirti. Nell'ultimo mese ho parlato spesso con Niela... No, lasciami finire. Mi  stata
di grande conforto, non so dirti quanto. Mi ha davvero sorpreso.  per una cosa che lei mi
ha detto che sento di dovere parlare con te prima che con chiunque altro. Non l'ho ancora
detto ai tuoi fratelli. Solo pap lo sa. E lo zio Rufus.
A poco a poco, mentre Diana raccontava guardandolo in faccia, la sua espressione cambi.
Ogni tanto distoglieva gli occhi, neri come quelli di Josh, e il volto si faceva pi tirato
mentre dalla sua bocca continuavano a uscire cascate di parole. Lui si ritrasse a mano a
mano che intuiva il vero significato di ci che gli stava dicendo. Gli sembrava che il suo
corpo fosse stato rivoltato. Si sforz di mettere a fuoco le parole. Khadija, Mohammed,
Djemmorah. Non aveva senso. Apr un attimo la bocca ma Diana non vi fece caso. Stava
tessendo il filo di una storia che lui aveva sempre saputo. Lui non apparteneva a quella
famiglia. Non era una sorpresa. Ci che lui non avrebbe mai potuto immaginare era fin
dove si era spinta lei.
...
100
DIANA
Mougins, giugno 1969
And a sdraiarsi come le aveva detto di fare Rufus. Aveva lo stomaco stretto in una morsa
per la paura e per il brandy che lui l'aveva obbligata a bere. Era sorto il sole, che avanzava
lungo le lastre di beola del patio. I gerani rosso sangue nei vasi di terracotta schiudevano a
poco a poco i petali; tutto si risvegliava nell'alba del nuovo giorno. Diana batteva ancora i
denti, nonostante nella stanza facesse caldo. Dov'era Rufus? Trattenne il fiato. Dov'era
Josh? Cosa ne aveva fatto di lui... del suo corpicino? Chiuse gli occhi angosciata e si
nascose la faccia tra le mani. Dall'esterno giungevano i suoni familiari delle tenute intorno
che si risvegliavano: lo scoppiettare della motocicletta del vecchio Cassoux, il lamento di
un trattore dalla fattoria infondo alla collina, musica dal capanno della piscina oltre il
vialetto, la voce di una donna, l'abbaiare di un cane. Era sdraiata sul tappeto davanti al
camino spento, il corpo teso per la paura, aspettando che Rufus tornasse.
Le sembr che fosse stato via delle ore quando finalmente sent lo scricchiolare di
pneumatici sulla ghiaia del vialetto. Si mise a sedere di scatto, sperando che fosse stato
tutto un brutto sogno. Il suo corpo era concentrato sul momento in cui lui avrebbe aperto
la porta con Josh in braccio. Aveva gli occhi sbarrati per la tensione quando lui entr,
senza bambino. Sent il proprio viso contrarsi.
Rufus, dove sei stato?
Lui non rispose, ma si avvicin a lei e si chin. Le afferr un braccio, lo strinse, le dita che
affondavano dolorosamente nella carne. Diana... mi  venuta un'idea. Sono appena
andato da Khadija. Andr tutto a posto, vedrai.
Di... di cosa stai parlando? La voce di Diana era risuonata fastidiosamente alta. Josh 
morto, Rufus... l'ho ucciso io.
Smettila, sistemeremo tutto. Non serve a niente incolparsi, Diana.  stato un incidente.
Sarebbe potuto succedere a chiunque.
Invece no!  successo a me! Sono stata io a causarlo!
Ssh. Allent la stretta e la attir fra le sue braccia, accarezzandole i capelli. Andr tutto
bene. Ho solo bisogno che tu ti riprenda, Diana. Cerca di mantenere il controllo. Adesso ti
spiego cosa faremo.
Diana lo ascolt, sempre pi sgomenta. Per una somma di denaro che Rufus non le rivel,
Khadija avrebbe rinunciato a suo figlio. La copr di rassicurazioni. Il bambino aveva la
stessa et di Josh. Sembravano quasi identici, non l'aveva detto anche lei? Erano persino
imparentati, geneticamente parlando. Khadija sarebbe tornata in Algeria a finire di
studiare senza il peso di un figlio che neppure aveva desiderato. Diana avrebbe riportato il
bambino a Londra; sarebbe stato come se non fosse successo niente. Presto si sarebbero
dimenticati di ogni cosa. Mohammed era d'accordo: era rimasto sconvolto dalla
gravidanza di Khadija quanto lei. Rufus era riuscito a sistemare le cose: mancava soltanto
che Diana desse il suo benestare... ed era fatta. Dipendeva tutto da lei.
Non funzioner disse Diana con voce piatta, la mente che immaginava gi cosa sarebbe
successo. Harvey non ci cascher mai. Non funzioner e basta.
Diana, ascoltami. Harvey creder a qualsiasi cosa gli racconterai. Lo sai bene.  sempre
stato uno sciocco quando si tratta di te. Se tu gli assicuri che non c' niente di strano, lui ci
creder. Sta a te, Diana, solo a te.
Lei rimase zitta. In cuor suo, sapeva che era vero. Harvey baciava la terra sulla quale lei
camminava. Non l'avrebbe mai creduta capace di un tale inganno. Rufus aveva ragione.
Stava a lei decidere. Un semplice s, e si sarebbe sistemato tutto. Fece un profondo sospiro.
Prov un brivido che la scosse. S mormor, come se non avesse abbastanza fiato per
espellere quella parola. Va bene.
Brava. Finisci di bere quello disse indicando il bicchiere ancora mezzo pieno posato
accanto a lei e poi vieni di sopra.
No. Lei scosse la testa, sempre tremando. Non posso tornare l. Non costringermi,
Rufus, ti prego.
Okay, okay. Per devi riposare. Vieni, sdraiati sul divano. Ecco, cos... chiudi gli occhi. Io
sono qui. Andr tutto bene, hai capito, Diana?
E cos era stato. A notte fonda, erano arrivati i due uomini a seppellire il corpicino che
Rufus aveva nascosto chiss dove. Diana non aveva saputo resistere; era uscita ed era
rimasta a guardarli mentre preparavano la fossa. Avevano sepolto Josh sotto il lastricato
del vialetto che, aveva detto lei ad Harvey, doveva essere sostituito immediatamente.
Rufus era l e avrebbe supervisionato i lavori... quando sarebbero tornati a settembre
sarebbe stato tutto a posto. Harvey si era dichiarato subito d'accordo. "Sei sicura che non
sar troppo stancante per te, tesoro? Dopotutto devi prenderti cura anche di Josh."
"N-no, niente affatto. Va bene cos. C' qui Rufus, ci penser lui."
"Va bene. Come vuoi tu."
E cos l'avevano seppellito. I due uomini se ne andarono e Rufus pag per il loro silenzio.
La mattina seguente arrivarono gli operai per riasfaltare il vialetto. Ci misero quasi tutta la
mattina; all'ora di pranzo avevano finito. Nessuno l'avrebbe mai saputo n ci avrebbe mai
creduto.
Verso il tardo pomeriggio, quando il sole cominciava a calare e l'aria era ancora satura di
insetti, Rufus arriv in macchina. Scese tenendo in braccio un fagotto bianco. Entr in
cucina. Per qualche istante interminabile lui e Diana si guardarono in faccia, la
consapevolezza terribile di ci che avevano fatto nei loro occhi; lei osserv il bellissimo
neonato addormentato e a poco a poco quella sensazione scomparve, rotolando via in
onde leggere come quelle sulla spiaggia di Antibes dove ogni tanto andavano a fare il
bagno. Diana non riusciva a credere quanto fosse stato facile: guard il faccino avvolto nel
lenzuolo e se ne innamor. Era cos simile a Josh... un po' pi scuro, forse, ma niente che
non si potesse spiegare dando la colpa al sole. Gli stessi occhi scuri, le stesse sopracciglia,
gli stessi folti capelli... proprio come quelli di Diana. Piano piano, mentre prendeva in
braccio il neonato, sent il terrore e il senso di colpa dei giorni precedenti dissolversi. Non
era solo come Josh: era Josh. Lo strinse forte e calde lacrime di sollievo le rigarono le
guance, incontenibili. Rufus non disse niente; si limit a guardarla mentre abbracciava il
bambino, nel silenzio della stanza interrotto solo dai loro tre respiri lenti...
101
JOSH
Londra, ottobre 2000
Corse gi per le scale, scappando via dalla rivelazione che gli era appena stata fatta. Non
riusciva a pensare lucidamente. Senza sapere come, si ritrov a camminare lungo
Northumberland Park Road, poi svolt a destra in Ball's Pond Road e si avvi verso
Highbury e la stazione. Mescolati ai cigolii e ai sobbalzi del treno e alle grida che
arrivavano dal fondo della carrozza, gli tornavano alla mente frammenti della storia di
Diana. Accettava i fatti come glieli aveva raccontati; era successo. Ma non riusciva ad
accettarne le conseguenze. Gli avevano strappato il suo mondo da sotto i piedi e adesso lui
non aveva pi niente su cui stare in equilibrio, nulla a cui aggrapparsi. L'aveva ascoltata
con la comprensione intuitiva di chi gi conosce la storia ancor prima che gliela raccontino,
provando familiarit e angoscia al tempo stesso. Sul treno, di fronte a lui era seduto un
uomo anziano intento a leggere. Josh segu i suoi occhi che si muovevano sul giornale da
destra a sinistra; anche lui si trovava in un suo stato ipnotico. Scese a Shepherd's Bush e
attravers la strada senza guardare. Riusc ad arrivare dall'altra parte tutto intero, Dio solo
sapeva come.
L'appartamento era vuoto. Guard l'orologio sulla mensola del camino. Erano quasi le
quattro. Niela sarebbe tornata a casa dal lavoro un'ora dopo. Sent che il desiderio di lei lo
travolgeva, mettendolo quasi in ginocchio. Butt la giacca sul tavolo da pranzo e and in
cucina. Aveva bisogno di bere qualcosa... qualsiasi cosa. Trov una bottiglia di whisky
nell'armadietto vicino alla stufa e se ne vers un bicchiere, guardandosi intorno a disagio.
Si sentiva come se fosse nella casa di qualcun altro, si rese conto all'improvviso. Il suo
zaino era per terra in soggiorno, ma, a parte quello e qualche prodotto in bagno, era
essenzialmente l'appartamento di Niela, dove lui si infiltrava ogni tanto, insieme alla sua
vita strana e vagabonda. Bevve un sorso di whisky. Faceva anche quello parte del
problema? si domand. La sua incapacit di attaccarsi alle cose, alle persone... cos'era che
Rania gli rinfacciava sempre? "Tu non mi ami" gli gridava quando litigavano. "Non sei
capace di amare nessuno perch non riesci ad amare te stesso." Lui l'aveva liquidata,
naturalmente, ribattendo accuse rabbiose... aveva dato la colpa alle stupide riviste che lei
leggeva o alle amiche che frequentava... un commento banale. Ma quella mattina, mentre
ascoltava Diana, aveva provato un'orribile sensazione di dj vu. Era Rania che stava
ascoltando, e anche Niela, bench i giudizi di Niela non fossero mai stati cos taglienti.
Dovette appoggiarsi per non cadere. Non aspettava altro che di vedere sua moglie, per
spiegarle ogni cosa. Lei avrebbe capito tutto, era per quello che la amava. Diana stava
morendo; lui non era figlio dei suoi genitori; i suoi fratelli non erano davvero fratelli. Si
sdrai sul divano, la testa che gli girava. Niente era pi come prima; niente era come
sembrava. Niela. Sarebbe andato tutto a posto non appena lei fosse arrivata. Aveva
sempre saputo che lei era cos. Fin dall'inizio.
Non appena apr la porta, Niela lo vide sdraiato sul divano, profondamente addormentato.
Chiuse piano la porta, appese la borsa e la giacca allo schienale di una sedia e poi si
avvicin a lui. Lo guard; aveva il viso contratto e la mascella serrata, anche nel sonno.
C'era qualcosa che non quadrava. Si domand se fosse andato a trovare Diana. Stava per
voltarsi e andare in camera da letto quando lui si svegli di soprassalto.
Niela.
La sua voce la blocc. Si volt verso di lui. Non volevo svegliarti disse esitante.
Dormivi profondamente.
Niela ripet Josh e c'era un'impazienza nella sua voce che lei non aveva mai sentito
prima.
Cosa c'? Lui si mise a sedere e si pass una mano fra i capelli. Era agitato. Cosa c'?
ripet Niela.
Io... io... c' una cosa... devo parlarti. C' una cosa che devo dirti. La guard. Diana.
Diana? ripet Niela, sorpresa. Si aspettava un'altra cosa... un altro nome. Cos'
successo?
Lui non sembr in grado di rispondere. ... lei non sta bene disse infine.  malata.
Cosa intendi dire? Come, malata?
Di nuovo lui esit prima di parlare. Sar meglio che ti sieda le disse toccando il posto sul
divano accanto a s. Niela lo guard senza parlare per qualche istante, poi si accomod
vicino a lui. Josh le prese la mano. Sono stato con lei quasi tutto il giorno. Sono arrivato
stamattina e tu eri gi andata al lavoro, cos l'ho chiamata in ufficio... mi hanno detto che
non c'era. Allora sono andato a casa e lei mi ha raccontato tutto.
Raccontato cosa?
Ha un cancro al seno, Niela. La sua voce era tesa. Le lasci andare la mano. Abbiamo
parlato tutto il giorno. Si alz di scatto, and verso il tavolo e cerc le sigarette nella tasca
della giacca. Ne accese una e lei si accorse che gli tremavano le mani.
Niela si appoggi allo schienale, sconvolta dalla notizia. Non riusciva a crederci. Aveva
visto Diana solo qualche giorno prima... le era sembrata stanca, certo, e un po' tirata, ma
aveva dato la colpa alla tensione per i discorsi che avevano fatto. Cancro? Sent la mano
gelida della paura sfiorarle il corpo.  curabile?
Josh torn a voltarsi verso di lei. Lei dice di no. Non lo so... Devo parlarne con pap...
con Rafe... Si interruppe all'improvviso. Deglut. Abbiamo parlato anche di altre cose.
Io... non so cosa ti abbia raccontato. Mi ha detto che voi due avete passato parecchio
tempo insieme. Scosse la testa.  cambiata, in qualche modo...  diversa.
Mi piace disse Niela, una nota di stupore nella voce. Non avrei mai pensato che potesse
succedere... o che io potessi piacere a lei. Mi ha sempre messo cos in soggezione. Invece
non  affatto... come pensavo. Lei ...  grande.
Niela.
Lei alz lo sguardo. C'era una tale angoscia nella sua voce, il suo viso era stravolto
dall'angoscia. Lei non sapeva come interpretare la posizione inerte delle sue mani lungo i
fianchi. Lui spense la sigaretta e le si avvicin all'improvviso, facendola alzare. Chin la
testa per affondarla nel suo collo. Lei sentiva le sue labbra che si muovevano sulla sua
pelle; la stringeva forte tra le braccia. Ssh gli disse piano, sentendo tutto il suo corpo in
tensione.
Niela. La stringeva cos forte che lei non riusciva quasi a respirare. C' dell'altro... mi
ha detto una cosa. Su di me.
Ssh ripet Niela passandogli una mano fra i capelli. Lasci che le dita si posassero sulla
sua nuca, accarezzandola piano. Non pensarci adesso. Diana star meglio... vedrai. In
questo momento, nient'altro  importante. Tutto il resto si sistemer col tempo.
Lui si scost leggermente da lei e la guard. I suoi occhi erano pozze scure in cui lei si
vedeva riflessa. Tutto il resto?
La domanda rimase sospesa nell'aria fra loro; a Niela non sfugg la leggera enfasi messa
sulla parola "tutto". Cap immediatamente cosa le stava chiedendo. Chiuse gli occhi per
un brevissimo istante. Quando li riapr, lui la stava fissando. La domanda non aveva
ancora ricevuto una risposta. Lui la strinse pi forte.
Tutto disse lei decisa, a bassa voce.
102
MADDY
Londra, ottobre 2000
Maddy guard Rafe incredula. Si sforz di pronunciare quella parola. Un cancro? Diana?
No disse istintivamente. No, non lei.  assurdo.
Rafe aveva gli occhi socchiusi. Sembrava esausto, completamente svuotato. Aveva
trascorso le ultime ore insieme ad Harvey e a Geoffrey Laing. Oltre alle sue paure come
figlio maggiore di Diana, c'era un livello di comprensione della malattia pi profondo che
solo lui e Harvey avevano e che rendeva ancora pi difficile parlarne. Non  assurdo,
Maddy le disse.  una cosa seria. Sta succedendo davvero.
Non a Diana! quasi grid Maddy. Chiunque altro, ma non lei. Malgrado tutte le
insicurezze che la suocera le causava, Maddy si rese improvvisamente conto della forza di
quella donna. Era stata lei a tenere insieme la famiglia, non Harvey. La mano di Diana era
dappertutto. Era lei che organizzava i pranzi domenicali, le cene... non dimenticava mai
un compleanno, non mancava mai a un evento importante. Solo qualche giorno prima
Maddy aveva ricevuto da lei un biglietto: "In bocca al lupo!". Una bella cartolina disegnata
a mano da una collezione museale: tipico del suo gusto, del suo carattere. Prov un
brivido improvviso. Diana pretendeva molto dagli altri: o eri all'altezza delle aspettative
oppure venivi distrutto. Maddy all'inizio non ce l'aveva fatta, sovrastata dal peso delle
aspettative che gravavano su di lei. Negli ultimi mesi per era emerso anche un altro
aspetto di Diana. Non era solo la sua generosit: quella si manifestava ogni settimana in
occasione delle riunioni familiari Ma una sera, a Mougins, sedute davanti a un bicchiere di
vino, si erano messe a parlare di teatro. Diana era molto pi esperta dell'argomento di
quanto Maddy avrebbe mai immaginato. E ancora pi toccante era stato il modo in cui si
era tirata indietro per lasciare a Maddy l'opportunit di mostrare quanto sapeva, di
brillare per una volta.
Era stato un piccolo gesto - Maddy non ricordava pi nemmeno di cosa avessero parlato -
ma soprattutto una dimostrazione eloquente della sua disponibilit. Quella sera lei aveva
tratto dalla conversazione una rinnovata fiducia in se stessa. Il rancore che portava a Rafe
e al resto della famiglia per averla costretta a scegliere fra un provino e il compleanno di
Harvey era improvvisamente svanito. Maddy riconosceva le proprie qualit e, dopo quella
chiacchierata, confidava nel fatto che le vedesse anche Diana. Un trionfo piccolo, ma in
ogni caso importante. E adesso Rafe le stava dicendo che Diana stava per morire. No, non
era possibile. Sepolta da qualche parte dentro di s, in un angolo della mente, c'era la
terribile paura familiare: un'altra fonte di forza nella sua vita stava scomparendo.
Si volt verso Rafe e gli strinse un braccio. No, non succeder. Non a lei. Rafe rimase
zitto. Aveva ancora gli occhi chiusi. Maddy sent emanare da lui la paura per ci che non
avevano il coraggio di dire. Non era lei l'unica a essere stata incoraggiata da Diana a
credere in se stessa. Allent la stretta sul braccio di Rafe e intrecci le dita alle sue.
Rimasero l seduti vicini nell'oscurit che scendeva, senza parlare n muoversi,
semplicemente tenendosi stretti. Tenendosi forte.
103
JULIA
Londra, ottobre 2000
A certe cose era meglio non pensare. Non in quel momento, non dopo che il danno era
stato fatto. Era seduta da sola nella cucina del loro appartamento, la mano che accarezzava
istintivamente il ventre arrotondato, come per proteggere ci che conteneva. Aaron le
credeva; lui non aveva altra scelta. Lei s. Era l'unica a conoscere la verit... a parte Josh.
Ma se c'era una cosa che aveva imparato, era che qualche volta la verit non era
abbastanza. O meglio, a volte la verit era troppo. Che cosa ci avrebbero guadagnato a
raccontare a tutti che cosa era successo? Si sarebbero dissolti due matrimoni e
probabilmente, alla fine, tutta la famiglia. Diana era ammalata; Aaron era andato da lei.
Non sapeva con esattezza cosa fosse, ma i messaggi confusi che le aveva lasciato lui non
sembravano lasciar presagire niente di buono. Non era affatto quello il momento per fare
delle rivelazioni.
Si alz da tavola e and al lavandino. Fuori, il pomeriggio autunnale stava lentamente
finendo. Era stato un ottobre insolitamente caldo. Guard in giardino. Un pettirosso stava
saltellando delicatamente sul prato, affondando di tanto in tanto il becco nell'erba per
stanare un verme o trangugiare una briciola che solo lui riusciva a vedere. Rimase l alcuni
minuti, completamente assorta, persa in un mondo di ricordi sepolti, il suono della voce di
suo padre che le arrivava all'orecchio come se fosse stato l, in piedi vicino a lei. Mike
Burrows era ossessionato dalla verit. Era da lui che Julia aveva imparato il vero
significato di parole come integrit, fermezza, determinazione... le qualit che aveva
sempre pensato di possedere. La lezione di sua madre era stata pi delicata: le aveva
insegnato l'importanza della compassione e dei sentimenti. Suo padre non approvava
molto. I sentimenti ti facevano finire nei guai... molto meglio attenersi ai fatti, alle cose
concrete, ai concetti di giustizia e verit.
Julia fece una smorfia. Quanto si era impegnata per essere all'altezza di quelle aspettative.
Tutta la sua vita fino a quel momento non aveva avuto altro scopo: Oxford, la legge,
diventare un avvocato... persino il recente e inaspettato corso preso dalla sua carriera era
stato dedicato, pur se a un livello subliminale, a lui. L'unica volta che aveva deviato da ci
che credeva suo padre si sarebbe aspettato da lei... be', ecco cos'era successo. Diede
un'occhiata alla pancia. Era davvero ironico. Alla fine, suo figlio sarebbe stato il suo
massimo successo, specialmente se lei e Aaron non fossero riusciti ad averne altri. Quel
bambino era tutto: il resto non avrebbe pi avuto importanza. Le bastava guardare Diana
per capire ci che non voleva diventare.
Julia non aveva mai capito bene quale fosse la causa delle tensioni in famiglia, ma il suo
intuito le impediva di fare domande. Evidentemente, qualcosa che aveva a che fare con
Josh. La sensazione che in qualche modo, profondo e inconfessabile, egli non appartenesse
alla famiglia Keeler come vi appartenevano Aaron e Rafe era pi forte di qualsiasi dato di
fatto. "Scava una buca di un metro e troverai due corpi; scavane una di tre metri e ne
troverai venti." Quella citazione le torn improvvisamente in mente, sorprendendola.
C'era un segreto nel cuore della famiglia Keeler che adesso si stava ripetendo, in lei.
"Sensazioni." Accenn un sorriso. Quella era la voce di sua madre.
Ma per quanto sarebbe stato doloroso tenere per s la verit, non avrebbe lasciato che il
suo bambino dovesse soffrire per la sua rivelazione.
Ci che a lei interessava davvero era ora; non nel passato, non a Mougins, non al bar in
Gray's Inn Road n nelle mattine che aveva trascorso a letto a pensare a quel che aveva
fatto. Importava solo il presente e cosa sarebbe successo dopo. Si allontan dalla finestra
sentendosi stranamente pi leggera, per la prima volta da mesi. Come doveva essere
accaduto a Diana, immaginava, la sua ostinata ricerca della verit nella vita di tutti i giorni
le aveva oscurato una verit pi profonda. Cos' che aveva detto Dom una volta? "La
gente non si ricorda mai che cosa hai fatto o detto ma come li hai fatti sentire." Se mai c'era
stato un momento in cui fidarsi del proprio intuito per capire come agire, era quello. Il
bambino apparteneva a lei e ad Aaron; e con ci l'argomento era chiuso.
104
DIANA
Londra, 31 dicembre 2000
Nell'angolo della stanza uno schermo televisivo proiettava luci e interferenze. Un inviato
stava parlando, dicendo senza dubbio qualcosa di significativo a proposito del nuovo
anno che stava arrivando. Diana era sdraiata sulle lenzuola rigide come cartone, il braccio
sinistro rivolto verso l'alto mentre l'infermiera le infilava abilmente un ago dopo l'altro
nell'incavo pallido del gomito, causandole solo un lieve pizzicore mentre le prelevava il
sangue. C'era una sfera di plastica attaccata con un cerotto sotto la spalla e molti altri
dischetti adesivi da cui spuntavano vari tubicini. Le ricordavano la patata che una volta,
da bambina, aveva trovato mentre giocava sotto il lavandino in cucina. Si era messa a
gridare quando l'aveva toccata e poi si era tirata indietro inorridita mentre la patata
rotolava goffamente per terra, tutta protuberanze irregolari e buccia grinzosa e secca,
proprio come la sua pelle adesso... No, basta. Gemette di impazienza dentro di s.
Ci siamo quasi disse allegra l'infermiera, trasferendo la siringa piena di sangue rosso
scuro - il suo sangue - in una delle fiale dal tappo viola allineate sul mobiletto. Ancora
una e poi ha finito. Fortunata lei.
Diana stava per chiedere come l'essere infilzata e punzecchiata per un'ora, un giorno s e
uno no, in preparazione di quelli che sarebbero stati sei mesi di autentico inferno potesse
essere definito "fortuna", ma si trattenne. Di l a mezz'ora Geoffrey sarebbe arrivato con i
risultati degli esami che avevano appena eseguito e insieme avrebbero discusso le
alternative. Sembrava quasi una specie di tisana della buonanotte, pens insonnolita. O un
nuovo profumo. Per un giorno intero, la settimana precedente, era andata in giro per casa
con una scatoletta metallica piatta in una custodia che registrava ogni segnale del suo
corpo: ogni aumento e calo della temperatura, ogni millilitro di sudore, qualunque cosa...
sogni, pensieri, il sapore metallico in bocca e tutto il resto. Da quelle registrazioni, e dai
risultati dei test di quel giorno, avrebbero elaborato un piano. Volt la testa da un lato. Era
successo tutto cos in fretta. Sorpresa nel bel mezzo di un atto comune e banale - mentre
rispondeva al telefono, scriveva una lettera, studiava i suoi appunti, persino mentre
cucinava -, si era resa conto che il suo corpo l'aveva abbandonata, se n'era andato per
conto proprio, con un incedere sgangherato, quasi come i suoi pensieri. Aveva
l'impressione di sentirlo impegnato in una guerra segreta e silenziosa contro se stesso.
Ecco fatto. L'infermiera si ostinava a essere di buonumore. Non ha sentito molto male,
no?
Diana scosse la testa in segno di diniego. Rimase sdraiata ancora qualche minuto,
ascoltando il sangue pompare nel suo corpo e il sordo battito del suo cuore. Quel rumore
le riempiva le orecchie. Si apr la porta ed entr qualcuno. Sent delle parole. Dovette
sforzarsi per ascoltare. Era Geoffrey. Lei annuiva quando le sembrava opportuno, tendeva
i muscoli della faccia come risposta, anche se non aveva capito praticamente nulla.
"Cura... promettente... buoni risultati preparatori... due volte la settimana..." Le parole le
volteggiavano attorno. S mormor assonnata. S. S a tutto quello che le dicevano. La
sua attenzione divag. Le infermiere si davano da fare intorno a lei con modi decisi;
avevano tutte delle feste a cui andare, le dissero allegramente. La vigilia di Capodanno. Si
appoggi ai cuscini, troppo sfinita per pensare. Stava aspettando Harvey. Sarebbe arrivato
da un momento all'altro per portarla a casa.
Si svegli di soprassalto. Non sapeva che ore fossero. Si mise lentamente a sedere sul letto,
cercando di capire dal tipo di silenzio se era giorno o notte. Si ricordava confusamente di
essere andata a letto - con Harvey al suo fianco - e il suono della sua voce mentre le diceva
qualcosa... poi il resto era vuoto, oscurit. Era stanchissima; le sembrava di non essere mai
stata pi sfinita di cos. Si riappoggi ai cuscini, esausta. Era notte, tendente all'alba. Fuori
riusciva gi a sentire il cinguettio dei primi uccelli del mattino che cominciavano ad
agitarsi sulla quercia in fondo al giardino. L'aria intorno a lei era scura e immobile, strati
di sonno sospesi sopra la camera da letto e il resto della casa. Gir la testa: Harvey non
c'era. Doveva essersi alzato per andare nella stanza degli ospiti. Spesso per lui era troppo
doloroso dormirle accanto. Povero Harvey. Gli era caduto il mondo addosso.
Non c'era la luna, altrimenti la stanza non sarebbe stata cos buia. All'improvviso, nella
sua apatia, qualcosa era cambiato. Cominci a pensare con lucidit, come se le emozioni
del giorno si fossero sedimentate nella sua mente e tutte le sue facolt fossero d'un tratto
all'erta e chiare. La stanza fu improvvisamente illuminata dai fari di una macchina che
stava facendo inversione in strada. Sent il motore allontanarsi e poi fu immersa di nuovo
nel silenzio. Tir fuori un braccio da sotto il piumone spesso e caldo e lo lasci cadere.
Aveva paura di guardarlo, di guardarsi. Fuori dal suo corpo la vita continuava... La sua
famiglia andava e veniva, i suoi figli... Venivano ogni giorno Rafe, la cui preoccupazione
filiale mescolata alla competenza del medico rendeva la conversazione fra loro, per la
prima volta, difficile; Julia, con il suo pancione; Aaron, pieno di un commovente orgoglio
da futuro padre; Maddy, distratta e divertente come sempre, assorbita da qualche nuova
parte che stava recitando, finalmente sistemata. E Niela, naturalmente. Lasci la mente
divagare per un momento. Che sorpresa inaspettata. Cara, dolce Niela. Nei giorni in cui lei
andava in ospedale per la sua dose bisettimanale di chemioterapia, quando tornava a casa
spesso trovava Niela ad aspettarla. Parlava pochissimo in quelle prime ore dopo la cura,
reagendo istintivamente all'incapacit di Diana di fare qualsiasi cosa che non fosse
respirare. Si sedeva accanto alla finestra nella poltrona imbottita che Harvey aveva portato
l dallo studio, qualche volta leggendo a Diana nella sua voce precisa e dal leggero accento,
altre volte limitandosi a guardare il giardino fuori dalla finestra, persa nei suoi pensieri,
ma sempre in sintonia con lei. Niela. Era arrivata a dipendere da lei in un modo del tutto
inaspettato. C'erano cose che poteva dire a Niela e che non osava confidare a nessun altro,
nemmeno ad Harvey. Una mattina, qualche settimana prima, era scesa in cucina dopo una
notte particolarmente brutta. Aveva trovato Harvey seduto a tavola di fronte alla
portafinestra che dava sul giardino. Stava facendo colazione da solo, la testa china su una
ciotola di cereali. Non l'aveva sentita arrivare. Vedendolo, era stata invasa dal terrore
infantile dell'abbandono. Non significavano niente tutti quegli anni insieme?
Quarant'anni... una vita. Se fosse successo a lei, Harvey non sarebbe rimasto mai solo. Si
era voltata ed era tornata di sopra in silenzio, non riuscendo a sopportare quel pensiero.
Ora gli uccelli stavano cantando a tutta voce, e nell'angolo estremo della finestra
cominciava a intravedersi la debole luce dell'alba. Era rimasta sveglia a lungo. Scost le
coperte e fece scivolare lentamente le gambe gi dal letto. Le osserv per un momento:
magre, pallide, flosce... non le gambe di qualche mese prima. Abbronzate, affusolate,
toniche. Era sempre stata orgogliosa delle sue gambe. Si alz e si avvicin alla finestra.
Tir indietro le tende pesanti e guard il cielo che piano piano schiariva. C'erano ancora le
stelle, quei puntini di luce fiorita con i quali si era ritrovata d'un tratto connessa. Ebbe la
lucida sensazione di essere anche lei una fonte di luce, proprio come quelle che brillavano
sulla sua testa. La ruvida realt della sua vita e la certezza della morte si rafforzarono in lei
mentre restava l a guardare, in camicia da notte. I suoi occhi percorsero tutta la volta
celeste, assorbendone l'intensit. D'un tratto si sent sopraffatta. Troppe cose stavano
succedendo; troppi ricordi, troppo dolore e senso di colpa... Quando le stelle
cominciarono a offuscarsi ai suoi occhi, un dolore pi profondo trabocc, l'eccesso del
momento. Alz una mano per scacciarlo. Aveva detto a Josh la verit. E a Niela. Nessun
altro doveva sapere. Nessun altro importava. Nemmeno Harvey.
Volt le spalle alla finestra e torn a letto. Il suo cuore batteva un ritmo costante: viva,
paura; viva, paura... era di nuovo stanca. Era ora di deporre il fardello che si era portata
per troppo tempo. Si arrampic sulla soffice massa del piumone e dei cuscini. Gemette
forte, tanto non c'era nessuno che potesse sentirla. Allarg le mani davanti a s; la fede e il
pesante solitario che Harvey le aveva regalato anni prima le stavano larghi sul dito, ora
che era dimagrita. Il diamante scivol da un lato, mostrando la striscia bianca della pelle
sottostante, in contrasto con quella poco pi scura delle mani. Se lo sfil e lo appoggi sul
comodino. Sent un rumore metallico appagante, l'ultimo prima del silenzio.
...
EPILOGO
Djemmorah, Algeria, ottobre 2001
L'auto raggiunse la cresta dell'ultima collina e all'improvviso si aprirono davanti a loro il
villaggio e la fitta fila di ulivi che si snodavano lungo tutta la vallata, costeggiando la base
delle alture e abbracciando la strada. Le colline intorno erano punteggiate di rocce bianche
e di qualche sparuto albero. Josh, silenzioso, cambi marcia e scese veloce per il pendio.
Neppure Niela parlava mentre cominciavano a lasciare la zona arida del deserto per
avvicinarsi al verde. Le case erano fatte dello stesso fango rosato e sabbioso delle colline:
edifici squadrati e grezzi, con solo qualche abbellimento curiosamente elaborato sulle
porte o sulle finestre. L'aria era fresca e secca, ma si fece leggermente pi calda a mano a
mano che scendevano nella valle. Il cielo era di un azzurro accecante nella sua intensit,
punteggiato da qualche brandello bianco all'orizzonte. Sulle ginocchia nude di Niela era
aperta la cartina che avevano consultato da quando erano partiti da Algeri. Avevano solo
il nome del villaggio - dal quale Josh era passato, incredibilmente, in viaggio verso qualche
altro posto - e una vecchia lettera indirizzata a Mohammed Ben Ahmed, rue 13 Fvrier,
Djemmorah. Gliel'aveva data Rufus subito dopo il funerale.
Sembra che non ci siano i nomi delle vie comment Niela mentre entravano in quello
che sembrava il centro del villaggio: una piazza aperta, circondata da edifici con muri di
terra, qualche insegna appesa alla bell'e meglio sopra le tende dei negozi e un labirinto di
viuzze che si allontanavano dal centro. Erano appena passate le tre del pomeriggio e le
ombre erano gi lunghe sul terreno. Alcuni uomini alzarono lo sguardo incuriositi quando
Josh accost la macchina a un lato della strada e apr la portiera. Niela si affrett ad
avvolgersi un velo intorno alla testa e ad allacciare gli ultimi bottoni della sua lunga
camicia bianca.
Vieni le disse Josh tendendole la mano. Cominciamo con quegli uomini l.
Niela lo segu, ma si tenne un passo indietro mentre si avvicinavano. Salaam aleikum. Si
scambiarono i saluti. Niela rimase in disparte, ricambiando i loro sguardi curiosi senza
fare alcun tentativo di intromettersi. Sorrise fra s ascoltando Josh che nel suo arabo
stentato chiedeva indicazioni su Mohammed Ben Ahmed o su sua figlia, Khadija.
Ben Ahmed? ripet uno dei pi anziani, socchiudendo gli occhi mentre scrutava Josh. 
sicuro? Non c' nessuno nel villaggio che si chiama cos.
S, ha lavorato in Francia per un po'. Penso che sia tornato qui... una trentina d'anni fa.
Gli uomini si guardarono, facendo smorfie e scuotendo la testa. Niela lesse la delusione
sulla faccia di Josh. No, nessuno si chiama cos. Ben Ahmed, ha detto?
S. Mohammed. Aveva una figlia, Khadija... sono tornati insieme dalla Francia.
Perch ce lo chiede? domand qualcuno prendendo la parola. Niela osserv Josh che si
voltava verso di lui. Era un uomo basso e robusto, sui quarant'anni, forse. Aveva la stessa
espressione chiusa e sospettosa che lei aveva visto sui visi degli abitanti di tutti i villaggi,
ovunque: una difesa naturale contro gli stranieri e l'ignoto. Il suo battito acceler. Chi
siete? chiese, guardando prima Josh e poi Niela.
Lei vide Josh irrigidirsi e le sue spalle incurvarsi nell'atteggiamento che conosceva bene.
Ci fu un attimo di silenzio mentre lui prendeva coraggio, poi le parole uscirono. Sono suo
nipote, il figlio di Khadija. Quello che hanno lasciato in Francia.
L'aria era carica del profumo dolce e stucchevole di fiori ed erba. Abbassarono la testa per
passare sotto una porta, poi sotto un'altra. Josh teneva stretta la mano di Niela, come se
fosse un'ancora di salvezza. Davanti a loro, facendosi largo con impazienza tra le file di
bucato steso sulle corde, le due donne che erano state chiamate per accompagnarli
camminavano veloci lungo gli stretti vicoli verso una destinazione sconosciuta. A Niela
batteva all'impazzata il cuore nel petto mentre veniva quasi trascinata nella loro scia. Le
donne emisero un verso simile a un ululato che lei ricordava bene da Mogadiscio: un grido
di benvenuto, ma che poteva essere anche di dolore e di liberazione. Finalmente si
fermarono davanti a una porta di legno finemente intagliata che si apr prima ancora che
loro bussassero. Sulla soglia in penombra c'era un ragazzo; Niela si port una mano alla
bocca. Era come guardare suo marito pi giovane, al tempo stesso uguale e diverso. Lui
alz lo sguardo su Josh e sul suo viso si disegn un'espressione accigliata e sorpresa. Le
donne stavano chiamando a gran voce Khadija... Niela faceva fatica a capire il dialetto di
quelle parti. Ci fu un'improvvisa agitazione, poi Josh e Niela furono fatti entrare in una
stanza buia, dove venne chiesto loro di aspettare. Al giovane, che si volt per lanciare ai
due sconosciuti un'ultima occhiata interrogativa, fu detto di rimanere fuori. Ci che stava
per succedere era destinato solo agli occhi e alle orecchie di sua madre.
Lei era minuta e aveva la pelle ambrata. Era seduta al centro di una stanza su una distesa
di tappeti colorati, vestita dei morbidi abiti che indossavano le donne del villaggio. Le
brillavano gli occhi, messi in risalto da una spessa riga di kajal nero. Aveva ascoltato senza
dire una parola le voci concitate delle vicine e delle amiche e, quando alla fine loro
avevano smesso di parlare, le aveva mandate via tutte con un gesto rapido e imperioso
della mano. Niela si sorprese nel rendersi conto quanto quel gesto le ricordasse Diana.
Viens. Pronunci quella parola ad alta voce, spezzando il silenzio che era sceso sulla
stanza dopo che le donne erano uscite. Il suo francese aveva ancora la dolce cadenza
provenzale. Pas vous aggiunse, scuotendo la testa in direzione di Niela. Alz lo sguardo
su Josh dalla sua posizione seduta.
Lui si avvicin incerto al centro della stanza. Si inginocchi di scatto, accovacciandosi
vicino a lei, la faccia di fronte a quella della madre. Niela trattenne il fiato. Ci fu una pausa
di qualche secondo, poi Khadija tir fuori una mano da sotto il vestito e la lasci cadere
accanto a quella di Josh e poco dopo gliela sfior. Un gesto semplice. La prima carezza
dopo pi di trent'anni.
Niela sent le lacrime bruciarle gli occhi e si volt. Era un gesto che aveva riconosciuto fin
troppo bene. Uno degli ultimi di Diana; la carezza, tenera e forte, di una madre. Si volt
indietro a guardare mentre si asciugava le lacrime. La mano di Josh stringeva quella di
Khadija. La prima carezza. Non sarebbe stata l'ultima.
...
.
...
FINE.